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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
30
2011

Burocrati lenti, tangenti svelte


Per svolgere l’inchiesta sulla corruzione in Sicilia, che trovate nelle pagine interne, abbiamo interpellato la Presidenza e i dodici Assessorati, chiedendo loro di sapere qual è il livello di corruzione all’interno di ogni branca amministrativa e quali provvedimenti concreti avessero messo in atto, Presidente e Assessori, per snidare i corrotti e contrastare il fenomeno dilagante. 
Sette assessori su dodici non ci hanno risposto, con ciò ammettendo che non hanno attivato alcuna azione e quindi si sono comportati come le tre scimmiette. Gli altri cinque ci hanno risposto in maniera piuttosto blanda.
Eppure la direttiva del presidente della Regione del 13 maggio 2011 stabilisce, tra gli obiettivi prioritari dell’amministrazione regionale, la messa in atto di qualsiasi azione utile per contrastare il rischio di diffusione della corruzione e di infiltrazioni di tipo mafioso.
Eppure è in vigore il Codice deontologico del 4 dicembre 2009 contro la corruzione, che è stato recepito all’interno della L.r. 5/11, articolo 15.  
 
Nonostante quanto precede, all’alba del 2012, la Regione, nel suo complesso, non ha attivato alcuna azione anticorruzione. Eppure il fenomeno è esteso, come dimostrano inchieste penali con arresti di funzionari e deputati regionali, come dimostrano ingiustificati ritardi nell’evasione di richieste di cittadini e imprese, come dimostra l’enorme quantità di fascicoli cartacei che non vengono evasi e dimorano in modo ingiustificato sul tavolo di dirigenti e impiegati. 
Per quale motivo i fascicoli non camminano in modo spedito? Per quale motivo dipendenti e dirigenti non hanno la coscienza professionale di impiegare il minor tempo possibile per l’evasione delle richieste? Certamente vi è una grande dote di inefficienza e disorganizzazione dietro questo andazzo deplorevole. Ma è legittimo prospettare che vi sia un latente tentativo di corruzione nei confronti degli istanti, dai quali dirigenti e dipendenti si aspettano la telefonata per chiedere il favore che può nascondere pagamento di tangenti.
Gli arresti di alcuni deputati regionali sono stati causati, secondo l’accusa, dalla loro intermediazione per fare camminare le pratiche ed evadere le istanze.
 
Burocrati lenti, tangenti svelte. Sembra un ossimoro ma non lo è, perché la lentezza dell’evasione delle richieste e la sveltezza delle tangenti vanno a braccetto. L’una e l’altra sono sorelle siamesi. L’una e l’altra fanno parte del vizietto endemico dei cattivi politici e dei cattivi burocrati, che beffano i cittadini con arroganza e prepotenza.
Tutto ciò accade perché la società non ha ancora gli anticorpi per contrastare questi nefasti comportamenti, che determinano la stagnazione dell’economia, l’aumento della disoccupazione e la diminuzione del Pil. Oltre che una diffusa iniquità, perché vanno avanti i fascicoli raccomandati. Con ciò si realizza la violazione dell’art. 97 della Costituzione, che prevede: i pubblici uffici sono organizzati ...in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Questi comportamenti scellerati annullano il principio di terzietà della Pubblica amministrazione, che, anziché rendersi pronta al servizio dei cittadini, usa i cittadini per il propio egoismo e per il tornaconto personale. Un’autentica vergogna.
 
Il Codice deontologico prima richiamato, all’art. 16, prevede che all’interno di ogni assessorato siano costituiti Nuclei ispettivi interni. Ma né Presidente né Assessori hanno provveduto in questo senso. Perché c’è una scarsa sensibilità sulla corruzione, ovvero perché hanno la coda di paglia e temono che questi Nuclei possano scoprire il vaso di Pandora e il verminaio di privilegi (e non solo) che ci sono nella Regione?
Il guaio è anche che l’assessore che si occupa delle Autonomie locali non ha formulato alcuna direttiva nei confronti dei 390 sindaci affinché istituissero, anch’essi, i Nuclei ispettivi interni, in funzione anticorruzione.
Il pesce puzza dalla testa. Non si capisce perché un sindaco dovrebbe fare (anche se potrebbe) quello che mamma Regione non fa. L’esempio viene dall’alto, anche se ognuno può agire autonomamente secondo la propria coscienza, se ce l’ha.
La corruzione non solo danneggia la società, ma crea ostacoli alla concorrenza e alla competizione tra soggetti diversi. Essa va sdradicata. Devono farlo il presidente della Regione e il ceto politico regionale.


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