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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
15
2011

Finanze e inazione sconfiggono Berlusconi


E così il Cavaliere ha ammainato la bandiera, rassegnando le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Si chiude un’era, il berlusconismo, anche se non si sa mai.
Quali le cause dell’uscita di scena di Berlusconi? La prima è da addebitare a lui stesso, quando ha prestato il fianco, con i suoi comportamenti non ortodossi sul piano morale, a critiche della borghesia, del ceto medio (ove si trova la maggior parte dei suoi elettori) e della Chiesa di Roma. Soprattutto, ha stimolato l’attivazione di numerose inchieste giudiziarie che lo hanno screditato, anche perché riprese cospicuamente dalla stampa estera.
Qui si allaccia la seconda causa della caduta di Berlusconi: la finanza internazionale lo ha abbandonato e a essa ha fatto seguito la finanza italiana e tutti i cosiddetti salotti buoni nei quali si trova l’imprenditoria che ha preso a detestarlo. Il crollo del 12% del valore delle azioni di Mediaset costituisce una prova di quanto affermiamo.

Vi è una terza causa che vogliamo sottolineare, e riguarda la sua inazione e il mancato rispetto del contratto con gli italiani, che Berlusconi firmò negli studi di Porta a Porta nel 2001, quando poi vinse le elezioni.
In quel contratto erano indicate alcune riforme fondamentali, delle quali poi nulla fece nel quinquennio in cui ha governato. Gli impegni di quel documento sono stati riportati nel 2008, quando Berlusconi ha vinto le elezioni per la terza volta, ma anche in questo caso, nel triennio successivo, quasi nulla degli impegni fondamentali è stato realizzato.
Monotonamente abbiamo elencato più volte quali fossero - e quali sono - le riforme urgenti che vanno fatte. La quadratura dei conti dello Stato per evitare l’aumento del debito pubblico non s’è mai fatta, c’è voluta la pressione dei mercati e la coercizione dell’Unione europea per costringere la maggioranza, ormai dissolta, a porre in atto misure che portassero in pareggio il bilancio nel 2013.
Misure, peraltro, più nominali che sostanziali, stigmatizzate dagli ispettori della Commissione europea. La stessa ha preteso un elenco di impegni tassativi, cosa che Berlusconi ha fatto, con una lettera inviata a fine ottobre in cui sono indicati anche i tempi di realizzazione.
 
Un’altra riforma a costo zero doveva essere fatta: quella di immettere massicce dosi di concorrenza nel sistema economico italiano. Vera concorrenza tra banche, assicurazioni e petrolieri, che oggi vessano i consumatori. Vera concorrenza negli Ordini professionali, eliminando il numero contingentato di alcuni di essi (fra cui farmacisti e notai) ed eliminando le tariffe obbligatorie. Vera concorrenza nelle concessioni pubbliche, per esempio relativamente a tassisti e gondolieri, e via enumerando.
Berlusconi avrebbe dovuto introdurre il principio della concorrenza anche nei servizi pubblici locali, ove i sindaci si sono inventati migliaia di società per gestire gli stessi in regime di monopolio, quindi a costi nettamente superiori a quelli di mercato, con l’unico scopo di poter inserire dentro migliaia e migliaia di dipendenti raccomandati, migliaia di amministratori provenienti dalle schiere dei politici trombati (e non solo), migliaia di revisori indicati dai partiti e quindi non obiettivi.

Poi, il Cavaliere si è intestardito nel non istituire la Patrimoniale per mobili e immobili posseduti in misura superiore a 10 milioni di euro, che tutta l’imprenditoria gli aveva offerto su un piatto d’argento, con un gettito presunto di oltre 5 miliardi che, con un coup de théâtre avrebbe potuto girare pari pari a tutti quei cittadini che guadagnano 1.300 euro al mese, con consensi per milioni di voti.
Il Nostro non ha tagliato totalmente le pensioni di anzianità, anomalia unica nell’Europa dei 27, insopportabile e intollerabile per gli altri 26 partner. E, infine, non ha fatto il gesto più importante, sul piano isituzionale e su quello dell’esempio: non ha tagliato il 50% del costo della politica, eliminando vitalizi, indennità, gettoni di presenza e ogni altra malefica invenzione a livello di Governo centrale, di Regioni e di Enti locali.
Tante altre cose non ha fatto Berlusconi, in danno dell’intera collettività, al di la degli inutili e perniciosi ideologismi che non si collegano con i fatti.
Per questa sua inazione, la condanna è dovuta ed è giusto che l’Italia, da ora in avanti, faccia a meno del signore di Arcore.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da mariatranchina@libero.it da Catania il 16/11/2011 17:07
Tecnicità
Viva la tecnicità delle donne...non penso che il governo Berlusconi sia stato sconfitto.
Perchè con Monti si è passati alla tecnicità femminile. Forse il mondo si sta smuovendo.
Speriamo che vengano meno le diseguaglianze e distrutte le lobby di potere.

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