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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
17
2011

Voglio la mia dichiarazione sul sito del Comune


Molti di voi avranno visto l’efficace spot dell’Agenzia delle Entrate, che bolla come parassiti gli evasori fiscali e invita chi non paga le tasse a fare il proprio dovere. Si tratta di una buona intenzione ma, come è noto, di buone intenzioni è cosparsa la strada dell’inferno. Infatti, l’Agenzia non fornisce ai cittadini il basilare elemento di controllo sui redditi degli altri cittadini, per la semplice ragione che tiene nascoste le dichiarazioni dei redditi.
Naturalmente, il direttore generale, Attilio Befera, non può assumersi la responsabilità di pubblicare le dichiarazioni dei redditi dei privati senza l’avallo del suo ministro, in questo caso il professor Monti, il quale nella manovra in via di approvazione da parte delle due Camere, nulla dice riguardo all’ultimo scellerato articolo 12 ter della L. 148/2011.  Esso prevede che le dichiarazioni dei redditi possano essere pubblicate sui siti dei Comuni ma per aggregazioni di categorie. Un modo come un altro per nascondere gli evasori.

La domanda è nitida: vuole il Governo far emergere quei cittadini che lo spot definisce parassiti, in modo da aggredire una volta per tutte le ricchezze che nascondono? Oppure continua l’ammuina: cercare di convincere chi evade a venir fuori, senza contemporaneamente mettere in atto dei deterrenti?
Ricordiamo che l’art. 42, comma 1 bis della legge 133/2008 recita: “La consultazione degli elenchi (...) può essere effettuata anche mediante l’utilizzo delle reti di comunicazione elettronica”. Dunque, siamo in presenza di due norme contrastanti. Questa appena citata, trasparente perché ribadisce senza ombra di dubbio che il reddito imponibile delle dichiarazioni dei singoli contribuenti, persone fisiche, debba essere depositato mediante appositi elenchi nei Comuni di residenza, proprio come previsto dal Dpr 633/72.
La ratio di questa norma è del tutto evidente: vuol consentire a ogni cittadino di controllare il suo vicino di casa o il suo condomino, per rapportare il tenore di vita con i redditi dichiarati e depositati in Comune. Solo un capillare controllo di tal fatta può smuovere le sabbie mobili dell’evasione che, nonostante i successi di Agenzia e Guardia di Finanza, rimane sempre un buco nero stimato in 120 miliardi di euro.
 
Ma il citato art. 12 ter della L. 148/2011 ha coperto con colpevole omertà il nome del dichiarante in modo che non si possa individuare, con ciò proteggendo gli evasori, perché votano!
Bisogna indicare con estrema franchezza quali siano le forze politiche che intendono proteggere gli evasori e quali le altre che, invece, intendano scoprirli e indicarli al pubblico ludibrio. Lo spot prima menzionato ha una funzione di moral suasion, ma gli evasori, soprattutto quelli più incalliti, se ne infischiano altamente e continuano a fare la bella vita a spese dei cittadini che invece pagano tutte le imposte.
Esse sono molto aggravate dal Dl 201/11, il che tenderà a far nascondere ulteriormente gli evasori di fronte all’aumentata pressione fiscale.

Voglio la mia dichiarazione sul sito del Comune. E così dovrebbero volere tutti i cittadini di questo Paese che non temono i controlli dei propri conti correnti bancari o postali o dei propri conti titoli, se li hanno, o di qualunque altra natura, soprattutto ora che i pagamenti in contanti da mille euro in su sono vietati.
Con ritardo, si è arrivati al punto di ingabbiare tutti i movimenti finanziari e di denaro. Ma è evidente che Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, per quanto utilizzino algoritmi sofisticati e indagini telematiche incrociate, non potranno scoprire tutti gli evasori-parassiti.
Si ritorna, così, alla questione posta inizialmente, e cioè che i singoli cittadini devono affiancare i controllori per segnalare, caso per caso, anomalie e vistose differenze fra tenore di vita e dichiarazione dei redditi.
Basterebbe che il Governo Monti abrogasse il citato articolo-bavaglio, per le dichiarazioni nei siti dei Comuni, mettendo in moto un meccanismo salutare che renderebbe evidente chi paga poco e chi spende molto. Si potrebbe inoltre inserire il reddito imponibile degli ultimi tre anni nella tessera sanitaria.
In questo decreto 201/11 non c’è traccia della questione, ma non è mai troppo tardi per ripensarci e inserire questa trasparenza nel sistema antievasione.


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