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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
03
2012

Il guadagno meritato deve essere emulato


Finalmente un Governo che pubblica patrimonio e redditi dei suoi componenti, non solo primari (ministri con portafoglio) e secondari (ministri senza portafoglio), ma anche di coloro che occupano la terza posizione (vice ministri) e la quarta posizione (sottosegretari).
Dalla mappa ampiamente pubblicata su quotidiani e settimanali, nonché prodotta da radio e televisioni, risulta che molti di essi hanno rinunciato a redditi milionari per fare i ministri. I maliziosi possono pensare che abbiano avuto la loro convenienza, noi invece, vogliamo pensare che lo abbiano fatto per spirito di servizio. I cittadini hanno ingorgato il sito del Governo presi da una curiosità sfrenata e persino morbosa tesa a conoscere come stavano di salute finanziaria tutti i componenti del Governo Monti.
La stessa trasparenza non si è manifestata con i governi precedenti perché, se cosi fosse stato, sarebbe emersa una enorme consistenza patrimoniale e reddituale dell’ex primo  ministro Silvio Berlusconi.

La trasparenza è un fatto di civiltà  purtroppo non emulata da Camera, Senato e Presidenza della Repubblica, né dai Consigli regionali tra cui l’Assemblea regionale siciliana. Neanche dai Consigli comunali, da sindaci e assessori.
L’opacità degli enti e dei responsabili (o irresponsabili) istituzionali è indizio di colpevolezza perché hanno il carbone bagnato, non vogliono far vedere, ai cittadini che li hanno eletti, nè la loro consistenza patrimoniale né i loro redditi, anche perché questi ultimi possono nascondere evasione fiscale.
Molti dei rappresentanti del popolo a livello statale, regionale e locale hanno il carbone bagnato, ma non vogliono rinunziare ai privilegi ed è per questo che tengono nascosti i loro averi e i loro guadagni.
Vi sono obblighi di depositare situazioni patrimoniali e debiti negli enti di appartenenza, ma non sanzioni. Per questo, chi non adempie resta al suo posto. Se l’Italia obbligasse i suoi rappresentanti a far conoscere al popolo quanto hanno, dovrebbe mettere una sanzione precisa e semplice: decadenza dall’incarico. Se ciò non avviene si dimostra che questo non è un Paese serio.
 
Conosciuti averi e redditi dei componenti del dicastero Monti, molti hanno storto il naso leggendo dei 24 immobili del ministro dell’Interno ed ex prefetto di Catania, Annamaria Cancellieri, o degli 8 milioni di reddito del neo ministro Paola Severino, di cui oltre 4 versati alle imposte. E così via.
Si tratta di una mentalità distorta e sbagliata, opposta a quella che vige in Paesi ove i primi valori della comunità sono merito e responsabilità, come gli Stati uniti d’America. Colà ogni cittadino è orgoglioso di dichiarare qual è il suo reddito annuale e  quante proprietà possegga, in quanto è tassativo che su di essi abbia pagato e continui a pagare tutte le imposte, non solo perché il fisco è severissimo, ma perché non c’è la mentalità dell’evasore, considerato comunemente un bandito, un disonesto e un ladro, quindi soggetto all’esecrazione sociale.
La guerra ad alzo zero iniziata, è intensificata fortissimamente da Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza, fortemente supportate da provvedimenti leglislativi che hanno cancellato il segreto bancario, deve far cambiare nel volgere di qualche anno la mentalità agli italiani.

Il guadagno meritato deve essere emulato e tutti noi dobbiamo applaudire chi guadagna parecchio e chi compra immobili, chi fa viaggi e così via, a condizione che a monte abbia pagato le imposte di tutti i tipi fino all’ultimo centesimo. In altri termini, bisogna che nell’opinione pubblica si ribalti la vecchia mentalità e si cominci a pensare che chi guadagna molto è bravo e va emulato. Bravo perché meritevole. Non è un caso che il meccanismo alimentato dalla competenza produca introiti.
A quanto diciamo sfugge però tutto il settore pubblico ove i compensi non sono ragguagliati al merito, anche se soggetti interamente alle imposte. Ciò accade perché gli enti non redigono il Piano aziendale nel quale vanno stabiliti gli obiettivi che poi si confrontano con i risultati. Il merito si capisce dalla capacità di far corrispondere i risultati con gli obiettivi.


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