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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
09
2011

Nubifragi e morti onta dei politici


I morti e i feriti a seguito dell’ennesimo nubifragio che ha colpito Liguria e Piemonte sono un’onta per il ceto politico, che in 64 anni non solo non ha fatto quasi nulla per effettuare le opere necessarie al territorio, ma ha compiuto scempi, rilasciando autorizzazioni e concessioni a famelici immobiliaristi, che hanno costruito e cementificato zone ove non si doveva e non si poteva mettere neanche un chilo di cemento.
La Procura della Repubblica di Genova ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e omicidio, contro ignoti. Sono ignoti solo formalmente gli autori di questi delitti, perché in realtà hanno tutti nome e cognome, in quanto nei decenni, a livello regionale e degli enti locali hanno assunto responsabilità. Ci riferiamo ai presidenti di Regione e ai sindaci, i quali sono i tutori del buon funzionamento delle comunità da loro assistite con funzioni diverse: le Regioni fanno le leggi-cornice e danno l’indirizzo generale, i Comuni attuano i provvedimenti necessari.

Almeno così dovrebbe essere. In verità, capita che le Regioni si occupino di altro: di attività clientelari, di assunzioni inutili, di nomine a vario titolo. Naturalmente, vi sono Regioni virtuose e Regioni viziose. La maggior parte di queste ultime si trovano purtroppo al Sud. La Sicilia è una di esse, e ha il vizio più elevato.
Anche qui il problema del territorio e del dissesto idrogeologico è fortissimo. Il disastro di Giampilieri e dintorni del 2009 è sotto gli occhi di tutti e il commissario straordinario del Governo, alias il presidente della Regione, non ha fatto quello che avrebbe dovuto, per aprire i cantieri ed evitare un secondo disastro al prossimo scroscio di pioggia.
Si dirà che questo non è avvenuto per impedimenti e cavilli burocratici, sia della stessa Regione che dei ministeri romani, ma l’attività di una Regione dev’essere concentrata a superare ogni ostacolo, affinché le opere di bonifica possano iniziare rapidamente.
Se Giampilieri piange, L’Aquila non ride. Anche lì, a distanza di due anni dal sisma, il centro storico è chiuso e transennato e le opere di ristrutturazione sono al palo. Al disastro ambientale si aggiunge il disastro comportamentale dei cosiddetti responsabili istituzionali.
 
Chi viene eletto ai vertici di Regioni e Comuni dovrebbe essere persona seria, professionale, onesta e capace. E, ribadiamo ancora, aver letto almeno mille libri. Pochi sono quei sindaci degli 8.089 Comuni che possiedono questi requisiti e pochi sono i presidenti di Regione che hanno altrettanti requisiti. Tuttavia vi sono. Va dato atto alle Regioni (Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia) che hanno deciso di troncare di netto i vitalizi ai propri consiglieri. Le altre 14 Regioni promettono di farlo ma sono intenzioni, non norme di legge.
È proprio il cincischiamento, il promettere e non fare e lo stallo il peggiore comportamento che colpisce i cittadini, soprattutto quelli più deboli. Il che dimostra, deduttivamente, che i responsabili delle istituzioni regionali e locali non hanno i requisiti prima indicati, almeno nella maggior parte dei casi.
Non parliamo del Governo nazionale e dei suoi ministeri, ove si annidano corrotti e incapaci, persone dannose alla comunità.

Vi è un’altra questione che vogliamo sottolineare: quella dei terremoti. Essi non si possono prevedere in maniera precisa, tuttavia gli esperti fanno previsioni attendibili in un arco di tempo anche ampio. I Governi italiani, che si sono succeduti negli anni, hanno tentato due strade.
La prima riguarda la possibilità di agevolazioni fiscali per la ristrutturazione antisismica dei fabbricati. Ricordiamo che in Giappone, ove i terremoti sono a getto continuo, tutti gli immobili oscillano ma non crollano. E non ci sono morti e feriti. Qui da noi, appena la terra trema, cadono costruzioni e seppelliscono i cittadini.
L’altra strada riguarda l’obbligo di assicurare gli immobili contro i terremoti, di modo che in caso di disastro il relativo onere non ricada interamente a carico dello Stato.
I Governi non hanno preso né l’una né l’altra strada, né hanno ridotto all’osso le procedure necessarie alla ricostruzione e al relativo finanziamento pubblico e privato, per evitare che passino anni e anni senza che la macchina si possa mettere in moto. Bravi i politici: appuntamento al prossimo disastro.


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