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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
11
2012

LÂ’interesse generale sopra sindacato e imprese


Il sindacato italiano rappresenta lavoratori e pensionati, ma non i disoccupati, i giovani e le donne che cercano un lavoro (non un posto di lavoro). Cosicché essi proteggono l’interesse di chi in un modo o nell’altro già lavora o a tempo indeterminato o a tempo determinato.
L’altra parte non è difesa da nessuno. Sono le istituzioni che devono rappresentare l’interesse di tutti i cittadini, sia quelli che lavorano sia quelli che non lavorano. Ecco perché è condivisibile l’impostazione del Governo quando mette in secondo piano il feticcio dell’articolo 18 insieme alle garanzie eccessive che hanno ingessato il mondo del lavoro e che impediscono agevolmente l’entrata e l’uscita dallo stesso.
La riforma in esame dovrà andare nella direzione di consentire a tutti i cittadini italiani di muoversi in uno scenario che consenta parità di doveri e di diritti e, soprattutto, l’emersione di quel valore etico che è il merito.
Il merito consente di retribuire in modo proporzionale chi è più capace e chi rende di più. Senza questo metro avvengono abusi e irregolarità che nessun giudice può sanare.

Le imprese rappresentano interessi di parte e quindi tirano il lenzuolo dal proprio lato. Nel complesso esse sono beneficiate con oltre 45 miliardi di agevolazioni a vario titolo e gravate, dall’altra parte, con oltre 34 miliardi di Irap che versano alle Regioni. Una bonifica delle agevolazioni, che per altro vanno in direzione dei privilegiati, consentirebbe un abbattimento dell’Irap e quindi della relativa pressione fiscale, a condizione che le Regioni diventassero virtuose.
Anche nel caso delle imprese sono le istituzioni che devono intervenire perché il loro interesse sia sempre subordinato a quello generale. è questo il valore etico di primissimo livello: l’interesse generale .
Se in ogni discussione o valutazione, a seguito delle quali si devono prendere decisioni, si mettessero a confronto gli interessi di parte con l’interesse generale, si capirebbe subito in quale direzione debba andare la decisione. Senza questa comparazione continua fra i due interessi si verifica, com’è in atto, una situazione di prevaricazione di alcune parti rispetto ad altre.
 
Ecco la funzione della politica: prendere decisioni in modo tale che nella Comunità vi sia sempre maggiore equità: chi più vale prende di più, chi meno vale prende di meno. Ovvio, e perfino banale, direbbe qualcuno. Ma non è così, tant’è vero che nella società italiana vi sono figli e figliastri.
Abbiamo scritto di politica, quella vera, quella seria, quella etica, non la politica dei politicanti e dei senza mestiere, di coloro che tutelano i loro privilegi, che continuano a imbrogliare la gente dicendo che si tagliano gli stipendi quando in effetti si tagliano gli aumenti, per cui, alla fine del mese, senatori e deputati prenderanno la stessa somma dell’anno precedente.
Come non si vergognano è ancora una cosa misteriosa. Ma la ristrettezza progressiva nella finanza pubblica, che ha costretto ad aumentare le imposte anche se ha omesso di tagliare la spesa pubblica improduttiva, comincia a mordere la carne dei cittadini generando rabbia e indignazione.

Rabbia e indignazione che fanno aumentare l’intervento dei cittadini nella Cosa pubblica. Finalmente i quotidiani nazionali si sono svegliati, le tv pubbliche e private danno spazio alle voci dei cittadini che sempre più si esprimono in maniera forte e precisa.
La campagna di Zapping, Sforbiciamo i costi della politica, ha raccolto, mi diceva l’altro giorno Aldo Forbice, oltre 300 mila adesioni, ma anche mal di pancia di cattivi deputati e senatori che non vogliono rinunziare ai loro enormi privilegi.
Fra essi quello relativo alla possibilità di mantenere il proprio lavoro pur nell’esercizio dell’attività parlamentare. Chi fa il rappresentante dei cittadini non deve esercitare alcun  mestiere o professione.
Anche in questo caso, se l’interesse generale fosse preso come riferimento alto al di sopra delle parti, il Parlamento nel suo insieme dovrebbe immediatamente sforbiciare i costi della politica a livello statale, regionale e comunale. Il riferimento alle Regioni e ai Comuni è adeguato perché, anche lì, i furbi succhiano parassitariamente le risorse pubbliche.


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