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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
28
2012

Quella mistificazione dei salari bassi


Ci si mette anche Eurostat a giocare con il pollo di Trilussa, per cui “seconno le statistiche d'adesso risurta che te tocca un pollo all'anno: e, se nun entra nelle spese tue, t'entra ne la statistica lo stesso perch'è c'è un antro che ne magna due”.
Non desta scandalo che l’Ente di statistica europeo faccia queste classifiche. Desta scandalo che giornali e televisioni italiani riportino una notizia acriticamente, senza cercare di capirne l’origine, l’essenza e le conseguenze.
Cominciamo con lo scrivere che i dati sono vecchi di due anni, nei quali vi sono stati capovolgimenti di situazioni, per cui non riflettono la realtà al 2012. Aggiungiamo che non vi è stata distinzione fra stipendi pubblici e privati. Proprio qualche mese fa, Bankitalia ha rilevato che il potere d’acquisto dei primi è aumentato, negli ultimi otto anni, tre volte di più rispetto al totale degli altri stipendi.
È la solita storia, secondo cui la spesa pubblica aumenta a dismisura indipendentemente da altri fattori, solo per ragioni clientelari del ceto politico, pressato dalla corporazione.

I dipendenti pubblici, non essendo soggetti a criteri di efficienza, percepiscono i salari indipendentemente dalla qualità dei servizi prodotti, il che significa un abuso del denaro della collettività, sottoposta a un’enorme pressione fiscale che rasenta il 47%, ma che, d’altra parte, non riceve i corrispondenti servizi.
Sia chiaro che questo non giustifica per niente gli evasori, i quali aggravano la situazione non pagando quella parte di imposte che farebbe diminuire la pressione fiscale.
Eurostat non fa un’ulteriore differenza fra il costo della vita nei diversi Stati membri. Dire che i salari sono bassi o alti è assolutamente arbitrario se il loro livello non è paragonato alle necessità di ogni cittadino di utilizzare beni e servizi di vario genere che gli servono per vivere.
Prendiamo il nostro Paese come esempio: chi guadagna 1.500 euro a Milano sta peggio di chi ne guadagna altrettanti a Enna, ove la vita costa il 30% in meno. L’equità di cui parla un giorno sì e l’altro pure il professor Monti imporrebbe che i salari fossero commisurati al costo della vita. Diversamente, a parità di valore nominale, sta peggio chi deve pagare beni di prima necessità e altri molto di più, per ragioni territoriali.
 
Vi è un’altra grossa lacuna nei dati di Eurostat, che i giornalisti italiani non hanno rilevato, e cioè che essi si riferiscono a quanto percepiscono i dipendenti senza tener conto della pressione fiscale e contributiva. è vero che i salari italiani risultano più bassi, ma questa è la risultante della maggiore pressione fiscale. Se Eurostat avesse commisurato i salari lordi di tutti i Paesi membri, probabilmente la differenza sarebbe stata molto inferiore.
E non finisce qua la lista dei peccati dei giornalisti italiani. Non hanno rilevato che il salario è sempre proporzionato alla produttività del lavoro. In Germania essa è superiore a quella italiana di oltre il 50% e quindi è pienamente giustificato che i salari tedeschi siano abbastanza superiori a quelli italiani.
I Paesi che hanno fatto le riforme strutturali nel mondo del lavoro hanno aumentato fortemente la produttività, cosa che non ha fatto l’Italia. Più produttività significa più salari.

Sembra di vivere in un mondo di automatismi, che non vengono valutati in maniera reale, avulsi da un contesto che fa meglio capire le circostanze, se analizzato a fondo e con competenza.
Soprattutto i dati statistici vanno presi con le molle, interpretati e capiti. Riportare nella prima pagina di quotidiani e tg dati presi in fotocopia è un pessimo servizio giornalistico che gli Ordini professionali, esistenti esclusivamente per tutelare i cittadini, dovrebbero stigmatizzare, richiamando coloro che li riportano senza valutazioni o commenti adeguati.
I dati sono fondamentali per fare una buona informazione, ma non possono essere presi grezzi e, soprattutto, riportati asetticamente a un’opinione pubblica che non ha competenze in materia.
A che pro strombazzare che i salari italiani sono bassi, se non sono state messe in evidenza tutte le questioni che prima abbiamo elencato? Serve soltanto a fare allarmismo e a diffondere l’opinione sbagliata che i dipendenti italiani guadagnino meno dei dipendenti greci: una vera e propria bufala.


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