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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
30
2011

I jet verdi volano. La Sicilia dorme


È notizia di questi giorni che sono stati effettuati i test definitivi per gli aerei, i cui motori non consumano kerosene, bensì olio di camelina.
La camelina sativa è una pianta a germinazione spontanea con fiori gialli di 5-10 centimetri. Si coltiva in terreni aridi fino a mille metri di quota. Da essa si ottiene olio biocombustibile per l’aviazione, con il taglio dell’emissione di CO2 del 30 per cento rispetto ai carburanti fossili.
Vi è un altro carburante verde, utile per fabbricare il biofuel. Si tratta della jatropha curcas, che vogliono coltivare in Sicilia. Ma la Regione prima ha negato i fondi Ue per la realizzazione di un impianto, con ciò impedendo lo sviluppo di un comparto agricolo del futuro, qual è quello del biocarburante, poi ha promesso di concedere una proroga al decreto autorizzativo per lo stesso impianto, come si evince dalle dichiarazioni pubblicate nelle pagine interne.
Gli aerei verdi sono diventati una realtà. Lufthansa e Klm hanno iniziato i primi collegamenti di linea tra Francoforte e Amburgo, Amsterdam e Parigi, cominciando ad utilizzare una miscela a metà tra kerosene tradizionale e biocarburanti.

Nel giugno scorso, sono stati effettuati i primi voli transatlantici con biokerosene da parte di due aerei americani: Gulfstream 450, con propulsore Rolls Royce, e Jumbo B747-8 cargo della Boeing, con motori General Electric. Entrambi hanno utilizzato carburante verde dalla camelina. Il nuovo combustibile è stato approvato dal Astn, ente americano che sovrintende ai nuovi carburanti. Secondo la Boeing, nel 2015 si potranno effettuare molti voli con utilizzo di green fuel solché l’agricoltura ne produrrà a sufficienza.
Tale carburante si può usare perché ha tre caratteristiche che può garantire: più basso punto di congelamento, più elevata stabilità termica,  maggiore potenziale energetico.
Il biofuel di seconda generazione si produce anche con altri prodotti vegetali: soia, mais, colza, grano, alga, ma può derivare anche riciclando l’olio delle fritture e il grasso del pollo, usando gli scarti e magari sfruttando l’erba.
L’alga offre una biomassa molto speciale e pregiata, perché contiene olio da cui si può ricavare biodiesel ma anche carboidrati da far fermentare per ricavarne etanolo, carburante molto diffuso in Brasile.
 
La questione, che deriva dall’approvvigionamento di materia prima verde, è sulla capacità del mondo agricolo di produrre a sufficienza quantità di piante necessarie per realizzare biocarburanti. Da queste colonne abbiamo più volte sollecitato la Regione a varare un piano di incentivi per coltivare tali piante, nei quattromila chilometri quadrati di terreno incolto.
Siamo certi che le associazioni degli agricoltori e gli stessi coltivatori affronterebbero con entusiasmo questa nuova e incentivante impresa, perché i loro prodotti sarebbero già collocati sul mercato. Infatti, parallelamente, la Regione dovrebbe concedere la proroga alle autorizzazioni per l’impianto di produzione di biodiesel a Priolo, richiesta da Ecoil e non ancora rilasciata dall’ente medesimo. Un ritardo ingiustificato e pernicioso perché di tutto ha bisogno l’economia siciliana tranne che di freni artificiosi che forse nascondono corruzione, politica o materiale.

Uno scienziato giapponese, Akinori Ito, ha inventato un elettrodomestico grande quanto un televisore, che si può usare anche in casa. Il macchinario consente di convertire un chilogrammo di plastica di scarto in circa un litro d’olio, con cui alimentare stufe e generatori o, mediante un processso di raffinazione, anche automobili.
In Malaysia, entro pochi mesi, aprirà il primo impianto al mondo per la produzione di bioetanolo, estratto da gusci di frutta diversa, tra cui la palma. Quaranta milioni di tonnellate di gusci vuoti, scarto della produzione di olio di palma, costituiranno materia prima a costo quasi zero per l’impianto che trasformerà i gusci in bioetanolo. Mentre fino ad oggi tali gusci venivano ammassati nelle discariche, con relativi pesanti costi di smaltimento.
Vi sono tante altre novità in materia, basta guardarsi in giro nel mondo e copiare quello che funziona. Ma la classe dirigente siciliana tutta non sa fare altro che lamentarsi, senza pensare che questo è l’unico sistema per affossare ancora di più la Sicilia. Invece, dovrebbe pensare a innovare e muoversi, senza attendere il Messia che non verrà.


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