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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
14
2011

I figli ricompreranno i Bot dei padri


Nel mondo del lavoro e in quello della finanza si sta via via cristallizzando una situazione deprecabile. Nel primo vi sono tutti coloro ipergarantiti dallo Statuto dei lavoratori e, dall’altro, vi sono tutti i precari e i disoccupati che non hanno alcuna garanzia. Ecco perchè tanti giuslavoristi, da Biagi a D’Antona, e ora Ichino, hanno proposto la flex-security, cioè un contratto di lavoro che faciliti l’accesso e, contemporaneamente, faciliti l’uscita: un contratto flessibile.
I sindacati, che sono corporativi e conservatori, si oppongono a qualunque flessibilità contrattuale, ma questo danneggia tutte le persone che nelle attuali condizioni non trovano la possibilità di ottenere un lavoro.
Nello stesso mondo del lavoro vi è il problema delle pensioni. Come il conte Ugolino si mangiava i figli, i padri-pensionati si stanno mangiando i figli-pensionati, cioè a dire oggi mangiano quelle risorse che mancheranno domani. Infatti, milioni di pensionati hanno ricevuto l’assegno calcolato secondo il metodo retributivo (cioè figurativo) e non secondo il metodo contributivo, cioè in base agli effettivi contributi versati.

Inoltre, i padri “conte Ugolino”, egoisticamente, si sono fatti approvare leggi con le quali sono andati in pensione con 11, 16, 25 anni di lavoro. Una miriade di baby-pensionati che continua a succhiare il sangue di lavoratori e imprese, che versano con grande fatica pesanti contributi previdenziali e imposte.
Vi sono poi i pensionati di anzianità, che a 50, 55 o 60 anni sono andati in pensione e succhieranno l’assegno magari per altri 25 o 30 anni. Una vergogna tutta italiana che costituisce un’anomalia sanzionata più volte dall’Unione europea, che ora non la tollera più. Per questo ha dato un ultimatum all’ex governo Berlusconi e, ora, al governo Monti.
Questa sorta di cannibalizzazione dei padri nei confronti dei figli crea tanta apprensione nei giovani, fra i quali si sta diffondendo una sindrome depressiva nel pensare che quando andranno in pensione, fra trenta o quarant’anni, il loro assegno sarà miserrimo, proprio perchè i padri se lo sono mangiato prima. Il governo Monti e il ministro Fornero hanno cambiato direzione.
 
L’altra questione riguarda l’enorme debito pubblico italiano, che i padri, sperperando le risorse pubbliche, hanno accumulato in questi ultimi trent’anni. Precedentemente a tale data, dal 1946 al 1980, i governi che si sono succeduti frequentemente sono stati composti da statisti che erano anche persone disinteressate. Molti di loro sono morti in povertà, come Alcide De Gasperi.
Quei governanti hanno fatto risorgere il Paese nel quale c’è stato il boom economico con la creazione di milioni di posti di lavoro. Nonostante ciò, il debito pubblico nel 1980 era di appena 200 mila miliardi di lire pari a 100 miliardi di euro.
Dal 1980 al 1992 il debito è passato da 100 a 1.000 miliardi di euro (2 milioni di miliardi di lire). In quell’anno vi fu la famosa manovra del governo Amato che, per rimettere in linea la situazione finanziaria italiana, caricò di imposte tutti i cittadini per 92 miliardi di lire.
Dalla cosiddetta Seconda Repubblica in avanti, dal 1994 al 2010, il debito è saltato da 100 a 1.900 miliardi. In 17 anni  l’incremento è stato pari a quello dei precedenti 12.

Dunque, in trent’anni tutti i governi e il ceto politico che li ha espressi si sono comportati come le cicale, per soddisfare la famelicità dei partiti e di tutti i sodali che li attorniavano. Hanno lucrato tutti. Imprenditori, professionisti, alti burocrati, funzionari, dirigenti pubblici e privati. Con la conseguenza che, per pareggiare i disavanzi annuali, lo Stato emetteva Bpt senza freni e senza limiti.
Il magcigno di 1.900 miliardi, con la crisi intervenuta, costa al bilancio dello Stato oltre il 10% della spesa. Infatti, secondo il Documento economico finanziario, la spesa prevista per il 2011 è di 724 miliardi e gli interessi di 76 miliardi, ma essi lieviteranno di almeno 8 miliardi.
Saranno quindi i figli a dover stringere la cinghia per ricomprarsi i Bpt che i padri hanno emesso per coprire i debiti. Nel rapporto fra generazioni, questi padri si sono comportati in modo dissennato mangiandosi le pensioni dei figli e facendo spese che i figli dovranno ripagare. Non possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto fino a oggi.


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