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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
21
2012

Partiti fuorilegge, più guadagni che rimborsi


L’articolo 49 della Costituzione recita che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti..., ma non prevede che essi possano essere finanziati col denaro pubblico. Nel momento in cui il ceto politico ha deciso di finanziarli, nel corso di questi oltre sessant’anni, non ha contestualmente previsto la loro regolamentazione per legge su due punti fondamentali: il funzionamento democratico interno e l’obbligo di redazione del bilancio, sottoposto a certificazione.
Tutto è stato lasciato al libero arbitrio di un ceto politico che nel tempo ha perso la via dell’etica per percorrere quella del malaffare e del parassitismo.
Venerdì 17 è scaduto il ventesimo anniversario dell’arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, sorpreso con una tangente di sette milioni di lire. Da lì è nata l’ondata di sdegno dei cittadini, che ha supportato la benemerita azione del pool della Procura di Milano, azzerando la classe politica dominante, seppur risparmiando in parte il Partito comunista.

La questione non è finita lì, perché con un’opera di trasformismo, dopo un po’ e nonostante il referendum del 1993 che ha abrogato la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, il Parlamento si è approvato diverse leggi, tra cui la n. 51 del 23 febbraio 2006, con la quale è stato stabilito un rimborso ai partiti nella misura di 5 euro per il numero di voti raccolti.
Ai partitocrati premeva ottenere il finanziamento, ma non hanno colto l’occasione per moralizzare i loro organismi, inserendo nella legge i due obblighi prima citati: norme democratiche e bilancio certificato. L’assenza delle predette norme, che avrebbero bilanciato il finanziamento, può fare affermare che i partiti si sono messi in uno stato di illeceità politica, pur protetti dalla loro legge. 
Tale assenza denota la malafede dei partitocrati, i quali hanno stabilito di succhiare il sangue dei cittadini come veri parassiti, ma non di dare loro conto né del funzionamento democratico interno e neanche di come spendono i loro soldi.
Una vera porcheria che il professore Monti deve affrontare, non già sostituendosi al Parlamento, ma riportando nello spending review un deciso taglio a tale rimborso, per evitare  l’arbitrio fino ad oggi perpetrato.
 
Senza i controlli interni e i bilanci certificati si sono verificati quegli episodi di malaffare, tra cui la recente appropriazione di ben tredici milioni di euro di fondi della Margherita da parte di tale Lusi, ovvero la distrazione delle somme dell’ex Msi per acquistare un immobile a Montecarlo, o anche la guerra senza esclusioni di colpi per il patrimonio immobiliare e la liquidità dell’ex An, confluiti in una fondazione, la cui gestione è del tutto incontrollata.
Insomma porcherie su porcherie, distrazioni su distrazioni, abusi su abusi, tutti a spese dei cittadini. Una situazione del genere va sbloccata e cambiata radicalmente, perché non è più possibile consentire un’ulteriore porcheria che è quella di pagare i contributi per ogni voto, anche quando la legislazione si conclude prematuramente. Con l’effetto che, nel 2009 e 2010, le casse pubbliche hanno pagato ai partiti sia i contributi della tornata elettorale del 2006, conclusasi nel 2008, che quelli della tornata elettorale del 2008, ancora viva.

Del peggio c’è il peggiore. I rimborsi di cui alla legge citata, in effetti, diventano guadagni, perché sono molto superiori alle spese effettivamente sostenute. Ecco il trucco che pochi conoscono. Per esempio il Pdl ha incassato 206 mln a fronte di spese per 54 milioni, cioè quasi il quadruplo. Il Pd ha incassato la cifra di 180 milioni, a fronte di spese effettive per 18 milioni, dieci volte di più. Tralasciamo gli altri partiti che hanno goduto di vantaggi similari, per non tediarvi.
Dal quadro che abbiamo disegnato, si capisce perfettamente che i parlamentari sono in gran parte privi di un codice etico, che fanno politica per interessi propri o di parte, che di fatto esercitano un mestiere e non una nobile arte che dovrebbe concretizzarsi in un servizio ai cittadini.
La conseguenza dell’assenza del codice etico nella coscienza di gran parte dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali, è che non agiscono secondo il principio di equità, ma secondo quello della prevaricazione sui ceti più deboli.
Per fortuna, vi sono ancora uomini politici onesti e capaci, anche se in minoranza. In essi è riposta la speranza di un cambiamento radicale. Ora, non domani.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da antonio bonvecchio da trento il 27/04/2012 18:39
partiti fuorilegge
zero euro ai partiti
max 3'500 a tutti i grandi tatufi dello stato italiota :
1- giudici
2- generali
3-presidenti
4-cardinali
5-vescovi
6-ambasciatori
7-politicanti
e chi più ne ha più ne metta

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