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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
04
2012

Regione siciliana, il momento della verità


L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, continua a dichiarare che la Regione farà guerra allo Stato per i tagli delle entrate. In particolare, impugnerà le leggi approvate dal Parlamento davanti alla Corte Costituzionale per supposta lesione dell’autonomia regionale. Armao è un insigne giurista e, in questa veste, degno di fede. Tuttavia chi entra nell’agone politico, della bassa politica, si impregna di un substrato negativo fatto di chiacchiericcio e di argomentazioni che non hanno alcun collegamento con la realtà.
Qual è la realtà della Regione siciliana? Il caos e il disordine organizzativo, l’inefficienza al più alto livello, l’incapacità di una macchina costosissima di rendere i migliori servizi al costo più basso.
Il primo obiettivo dell’assessore all’Economia dovrebbe essere quello di mettere i conti in ordine e le carte in regola, avendo la capacità di massimizzare le entrate e minimizzare le uscite ottenendo la migliore efficacia dall’impiego delle risorse. Basta chiacchiere, occorrono fatti professionali.

Armao lamenta che il bilancio 2012 dovrebbe essere ridotto di 1,4 miliardi, dicendo che è impossibile. Evidentemente non ha letto le nostre inchieste, pubblicate più volte, nelle quali sono elencati dettagliatamente 3,6 miliardi di possibili tagli, non solo 1,4. Ma per tagliare in questo modo occorre essere statisti e non ascoltare le sirene delle caste e delle corporazioni che, pur in un quadro di enormi difficoltà per la stragrande maggioranza dei siciliani, non ha nessuna intenzione di perdere i vantaggi acquisiti.
Armao dice di fare ricorso alla Corte Costituzionale in nome dell’autonomia, ma questa autonomia è stata usata come usbergo per tutelare privilegi e rendite di posizione a vantaggio della classe politica, fatta in preponderanza da senzamestiere, di burocrati e dipendenti pubblici che straguadagnano rispetto agli statali e ai comunali, ma che rendono molto di meno.
Noi abbiamo sempre sostenuto a spada tratta lo Statuto siciliano, ma ora è venuto il momento, data la carenza di risorse finanziarie, di decidere se l’autonomia debba servire ai siciliani oppure al ceto politico e burocratico, che non hanno alcuna vergogna di continuare a consumare risorse pubbliche a danno della collettività.
Il professore Monti, in veste di ministro dell’Economia, ha emanato una circolare, cogente per l’amministrazione statale, con la quale ha imposto un taglio dell’80%, ripetiamo dell’80%, per una serie di voci di spesa fra cui auto blu, consulenze, convegni, pubbliche relazioni ed altre.
Non è più tollerabile che vi siano 86 mila auto nella Pa con un enorme costo di oltre 1 miliardo l’anno, cui si aggiunge quello degli autisti e di altro personale per gestire il parco auto.
Non risulta che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, abbia emanato analoga circolare per ordinare anche alla pubblica amministrazione regionale il taglio dell’80% delle spese inutili. Né risulta che l’assessore alle Autonomie locali, Caterina Chinnici, abbia emanato circolari della stessa natura, per invitare i 390 sindaci a ridurre dell’80% quelle voci di spesa.
Vi è poi la questione dell’avanzo finanziario. L’assessore all’Economia e il ragioniere, Enzo Emanuele, continuano a non chiarirci la natura dell’avanzo finanziario, cioè quella voce ibrida che pareggia le uscite e le entrate del bilancio regionale e che nel 2011 è stato di circa 10 miliardi. Si tratta di un mistero che non vuole essere chiarito per non spiegare all’opinione pubblica questioni retrostanti, sicuramente non cristalline. Diversamente Armao ed Emanuele non avrebbero alcuna difficoltà a mettere sul sito web della Regione l’elenco di tutte le voci incluse in tale avanzo finanziario.

Per far quadrare il bilancio 2012 non basta tagliare 1,4 miliardi ma bisogna, ribadiamo, tagliarne 3,6 come da elenco dettagliato pubblicato nella pagina interna. I 2,2 miliardi di differenza, sono assolutamente indispensabili per aprire i cantieri in Sicilia, atti alla sistemazione idrogeologica del territorio e alla costruzione di infrastrutture indispensabili, con ciò mettendo in moto un processo che utilizzi in toto i fondi europei e quelli statali.
Come vedete, l’operazione è semplice nella sue enunciazione, difficile nella sua realizzazione. Ma spending review significa revisione di tutte le spese, capitolo per capitolo. Il resto è noia, la noia di sentire enunciazioni banali e inutili anziché annotare fatti ed azioni concrete.


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