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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
04
2011

Perequare le infrastrutture tra il Nord e il Sud


Con molta fatica, il complesso di leggi, decreti e norme di attuazione sul federalismo comincia a prendere corpo. Si tratta della più grande operazione di responsabilizzazione che sia mai stata fatta in questo dopoguerra e di cui va dato atto a questa maggioranza e, in primis, alla Lega.
La responsabilizzazione consiste nel fatto che, attuando totalmente questa riforma, gli amministratori di Regioni ed Enti locali saranno costretti ad imboccare una strada virtuosa che consenta di spendere il minimo delle risorse pubbliche, prelevate dalle tasche dei cittadini, per ottenere la massima quantità e la massima qualità dei servizi pubblici.
Questo è l’obiettivo della riforma: ottenere in tutte le Regioni e in tutti i Comuni il miglior rapporto tra spese e servizi. Perché ciò avvenga, è necessario che gli amministratori di livello regionale e locale siano preparati, professionalizzati e competenti. Soprattutto, siano onesti. L’assenza delle suddette qualità in moltissimi amministratori finirà con l’emarginarli.  

Il punto nodale portato dall’art. 22 della L. 42/09 riguarda la perequazione infrastrutturale. Vale a dire che tutte le regioni d’Italia dovranno essere adeguate a un tasso d’infrastrutture medio che prescinda dalla regola del pollo di Trilussa. Non è più possibile accettare che vi siano “tot” chilometri di strada ferrata per abitante in Lombardia e un quarto in Sicilia. Lo stesso dicasi per tutte le altre infrastrutture indispensabili al movimento di persone e merci ed alla relativa logistica che assiste tale movimento.
Prima dell’Unione del 1861, il tasso d’infrastrutture nel Sud era un po’ superiore a quello del Nord, oggi è quattro volte inferiore. In questa differenza non vi è alcun elemento di bravura, ma di potere. Infatti, si è trattato di destinare molte più risorse al Nord che al Sud, senza tener conto che ambedue le parti del Paese avevano le stesse esigenze.
Una politica iniqua di distribuzione delle risorse pubbliche che ha finito per avvantaggiare fortemente le regioni settentrionali che hanno avuto una leva formidabile nella mobilità che le ha aiutate a crescere piu rapidamente. Con ciò agendo, la questione meridionale è diventata sempre più tragica.
 
Quando ci riferiamo alla responsabilizzazione degli amministratori regionali e locali, ci riferiamo a quelli del Sud. Ma anche a tutti i parlamentari che hanno sostenuto maggioranze di Centrodestra e Centrosinistra, senza mai intervenire adeguatamente per indirizzare le scelte dei diversi governi in modo equo e cioè con la equa distribuzione delle risorse pubbliche per la costruzione d’infrastrutture.
In questo periodo di crisi nera, mal pilotata dal Governo, non si è visto un cambio di rotta, per cui il Cipe continua a bloccare i finanziamenti per il Sud e non s’intravede l’accorciamento della forbice tra infrastrutture del Sud e quella del Nord. è ormai noto a tutti che l’Italia non cresce se non si sviluppa più rapidamente il Sud e perché ciò avvenga è necessario aprire i cantieri, per rendere tutto il territorio appetibile come lo è quello del Nord.
Sia ben chiaro che le sole infrastrutture non sono bastevoli a promuovere lo sviluppo. Occorrono altre misure fra cui la più importante è la semplificazione delle procedure amministrative con tempi assolutamente certi per il rilascio di concessioni e autorizzazioni e, per quanto concerne le controversie, corsie preferenziali nei tribunali amministrativi di primo e secondo grado in modo da eliminare le cause pretestuose.

Nelle elezioni del 1994, Forza Italia ottenne in Sicilia 61 parlamentari a zero. Ci siamo chiesti in tutti questi anni cosa avessero fatto per la Sicilia i suddetti 61 parlamentari. Ma il discorso si può estendere ai parlamentari e ai senatori siciliani delle successive legislature.
Le responsabilità del ceto politico meridionale sono infinite e non basterebbe un libro per elencarle. Ma ce n’è una che le riassume tutte: non hanno avuto l’onestà e il decoro di compiere per intero il proprio dovere lasciando agli altri la facoltà di dilagare senza freni.
Vi è un’altra grave responsabilità da sottolineare: avere selezionato un personale politico mediamente scadente e incolto che non poteva capire come l’interesse generale dovesse sempre prevalere sugli egoismi.


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