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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
30
2011

Alluvioni ordinarie. Territori in sicurezza


Il surriscaldamento dell’atmosfera provoca, seppur lentamente, uno stravolgimento delle regole relative all’effetto serra, al movimento dei venti, all’evaporazione dell’acqua, alle precipitazioni e quant’altro in natura aveva funzionato fino a quando l’uomo non vi ha messo il becco. I ghiacciai che si sciolgono fanno aumentare il livello del mare e, alla fine del ciclo, non vi sono più stagioni, per cui i temporali e i nubifragi sono diventati all’ordine del giorno.
Vi sono state Nazioni previdenti, che hanno cominciato e continuato a realizzare opere di manutenzione strutturale del territorio, in modo che potessero affrontare le avversità atmosferiche per evitare i disastri ambientali, almeno entro certi limiti.
Vi sono altre Nazioni, tra cui la nostra, che hanno continuato ad ignorarre questi cambiamenti, non solo non facendo opere sul territorio, ma approvando dissennatamente costruzioni che hanno cementificato l’ambiente perfino intubando i torrenti o costruendo immobili sul loro letto.

A chi è addebitabile questo stato di cose? Ovviamente ai sindaci, in primo luogo, poi ai presidenti delle Regioni, alla Protezione civile nazionale e locale e agli altri organi dello Stato che si sono sempre infischiati del territorio. La mancata prevenzione comporta che i disastri ambientali costino molto di più, sia in termini di vite umane che di risorse finanziarie,  delle sensate costruzioni. Il peggio della questione è che si ricostruisce lasciando intatti gli abusi e le malformazioni del territorio.
Il rimedio c’è e consiste nel progettare tutte le opere necessarie per ripristinare il giusto equilibrio ambientale, seguito da provvedimenti tesi ad abbattere tutti gli immobili abusivi ed anche quelli autorizzati, ma che non possono restare, pena la continuazione dei disastri allorquando si verifichino eccessi di precipitazione, divenuti ormai normali.
Si dice che non vi siano risorse finanziarie per attuare i provvedimenti prima accennati. Si tratta di una colossale menzogna perché le risorse ci sono, ma vengono indirizzate verso una spesa pubblica improduttiva, fatta di privilegi e, qualche volta, di quella corruzione che sta dilagando nella Pubblica amministrazione.
 
Veniamo alla nostra Isola, ove vi è una preponderanza di monti e colline rispetto alla pianura. Anche nel caso della Regione e dei 390 Comuni, vi sarebbe la possibilità di risparmiare alcuni miliardi l’anno di spesa pubblica improduttiva e destinarli  alla realizzazione di progetti per la sicurezza del territorio. Questa iniziativa, oltre che raggiungere tali obiettivi, avrebbe il pregio di creare migliaia di posti di lavoro e di contribuire alla formazione di ricchezza secondo il principio economico della velocità della moneta.
In questi sessantaquattro anni di autonomia regionale non c’è stato uno dei cinquantasette governi siciliani che ha messo nel suo programma la prevenzione del rischio idrogeologico con i tre strumenti prima indicati. I presidenti della Regione e i  sindaci si sono preoccupati di assumere personale, di nominare consulenti, di favorire gli amici, insomma di fare un’azione clientelare che gli portassero voti, piuttosto che pensare alla sicurezza e al benessere dei conterranei. 

Quando si verifica una calamità i giornali e le televisioni non indicano mai i responsabili dei danni che essa produce, mentre i responsabili ci sono e lo ribadiamo: si tratta dei sindaci e dei presidenti della Regione. Naturalmente, non ci riferiamo ad una responsabilità penale, ma sociale e politica. Sociale, perché l’istituzione non ha fatto il proprio dovere di prevenzione; politica, perché non ha mantenuto fede ai doveri che è il compito più importante dell’eletto.
Nonostante queste gravi omissioni, molti sindaci sono stati confermati dai cittadini che non hanno valutato il loro cattivo operato, perché da noi vige un principio di falsa amicizia che prescinde dai doveri, secondo il quale l’amico può fare tutto, anche violando regole civiche tassative.
Il problema è immenso, ma va affrontato. Le risorse ci sono se sottratte alla spesa pubblica improduttiva ed alle caste, prima fra le quali quella politica. Cosa manca per attivare un grande progetto di opere sul territorio? Manca la visione dello statista, di chi governa la Sicilia e i Comuni: operare nell’esclusivo interesse dei cittadini e non propri.


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