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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
07
2011

La Regione recepisca il decreto Monti


Ancora una volta il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, fa l’elemosinante e chiede al Governo Monti 600 milioni per fare quadrare la legge di stabilità 2012 (ossia il vecchio bilancio). Si tratta di una richiesta che umilia i siciliani. Noi abbiamo l’orgoglio di volerci gestire in maniera professionale, perché non abbiamo nulla di meno dei nostri concittadini lombardi. Questa incapacità di autogestirci con le risorse che abbiamo è diventata veramente intollerabile. Ancora più intollerabile di fronte al decreto Monti “salva-Italia”, nel quale sono previsti tagli per oltre 13 miliardi di euro.
Con la Corte dei Conti Sicilia, che indica in 3,6 miliardi i tagli della spesa improduttiva del 2012/13/14, e il QdS che chiede il taglio di 3,6 miliardi nel 2012, questo Governo non onora la gloriosa storia della Sicilia continuando a spendere al di sopra delle proprie possibilità.

Chiediamo che Governo e maggioranza regionali recepiscano, con un articolo unico, tutte la parti del decreto Monti che riguardano i criteri di riduzione della spesa. Fra essi, l’abolizione del sistema pensionistico siciliano, portando l’età pensionabile di tutti i dipendenti secondo le regole del decreto Monti. Vi è poi da mettere in stato di disponibilità (art. 13 della L. 148/11) diecimila dipendenti regionali in esubero, con lo stipendio ridotto all’80 per cento. Il calcolo del numero di dipendenti che esuberano è presto fatto. La Regione Lombardia ha tremila dipendenti e tanti ne deve avere la Regione siciliana. Le funzioni che lo Stato svolge in Lombardia, eseguite in Sicilia dalla Regione, necessitano di altri settemila dipendenti, per un totale di diecimila. La Regione ne ha in organico oltre ventimila, dunque diecimila sono in esubero.
Va allineato il contratto di lavoro dei regionali a quello dei regionali della Lombardia e parimenti gli assegni pensionistici, calcolati finalmente col sistema contributivo (cioè in base ai contributi versati) e non più col sistema retributivo (cioè in base all’ultimo stipendio).
Con queste due manovre si può risparmiare circa un miliardo. Il resto lo rimandiamo al dettaglio pubblicato a pagina 6. Se si effettuano questi risparmi, nessuno piangerà.
 
Il presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, ha detto che gli stipendi dei deputati non si toccano. Ma essi sono circa la metà del compenso che ogni deputato percepisce ogni mese. Non ha precisato se intende tagliare questa metà. Né ha precisato se intende tagliare gli stipendi dei dipendenti e dirigenti portandoli allo stesso livello dei dipendenti e dirigenti del Consiglio regionale della Lombardia, che non hanno meno dignità e meno capacità di quelli siciliani.
Non ci rendiamo conto di come la massima istituzione della Sicilia, appunto l’Assemblea, non capisca che è venuto il momento di dare l’esempio sul piano dei risparmi, tenendo presente che la Regione non è più una vacca da mungere, da parte di parassiti e privilegiati di tipo vario.
Non si capisce come i politici siciliani di tutti i partiti, soprattutto quelli che rivestono incarichi istituzionali, si possano presentare in pubblico essendo portatori di indennità macroscopiche rispetto a disoccupati e a chi guadagna mille euro al mese.

Mettersi le carte in regola, ecco il precetto cui devono uniformarsi, ora e subito, Presidente e Giunta di governo, nonché Assemblea regionale. Vorremmo vedere che l’assessore all’Economia, Armao, modificasse la bozza di legge di stabilità 2012, non solo eliminando il disavanzo finanziario di 600 milioni, ma risparmiando almeno un altro miliardo con cui finanziare la realizzazione dei progetti di opere pubbliche, per i quali sono disponibili i finanziamenti europei e quelli statali.
è attraverso l’apertura dei cantieri e il sostegno delle imprese che si può intraprendere, seppur lentamente, la crescita del Pil.
Armao deve tenere presente che la deduzione integrale dell’Irap da Ires e Irpef ridurrà il gettito e quindi dovrà riclassificare le spese in base alle minori entrate, ottenendo il pareggio di bilancio e un esubero di risorse per finanziare gli investimenti.
Ci rendiamo conto di essere monotonamente ripetitivi, ma lo saremo fino a quando lor signori non capiranno che la festa è finita.


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