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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
08
2011

La Regione ci tartassa per strapagare i dipendenti


Il governo regionale ha annunziato l’aumento dell’aliquota Irpef regionale, portandola al massimo, come è già al massimo l’aliquota Irap. L’assessore alla Sanità ha comunicato, giustamente, l’introduzione del ticket e anche l’Ires è sugli stessi livelli. La giustificazione dell’assessore all’Economia Armao, responsabile della proposta della legge di Stabilità 2012, è che questi aumenti sono conseguenti ai tagli dei trasferimenti realizzati dalle quattro manovre Berlusconi (L. 106/11; L. 111/11; L. 148/11 e L. 183/11) e la quinta di Monti (D.L. 201/11) è in piccola parte vero. La verità a tutto tondo, è che il governo regionale non è intenzionato a tagliare la spesa improduttiva stimata dalla Corte dei Conti in 3,6 mld in tre anni.
Una parte preponderante della spesa improduttiva è costituita da 10.000 dipendenti in più di quelli che servono, dagli stipendi dei regionali superiori di oltre un terzo a quelli dei loro colleghi della Lombardia, agli assegni dei pensionati, anch’essi superiori a un terzo rispetto a quelli della Lombardia.

Un altro spreco considerevole è quello dell’Assemblea regionale che costa 172 milioni contro i 72 del Consiglio regionale della Lombardia. Vi sono poi 31 dirigenti generali che percepiscono compensi fra 200 e 250 mila euro, anch’essi superiori di circa un terzo a quello dei loro colleghi lombardi. Ancora, vi sono oltre 2.000 dirigenti contro i 200 della Lombardia.
Nella Sanità, vi è uno spreco di 400 milioni di farmaci in quanto il loro consumo è superiore alla media nazionale di almeno 5 punti. Disorganizzazione e d inefficienze nelle Asp e nelle Aziende ospedaliere comportano un altro spreco di 400 milioni. Non continuiamo l’elenco con la miriade di clientelismi inseriti nei capitoli di bilancio che saranno da noi monitorati e di cui pubblicheremo al più presto i risultati.
Se a fronte di questi eccessi, accumulatisi in decenni, vi fosse una produzione ed erogazione dei servizi regionali di livello europeo, si potrebbe piangere con un occhio. Invece, i servizi regionali sono pessimi per qualità e quantità. Una spia incontrovertibile è il blocco dei finanziamenti europei, stimato in 18 miliardi nel periodo 2007/2013, di cui ancora nei primi 5 si è speso meno del 10%.
 
Per queste inadempienze nessuno viene revocato o rimosso, ma tutti continuano a percepire i loro emolumenti come se nulla fosse. Una irresponsabilità generalizzata a cominciare dal governo per passare ai dirigenti generali e, in minor misura, ai dipendenti, i quali sono mal guidati.
è vero che l’Etica impone a ciascuno di comportarsi secondo regole che bilancino prestazioni e compensi, ma una pubblica amministrazione non può fondarsi sull’Etica e la buona volontà individuale. Deve essere governata da regole tassative che vengano rispettate e, in carenza, fatte rispettare da organi preposti al controllo.
Ci sembra inconcepibile assistere a questo sfascio continuo e ad uno squilibrio generale nella Regione che ha conseguenze inevitabili sui Comuni e su tutti gli uffici periferici.
Un altro aspetto dello sfascio è il gravissimo ritardo della completa informatizzazione degli uffici centrali e periferici e del mancato raccordo digitale con i 390 Comuni e gli altri enti, in parte inutili, che si trovano sul territorio.

Fino a quando nessuno paga per queste gravi omissioni, l’andazzo continuerà con la conseguenza che l’economia della Regione arretrerà e il Pil diminuirà.
Ulteriore effetto sarà l’incremento della disoccupazione e quindi della manodopera che rischia di trasferirsi sotto il controllo delle organizzazioni criminali.
In questo tragico scenario non vediamo l’opinione pubblica reagire come dovrebbe per bollare questi comportamenti omissivi e omertosi del ceto politico regionale, perché ormai su quello nazionale non possiamo contare più, almeno in questa stagione dei professori.
Traccheggiare fino alle prossime elezioni della primavera 2013 senza una svolta e una discontinuità col recente passato è un comportamento socialmente e politicamente criminale, perché confligge col primario bisogno dei siciliani consistente nel rivitalizzare l’economia mediante il sostegno al tessuto produttivo e l’apertura dei cantieri delle opere pubbliche.


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