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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
23
2011

I cittadini comprano i risultati con le tasse


La nostra non è una nazione pragmatica. Si fanno molte chiacchiere e molte promesse, ma pochi sono coloro che hanno il senso dell’onore che impone l’obbligo di rispettare le medesime promesse.
La Costituzione prevede che i cittadini paghino le imposte in misura progressiva rispetto ai propri redditi (art. 53). Poi, aggiunge (art. 97), che i pubblici uffici sono organizzati in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Combinando i due articoli si capisce che i cittadini hanno il diritto di ottenere servizi efficienti mediante la migliore e massima utilizzazione delle risorse messe a disposizione attraverso le imposte. Questo non è accaduto perché un ceto politico famelico si è autoassegnato privilegi anche finanziari di ogni genere, con i quali sono state assorbite risorse che dovevano andare ai cittadini.
Questo non è accaduto anche perché la pubblica amministrazione si è fatta approvare leggi che hanno consentito di pagare stipendi, emolumenti e indennità, nonché pensioni, assolutamente fuori da ogni regola di equità, sproporzionate alle funzioni prestate e totalmente disallineate con quelle che si pagano mediamente in Europa.

Basta scorrere settimanali e quotidiani per leggere l’infinito elenco di pensionati d’oro a colpi di 300 o 400 mila euro all’anno, di esìmi soggetti che hanno ricevuto liquidazioni milionarie, anche per brevi periodi di attività, e di altri ancora che nel settore pubblico razzìano risorse di ogni genere, nonché cumulano privilegi indegni di una nazione civile, come la nostra, che si trova in grave difficoltà.
Di fronte alle difficoltà nessuno di questi privilegiati ha ridotto le proprie pretese, anzi, pone ogni ostacolo ai tagli nel versante pubblico, necessari per riportare in una condizione di equità il sistema Italia.
Questo governo avrà grosse difficoltà col secondo punto del suo programma, quello dei tagli, per ricondurre alla ragione tanti privilegiati pubblici che a parole mostrano comprensione per i disoccupati e i dipendenti che percepiscono mille euro al mese, ma guai a toccare i loro cedolini. Si tratta di una maleducazione generale nel senso di mancanza di cognizione dei bisogni cui vanno adeguate le proprie esigenze.
 
I cittadini pagano le tasse con le quali comprano i risultati. Vi è, quindi, uno scambio preciso fra esborsi e servizi. Quando questo scambio non funziona, si forma uno squilibrio fra le imposte erogate e i servizi non ottenuti della giusta quantità e della giusta qualità.
La questione è più generale quando si vuole uscire dalle fatue parole. Chi eroga una somma a qualunque titolo deve avere un’adeguata ed equa contropartita. Quando questo non avviene, una parte ha ottenuto un vantaggio a carico dell’altra che ha ricevuto uno svantaggio. Questa non è equità.
Sentiamo tanta gente che parla a vanvera, blatera, espone problemi, enumera le difficoltà. Ma pochissima gente bada al sodo, prospetta soluzioni e tempi di realizzazione, persegue obiettivi e incamera risultati. Due comportamenti opposti: il primo totalmente inconsistente ed inutile; il secondo concreto, pratico, solido. Si comprende benissimo la differenza tra i due comportamenti: il primo è praticato da molti, il secondo, purtroppo, da pochi.

I cittadini comprano i risultati con le tasse, ecco il punto. Vogliono vedere nelle città le strade pulite e ordinate, i trasporti puntuali, l’illuminazione accesa, gli sportelli digitalizzati raggiungibili dal proprio computer, i cantieri per la ristrutturazione dei beni pubblici sempre aperti ed altri per la costruzione di nuove opere.
I cittadini vogliono vedere un sistema di servizi pubblici ordinato ed equo ove i privilegiati vengono emarginati e costretti a rinunziare ai propri privilegi. Una giustizia che sia vera perché emette sentenze in mesi e non in decenni.
I cittadini vogliono vedere la macchina dello sviluppo che attragga capitali stranieri e faccia aumentare il Pil come il gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). I cittadini vogliono che siano tagliati gli apparati burocratici e politici e che le spese siano ridotte all’essenziale, senza privilegi.
Il ceto politico ha l’obbligo etico di dare queste risposte. Quando non lo fa deve essere cacciato. Insomma, va instaurato un rapporto funzionante fra chi paga e chi deve erogare i servizi in base a quanto ha percepito. I colpevoli vanno puniti senza remore.


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