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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
12
2011

Triangolo della morte poggiato sul tritolo


Avevamo avuto sentore che in prossimità del Triangolo della morte (Melilli, Priolo, Augusta), ove insiste il petrolchimico, vi fosse un arsenale di armi  e munizioni. Non credevamo alle nostre orecchie. Per questo abbiamo svolto un’inchiesta che pubblichiamo a fianco, con lo scopo di accertare la circostanza.
Le autorità della Marina militare hanno confermato che tale arsenale c’è, che è pieno di bombe, ovviamente disinnescate, e di altri armamenti. Il guaio è che l’arsenale dista appena 1,5 km dai  mega serbatoi di greggio e di raffinato, illegalmente fuori terra anziché essere interrati. Il loro interramento fa parte del piano di bonifica disposto dall’Unione europea con  spese a carico delle aziende. La stessa disposizione prevede il disinquinamento dell’area. Sono passati alcuni anni, ma ancora non c’è traccia dell’inizio dei lavori.
E intanto la situazione dell’area peggiora: CO2 e polveri sottili aumentano e inquinano l’atmosfera anche della vicina Siracusa che, ripetiamo, nel 2010 ha superato il limite di 35 volte l’anno per ben 116 volte.

Polveriera numero uno l’arsenale; polveriera numero due il petrolchimico. Vi è una terza polveriera: riguarda l’attracco di sottomarini Nato a propulsione nucleare nel contiguo porto di  Augusta. Intendiamoci: tutto è messo in sicurezza, ma nulla può contro la quarta polveriera: il rischio sismico, essendoci, com’è noto, a mare quattro faglie nel raggio di 35 chilometri.
Dobbiamo ricordare che gli esperti hanno previsto il Big One entro questo secolo, un terremoto dell’ottavo grado della scala Richter che colpirebbe la costa da Vibo Valentia a Capo Passero. Si tratta della medesima previsione che hanno fatto gli esperti della California con riguardo alla faglia di Sant’Andrea. I due territori, quello americano e quello italiano, sono stati accomunati da due precedenti terremoti, verificatisi quasi contemporaneamente nel 1906 a San Francisco e nel 1908 a Messina.
Si sa che la crosta terrestre si muove in tutta la superficie del pianeta. Si sa che tutti i vulcani sono collegati da un sistema di canalizzazione interno. L’unica difesa che ha l’uomo contro i due eventi è la prevenzione. Ma essa ancora è molto imprecisa e quindi non affidabile.
 
Le quattro polveriere, dunque.  Per mettere a salvaguardia il territorio indicato, i Governi regionali, dal dopoguerra ad oggi non hanno fatto quasi nulla. Una grave responsabilità, contro cui si scaglieranno i siciliani se si dovesse verificare una catastrofe. Non siamo menagrami, ma vorremmo che il buonsenso aiutasse a trovare soluzioni per cercare di limitare i danni quando si dovesse verificare qualcuna di  esse.
Il peggio della questione è che non solo si resta immobili di fronte a questi pericoli, ma c’è chi vorrebbe aumentare il tasso di pericolosità insediando nello stesso territorio un’altra bomba qual è il rigassificatore.
Abbiamo notizie che il competente assessorato regionale, in silenzio e in spregio a quanto scriviamo da tempo (noi non siamo ambientalisti ma guardiamo la realtà per quella che è), stia completando l’iter propedeutico al rilascio della relativa autorizzazione. Se le notizie corrispondessero alla verità sarebbe molto grave, perché significherebbe non avere alcuna considerazione di decine di migliaia di cittadini che rischiano la vita tutti i giorni e assorbono un’aria fetida e dannosa.

Abbiamo più volte sottolineato come il presidente della Regione, Lombardo, abbia ribadito il suo “no” a questo inutile impianto che produce profitti solo a chi lo installa. Fra l’altro, ricordiamo che la Sicilia raffina greggio per oltre il 40% del prodotto nazionale e ne esporta oltre lo Stretto circa la metà, col conseguente danno dell’inquinamento e la beffa delle accise che vanno allo Stato.
Lombardo ha più volte ribadito che di rigassificatori non si doveva parlare fino a quando non si fosse fatta la bonifica del territorio, per la quale è prevista una spesa di quasi un miliardo di euro. Se queste opere non sono cominciate, l’iter autorizzativo del rigassificatore va bloccato, senza sé e senza ma. Nessuno può usare la lingua biforcuta: “sì” o “no” hanno un significato preciso, ne va dell’onore di chi li pronunzia.
Onore, ecco una parola caduta in disuso se non accaparrata dalla criminalità organizzata. Ma l’onore delle persone per bene esiste e dev’essere tenuto presente in qualunque circostanza. Anche in questa.


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