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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
14
2012

Evasione, incrociare anagrafe e dichiarazioni


Il Governo Monti ha comunicato all’opinione pubblica il suo sostegno fermo e incondizionato ad Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, per intensificare la lotta all’evasione, in modo da colpire tutti i furbi che sottraggono materia imponibile, caricando gli altri cittadini di un peso che non dovrebbero avere.
Nella strategia di comunicazione è importante che l’opinione pubblica sappia che l’indirizzo è senza ritorno, almeno per il momento, nella direzione giusta di scovare gli evasori piccoli e grandi e, soprattutto, di togliere loro ogni eventuale speranza di deleteri condoni.
La legge 214/11, denominata Salva Italia, ha eliminato il segreto bancario, per cui tutti i sentieri attraverso cui passa il denaro, nelle sue diverse forme, sono tracciati, in modo da poter ricostruire sia i loro movimenti che le contropartite.
Per esempio, se nel conto bancario di un soggetto compare un’entrata di diecimila euro, quando gli verrà posto il quesito dall’Agenzia delle Entrate, quel soggetto, che è anche contribuente, dovrà spiegare a qual titolo abbia ricevuto quell’importo.

L’esempio si può anche rovesciare: se il soggetto di cui sopra avesse sborsato diecimila euro dovrà motivare, se richiesto, la causale dell’esborso.
A questa trasparenza si accoppia l’obbligo di utilizzare sistemi informatici e carte di credito per qualunque operazione superiore ai mille euro. I pagamenti delle pensioni sopra tale somma dovranno avvenire per via informatica, mentre resta ancora libera la possibilità di prelevare i contanti dalle banche senza alcun limite, fermo restando l’obbligo della segnalazione per determinati importi all’Uic in caso di eventuali verifiche successive.
Ma tutto questo non basta. Occorre che Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, come stanno facendo, intensifichino gli incroci delle diverse banche dati, facendo rilevare casi sospetti di manifestazione di ricchezza cui non corrispondono i redditi dichiarati.
Uno di questi incroci, tra i più importanti, è quello fra l’anagrafe di ogni Comune e l’elenco delle dichiarazioni dei redditi. Da tale incrocio si rileverà quali sono i cittadini che non presentano dichiarazioni dei redditi e che dovranno rendere conto della loro omissione, anche se sono nullatenenti ufficialmente.
 
Gli incroci non finiscono mai. Raffrontando la banca dati dell’Agenzia del Territorio con l’anagrafe, ovvero i titolari di contratti Enel o di contratti gas con le dichiarazioni dei redditi, ovvero i proprietari di auto di media e grossa cilindrata con le stesse dichiarazioni, emergeranno molti più furbetti di quelli che si possano immaginare.
Tutto il lavoro sommariamente indicato prima non potrà dare frutti immediati, ma nel corso dell’anno essi verranno fuori.
C’è poi da approvare la strategia comunicativa del ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate, perché è necessario che l’opinione pubblica recepisca come chi evada le tasse sia un disonesto che non possa avere una buona reputazione. In altri termini, è indispensabile che si radichi nella mentalità della gente l’opinione che chi evade le tasse tradisce la Comunità. Si tratta di un ottimo deterrente che dovrà essere usato nella misura e nella forma più professionali possibili.

In questo gioco fra evasori e tutori dell’ordine, un ruolo importante lo possono svolgere i Comuni, ai quali in forza alla legge 148/2011 è stata data la possibilità di snidare gli evasori, totali o parziali e di comunicare gli estremi all’Agenzia delle Entrate.
Il grande vantaggio per gli stessi Comuni è che saranno loro accreditate tutte le somme recuperate a titolo d’imposta. Un accredito del cento per cento. Non si capisce perché i sindaci non abbiamo messo immediatamente sul campo i propri Nuclei tributari locali per attivare questo meccanismo che darebbe notevole sollievo finanziario alle asfittiche casse comunali.
Si tratta di indolenza, di incapacità o di connivenza? Connivenza, sì, perché anche gli evasori votano e, qualche volta, si trovano in posizioni chiave per esercitare pressioni sul ceto politico che, se debole, le subirà.
Finalmente la lotta all’evasione è diventata una cosa seria. Se tornassero a casa, in quest’anno, venti o trenta miliardi anziché gli 11 arrivati nel 2011, una parte dei problemi del Paese sarebbe risolta. Non resta che attendere, per verificare la bontà di questo insieme di iniziative. Ma possiamo fare una buona previsione.


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