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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
26
2011

Tedeschi e Lega esigono rigore


La questione degli Eurobond è semplicissima: la Bce dovrebbe emettere dei titoli europei che via via sostituiscano quelli dei 17 Paesi partner dell’Unione europea.
L’idea è buona ma manca delle gambe per camminare. Infatti è impensabile la realizzazione di questo progetto se prima non vi sia un’armonizzazione dei sistemi fiscali di tutti i Paesi che hanno refluenze finanziarie e delle regole che debbono governare in maniera tassativa i bilanci pubblici di ogni partner.
È vero che il trattato di Maastricht (7 febbraio 1992) ha stabilito tre parametri per l’adesione: l’inflazione di ogni Paese nella media europea, il debito non superiore al 60% del Pil; il disavanzo (o deficit) annuale non superiore al 3% tra entrate e uscite a condizione che esso non faccia sforare il parametro precedente.
Ma questi parametri non sono stati supportati da sanzioni, per cui i partner meno avveduti li hanno allegramente sforati fino ad arrivare a livelli incontrollabili del debito pubblico, in Grecia, Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda.

La Grecia ha falsificato i bilanci inviati all’Unione e quest’ultima non ha mandato i suoi ispettori per verificarli alla fonte.
Ma anche l’Italia ha manipolato i propri bilanci facendo apparire disavanzi annuali inferiori a quelli veri e comunque facendo aumentare il debito pubblico da mille miliardi del 1992 a 1.900 miliardi di quest’anno, quasi il doppio.
Le regole che dovrebbero essere imposte coattivamente ai 17 partner sono già rispettate dalla Germania e, in parte, da altri Paesi. Ma il meccanismo del contenimento non può essere affidato alla buona volontà. Il rigore deve essere una regola applicata da tutti, vogliano o non vogliano.
È in atto in gestazione un provvedimento sanzionatorio, secondo il quale il Paese che non osserva il pareggio di bilancio perde tutti i finanziamenti europei. Non sappiamo quando esso diventerà una direttiva cogente.
Il proposito dell’ex governo Berlusconi d’inserire in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio (la golden rule) è del tutto inutile: infatti, se vi fosse una direttiva in questo senso, l’Italia dovrebbe stare nei limiti senza bisogno di una norma costituzionale.
 
La Germania è come la formica. Ha una spesa pubblica essenziale, non cede ai clientelismi e ai favoritismi, investe molto in attività produttive e in opere pubbliche con la conseguenza che non ha deficit e che il suo debito rispetta il parametro di Maastricht.
La conseguenza più vistosa di tutto ciò è che paga bassi interessi al proprio debito pubblico, addirittura inferiori al 2%. I 500 punti di differenza dei Bpt italiani fanno costare al nostro Erario interessi in misura del 7%, pari a oltre 80 miliardi l’anno, un peso insostenibile per le casse pubbliche.
La Germania, dunque, non intende approvare l’emissione degli Eurobond se tutti i Paesi non rispettano la regola del pareggio di bilancio e, per coloro che hanno un debito sproporzionato (in Italia è doppio rispetto al parametro di Maastricht), un piano per abbatterlo entro 20 anni. Così è stato stabilito nel patto di stabilità del 25 marzo 2011 che non contiene sanzioni molto pressanti. 

La Lega è un partito territoriale che si è espanso in diverse regioni denominate da esso Padania, una località inesistente che ha il solo scopo di generare in quegli abitanti una sorta di amor patrio. Ma anche egoismi e violazioni: per esempio, quel 10% di agricoltori che non vuole pagare le quote latte nonostante il 90% lo abbia pagato, o quel 65% di pensionandi di anzianità che non vogliono sottostare alle regole europee e cioè andare in quiescienza a 67 anni.
Ma su una questione ha perfettamente ragione: la spesa pubblica per abitante deve essere uguale in tutta Italia, in qualunque regione e in qualunque comune. Ancora ragione ha la Lega quando afferma che loro non sono disposti a praticare una politica di rigore quando le regioni del Sud praticano una politica della spesa inutile e improduttiva.
È tutto qua il nocciolo della questione: le regioni del Sud, e qualcuna del Centronord, devono mettersi le carte in regola, cioè spendere solo ciò che serve per produrre i servizi, abbandonando la strada delle assunzioni clientelari e di tutti quei costi che non servono ai cittadini, ma a coloro che non hanno senso di responsabilità e valori etici. Una volta si diceva: “Mandateli al confine”.


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