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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
15
2011

(S)qualità della vita di regione e capoluoghi


L’ultimo dossier sulla qualità della vita, edito da Il sole 24 ore conferma quello che vediamo ogni giorno: tutte le province siciliane sono in coda, a partire da Siracusa che è all’81^ posizione. Si tratta di un certificato della (s)qualità della vita dei cittadini delle nove province, che costituiscono il cento per cento della popolazione siciliana.Quindi la (s)qualità della vita dell’intera regione.
Chi ha il carbone bagnato critica l’indagine del quotidiano milanese, mentre sarebbe opportuno facesse un esame di coscienza per capire ove sono le cause che mantengono le nostre popolazioni in una condizione da terzo mondo.
Proviamo ad analizzarle: né presidente di Regione, né sindaci dei Comuni capoluogo si sono mai preoccupati di mettere i conti delle loro amministrazioni in equilibrio generale. Né si sono preoccupati di migliorare fortemente la qualità della spesa, in modo da produrre sensibili benefici ai propri cittadini. Combinando i due fattori indicati si deduce facilmente che non solo la situazione è squallida, ma non vi sono i presupposti perché essa migliori.

Un’amministrazione senza i conti in ordine è come una nave senza bussola. Un’amministrazione senza Piano aziendale è come chi naviga alla cieca. Un’amministrazione con procedure senza qualità, non certificate dall’Ue, è di per sé inaccettabile. Un’amministrazione che non ha un controllo di gestione ferreo, capillare e tempestivo, cioè giornaliero, non merita alcuna considerazione. Per conseguenza, nessuna considerazione merita il sindaco, perché non è capace di far funzionare il proprio apparato amministrativo in modo efficiente con risultati adeguati alle spese erogate.
Se tutto l’apparato amministrativo non funziona in modo almeno sufficiente, è del tutto pacifico che i cittadini ne soffrano e vengano trattati ancora da sudditi più che da mandanti.
Per lavoro, la prima provincia è Bolzano (indice 3,6%), mentre il territorio del messinese ha un coefficiente di 74,9, cioè venti volte peggiore. Per servizi, ambiente e salute, la prima provincia è ancora Bolzano con un coefficiente di 0,8, l’ultima è nuovamente Messina con un coefficiente di 29,8%.
 
Per l’ordine pubblico, la prima provincia è Belluno, con un coefficiente di 1%, agli ultimi posti ancora Messina con il 20,6%. Per il tempo libero è prima Trento con il 3,8%, mentre Siracusa è quint’ultima con il 31%.
Sfogliando l’inserto vi sono decine di parametri di cui noi siciliani non possiamo andare fieri: fra essi, spicca quello di acquisto di libri. La prima provincia è Firenze con un coefficiente di 3,28, la quint’ultima è Trapani con un coefficiente di 0,05. I siciliani non leggono i libri, e neanche i quotidiani, per cui restano nella loro soave ignoranza. Tale ignoranza è una delle spiegazioni del grande tasso di sopportazione dei cittadini nei confronti del ceto politico che, anziché essere preso a calci nel sedere, viene spesso salutato con deferenza non si sa su che cosa poggiata.
Vi è un diffuso senso di servilismo, secondo il quale si inverte il principio democratico del rapporto fra mandanti (cittadini) e mandatari (responsabili delle istituzioni). In questa inversione vi è un’altra spiegazione della (s)qualità della vita delle nostre nove province.

Neanche la Regione ride. Si deve fare risalire a essa la massima responsabilità, naturalmente ripartita con i sindaci. La Regione ha il compito di guidare lo sviluppo, ma qui sembra che il suo compito sia solo quello di assumere continuamente personale. Con questo comportamento essa danneggia i siciliani che lavorano, perché sottrae risorse destinate all’apparato produttivo e all’apertura dei cantieri di opere pubbliche, per destinarli a pagare inutili stipendi a un popolo di clienti che poi si trasformeranno in galoppini elettorali. Un comportamento squallido che si mantiene nonostante la situazione sia grave sul piano sociale e politico, nonché su quello finanziario.
Noi ci vergogniamo, leggendo questo stato di cose, perché riteniamo che i siciliani perbene non abbiano niente da invidiare ai loro fratelli delle regioni del Nord. Tuttavia, non possiamo elevare alcuna protesta fino a quando non ci metteremo le carte e i conti in regola, perché le accuse in questo versante che fà la Lega non sono smentibili.


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