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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ott
05
2011

Pubblici o privati purché servizi efficienti


Si continua a discettare senza alcun costrutto se i servizi pubblici possano essere organizzati, prodotti e somministrati da soggetti pubblici o privati. La questione è malposta, perché ha una connotazione esclusivamente ideologica, in quanto prescinde dalla valutazione della qualità ed efficienza dei servizi medesimi.
Che importa ai cittadini chi produca tali servizi? Importa che essi raggiungano lo scopo, che è quello di soddisfare i bisogni nel modo migliore possibile e, soprattutto, con i costi più bassi possibili. Cioè, avere il miglior rapporto tra costi e benefici; cioè, avere il miglior rapporto tra spesa e qualità/quantità dei servizi medesimi.
A questo criterio di organizzazione dovrebbero attenersi i sindaci virtuosi. A questo criterio di organizzazione dovrebbero attenersi i dirigenti (generali, di aree, di servizi, di dipartimenti) virtuosi, a questi criteri devono attenersi le imprese. Chi deborda da questi criteri lo fa per disonestà, incapacità, incompetenza o altri disvalori.

Il referendum che ha impedito la privatizzazione dei servizi locali per l’adduzione, la distribuzione e la somministrazione dell’acqua è stato di tipo ideologico, basato su una menzogna, cioè che l’acqua non potesse essere privatizzata. Ma il servizio che la porta dalla fonte al rubinetto può essere pubblico o privato, l’importante è che l’acqua arrivi all’uso industriale o civile secondo caratteristiche di potabilità eccellenti e con la tariffa più bassa possibile.
Anche in questo caso non importa nulla ai cittadini che tale servizio venga effettuato da organismi pubblici o privati. Importa che esso sia il più efficiente possibile.
La questione che poniamo riguarda qualunque altro servizio pubblico, per esempio quello sanitario. Nel sistema dei Presìdi territoriali e delle Aziende ospedaliere vi è una diffusa inefficienza e disorganizzazione, anche perché è volutamente confuso il servizio sanitario proprio col servizio alberghiero, che è altra materia.
è inspiegabile, se non per effetto di disorganizzazione e corruzione, come la degenza di un giorno possa costare nel complesso oltre 700 euro: più che andare in un albergo a cinque stelle.
 
Peraltro, negli ospedali vi sono macchie di eccellenza, professionisti di prim’ordine, capacità di cura che vengono incontro alle esigenze dei malati. Un parametro inequivocabile che misura nel complesso l’inefficienza o l’efficienza del servizio sanitario, in Sicilia, è quello relativo all’emigrazione e all’immigrazione dei malati. Il dato, nel 2010, è negativo per 3.300 ricoveri.
L’inefficienza e la disorganizzazione degli ospedali e dei Presìdi ha un nome e cognome: l’indebita ingerenza di tanti politicanti da strapazzo che utilizzano la raccomandazione e il favoritismo come mezzo per raccogliere voti. Il direttore generale di un’Asp o di un’Ao non sempre è in condizioni autonome di contrattualizzare i migliori primari, non sempre è in condizione di sanzionare medici, infermieri e amministrativi che non fanno il proprio dovere; non sempre è in condizione di ridurre fortemente l’esercito dei dipendenti amministrativi messi dietro le scrivanie senza alcuna utilità.

Nel versante privato, vi è una miriade di cliniche convenzionate che si trovano abbondantemente al di sotto della sufficienza. Per contro, ve ne sono altre che costituiscono centri di eccellenza che non hanno nulla da invidiare alle migliori cliniche europee. Ne citiamo una per tutte: il Centro clinico diagnostico “G.B. Morgagni” di Catania. Lo facciamo volentieri ed in modo disinteressato, perché l’abbiamo constatato personalmente.
Vi è una causa, a monte dell’inefficienza e della disorganizzazione del servizio pubblico: il fatto che esso non recluti i migliori professionisti, ma tanti che non hanno qualità, salvo quella della raccomandazione.
Ecco che si pone la questione di rendere poco appetibile l’impiego pubblico, di modo che la gente si abitui a un principio meritocratico. Nel pubblico si guadagni poco perché poco si lavora, almeno fino a quando non si ribalta questa situazione. Nel privato si guadagni tanto, perché si lavora tanto e molto bene.
Un modo meritocratico è quello di ripristinare i concorsi. Ma da questo orecchio i politicanti non ci sentono.


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