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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
25
2011

Il Monti siciliano presidente tripartisan


Il voto plebiscitario di 556 deputati a Mario Monti, col quale gli è stata accordata la fiducia, ha di fatto sancito la sua figura di presidente del Consiglio tripartisan, perchè ha ricevuto i voti dei tre poli, con l’eccezione della Lega e, se ci fosse stato, del Sel di Vendola.
La luna di miele può durare sei o diciotto mesi, in relazione alla capacità del Professore di varare contestualmente provvedimenti sgraditi ai tre poli, in modo da far vedere all’intera opinione pubblica italiana che egli vuole risolvere i problemi, accantonando la cupidigia e la abulimia di caste e corporazioni.
Lo scoglio più duro sarà la riduzione dei costi della politica. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha comunicato che prossimamente metterà all’ordine del giorno il taglio del vitalizio, anche se dalla prossima legislatura. Aspettiamo che sulla stessa linea arrivi la dichiarazione del presidente del Senato, Renato Schifani e, perchè no, anche la comunicazione del presidente dell’Assemblea regionale, Francesco Cascio, nella stessa direzione.

I tre poli sono d’accordo che bisogna ottemperare alle tassative prescrizioni della Bce, confermate dalla lettera dell’ex presidente del Consiglio, Berlusconi, del 26 ottobre. Naturalmente vanno evitati i tagli lineari e, soprattutto, nuove imposte, mentre l’attenzione di Monti dovrebbe essere dedicata al taglio della spesa pubblica che sta divorando, come i piranha, il tessuto economico e sociale dell’intera comunità nazionale.
Ci riferiamo a quella improduttiva, non a quella destinata a supporto dei cittadini più deboli, a condizione che gli apparati per l’assistenza sociale siano ridotti all’osso e la relativa spesa sia essenziale e non ridondante per fare largo ai raccomandati da inserire negli organici.
Tagliare la spesa improduttiva significa recuperare risorse da destinare agli investimenti, soprattutto alle opere pubbliche di cui c’è un estremo bisogno in tutto il Paese. Però l’imparzialità di Monti lo deve spingere alla perequazione del tasso infrastrutturale, in modo tale che il Paese sia uno e non diviso fra territori che hanno molto di più e quelli che hanno molto di meno.
 
Staremo a vedere se quest’esperienza potenzialmente positiva darà i frutti sperati. In ogni caso, non c’era altro da fare.
Stessa situazione c’è adesso in Sicilia dove, in atto, col presidente della Regione, Lombardo, governano due poli.
La Regione ha problemi ben maggiori di quelli dello Stato italiano perchè appesantita molto di più dalla spesa improduttiva rispetto alla media nazionale. Ciò per effetto del personale, sei volte quello della Lombardia, dei relativi stipendi e assegni pensionistici più alti, quasi il doppio di quelli della Lombardia.
Qui le opere pubbliche sono state dimezzate per effetto dell’incapacità dei dirigenti regionali e locali di attivare i processi di spesa dei fondi europei-statali col cofinanziamento regionale. Le procedure amministrative, autorizzative e concessorie, sono ancora lunghissime, mentre il decreto legislativo 150 /09 sulla responsabilità dei dirigenti è totalmente disatteso.
Vi è inoltre la legge regionale 5/11 sulla semplificazione messa in un cassetto tant’è che l’assessore al ramo Chinnici è stato costretto a chiedere una proroga legislativa all’Ars per l’emanazione dei regolamenti.

Occorre quindi che il prossimo presidente della Regione sia tripartisan, cioè rappresenti tutti e tre i poli. La sua caratura professionale e morale deve consentire di fare le necessarie riforme strutturali, senza le quali l’economia non può prendere la strada dello sviluppo.
Corre subito la domanda: ma in Sicilia c’è un candidato presidente tripartisan? Sicuro, ve ne è più di uno. Si tratta di persone che non hanno mai fatto politica, nè direttamente nè indirettamente, che non hanno simpatie o antipatie verso questo o quel partito e che possiedono una caratura etica che consente loro di guardare con obiettività ai problemi e di realizzare le relative soluzioni senza cedere ai richiami delle varie Circe.
Siciliani che farebbero un sacrificio ad amministrare la Regione per 5 anni, anche gratis.
Pensateci responsabili dei tre poli siciliani. C’è bisogno di un’inversione del percorso, per guardare lontano.


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