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Quotidiano di Sicilia
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
20
2012

Cina, Singapore, Usa e Brasile


Secondo il Cebr (Centre for economics and business research), istituto inglese indipendente, nel 2011 la Cina ha avuto un incremento del Pil del 9,2% sorpassando il Giappone, con 6.988 mld di dollari nella classifica mondiale. Il Brasile ha superato il Regno unito piazzandosi al 6° posto, con 2.518 mld di dollari ed un incremento del 4%, gli Stati Uniti sono da sempre al primo posto con 15.065 mld di dollari e un incremento del Pil di circa il 3%. Infine Singapore, grande quanto la Sicilia, con 237 miliardi di dollari contro i circa 125 mld di dollari della Sicilia. L’Italia ha perso la sesta e la settima posizione ed è ora l’ottava nazione per Pil prodotto con 2.246 miliardi di dollari.
Il fenomeno cinese sembra inspiegabile, mentre è chiaro che sta funzionando molto bene perché un popolo di 1,3 miliardi di abitanti è governato, con mano ferma e con grande sapienza orientale, da sole 3 mila persone che prendono decisioni anche impopolari, ma sicuramente utili a fare marciare quella locomotiva.
La Cina è un Paese in forte espansione, ma anche con una grande crescita interna perché, mentre prima si occupava di produrre manufatti a basso prezzo, oggi è stata data grande forza alla formazione universitaria e alla ricerca, per cui sta diventando competitiva nei due versanti che producono, direttamente o indirettamente, un alto valore aggiunto. 

I suoi figli, in tutto il mondo, sembra ammontino ad oltre 100 milioni e drenano risorse da ogni Paese ove sono insediati, risorse che arrivano cospicue alla madrepatria.
Il Brasile con l’intervento di Luiz Inácio Lula Da Silva, in 10 anni, ha capovolto la sua situazione. Massicci investimenti in opere pubbliche hanno prodotto 15 milioni di posti di lavoro e fatto aumentare il Pil, come prima si scriveva, portandolo al sesto posto nel mondo. La delfina di Lula, Dilma Rousseff, sta continuando l’opera del suo mentore con enorme investimenti, fra cui spicca quello energetico.
Non è un caso che trasporti su ferro e su gomma e centrali elettriche funzionano con carburanti vegetali, mentre il petrolio estratto dalle viscere di quella terra non viene usato in house, bensì esportato nel mondo. Un esempio da imitare.
 
La politica di Obama, tanto criticata dai conservatori del Partito repubblicano, sta dando i suoi frutti. Il salvataggio del sistema bancario, ad eccezione di Lehman Brothers, e quello delle tre grandi case automobilistiche (Gm, Ford e Chrysler), ha ribaltato la crisi del 2008, rimesso in  moto l’economia e sta producendo centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, in un ambiente ove i rapporti tra datore e prestatore sono liberi, senza i vincoli stupidi che ancora vi sono in Italia e che impediscono la crescita. In Usa, l’economia ha ricominciato a tirare e la Borsa ne ha risentito favorevolmente.
Per inciso, dobbiamo sottolineare come le agenzie di rating (le americane Standard & Poor’s e Moody’s), non sono obiettive nei loro giudizi, perché i soci (fra cui lo speculatore Warren Buffett), sono interessati a quelle valutazioni, in un palese conflitto d’interessi. Sarebbe opportuno che anche in Europa, oltre alla francese Fitch, si costituissero altre agenzie di rating, per bilanciare lo strapotere di quelle americane. Per fortuna i mercati non hanno ascoltato le indicazioni di tali agenzie.

Infine, Singapore, un’isola che la Sicilia dovrebbe prendere a modello per la sua capacità, in poco più di 35 anni, di trasformarsi da selvaggia, nella quale insisteva una fitta foresta, in un polo economico, avanposto del terziario avanzato e di alta managerialità capace di produrre il doppio del Pil della Sicilia.
Abbiamo più volte descritto in queste pagine la genesi di quell’isola e i punti di forza e quindi non staremo a ripeterci. Però, non comprendiamo perché, anziché cincischiare e pagare stipendi inutili, la Regione non mandi una squadra di bravi dirigenti per andare a vedere come funziona quel meccanismo, e ove possibile, con gli aggiustamenti del caso, importarlo noi in Sicilia.
Le quattro locomotive che abbiamo indicato continuano a crescere, mentre l’Italia balbetta sulle liberalizzazioni, sulla riforma dei rapporti di lavoro, sulla capacità di attrarre investimenti internazionali, per quel blocco enorme di una Pa inefficiente e corrotta. è ora di compiere una svolta, o  saremo perduti.


Tags: Pil - Economia
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