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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
07
2012

I cittadini non vogliono candidati di partito


La falsa distinzione tra società civile e politica ha nauseato, perché la società è una sola e in essa interagiscono le varie parti, tra cui quella politica. La vera distinzione andrebbe fatta tra società e partitocrazia, un corpo estraneo che, approfittando della vaghezza dell’articolo 49 della Costituzione, è diventato un parassita onnivoro che vive a spese della Comunità, senza nulla dare in cambio.
I partiti dovrebbero essere regolati per legge, almeno su due punti fondamentali: lo statuto interno che assicuri un’effettiva democrazia; la certificazione dei bilanci da società di revisione quotate in Borsa. Solo in presenza di questi due elementi, si potrebbe consentire il finanziamento dei partiti da parte della fiscalità generale. E così non è.
Vi è un terzo punto che andrebbe disciplinato: quello delle Primarie, diventate una burletta perché nessuno è in condizione di dire quanto esse siano vere e quanto false.

Le primarie sono alternative ad una legge elettorale sul modello di quella dei sindaci, perché il primo turno, di fatto, è una selezione di tutti i candidati presentati da coalizioni caleidoscopiche e trasversali.
Il Partito democratico è stato colpito duramente dalle Primarie. Il suo candidato ufficiale è stato abbattuto nella Regione Puglia, con la vittoria di Vendola; a Bari, con la vittoria di Emiliano; a Genova con la vittoria di Doria e, per ultimo, a Palermo, con la vittoria di Ferrandelli.
Se anche gli altri partiti facessero svolgere le Primarie, emergerebbe un dato comune, ormai chiarissmo: i cittadini non sopportano più la dittatura dei partitocrati che occupano senza alcun titolo i vertici di queste associazioni di cittadini.
Non li tollerano, perché sono sempre lì da venti o trent’anni, contrariamente a quanto accade in tutti gli altri Paesi europei, ove i leader hanno tra i quaranta e i cinquant’anni di età.
L’unica ribellione dei cittadini è quella di abbattere i candidati ufficiali, cosa che sta accadendo. Se anche gli altri partiti ricorressero a queste Primarie, non disciplinate per legge, emergerebbe con chiarezza il dato che abbiamo registrato. La questione è chiara e non la vede solo chi non vuole vederla.
 
I partitocrati sono una casta aggrappata ai privilegi di ogni genere, tutti a spese dei cittadini. In tempi di vacche magre, non hanno avuto la dignità di tagliare del cinquanta per cento i propri emolumenti e quella parte di spesa improduttiva che serve solo ad alimentare, direttamente e indirettamente, la loro attività egoistica.
I partiti sono necessari, ma solo se divengono strumenti dei cittadini e non, invece, usino i cittadini come loro servi. I partiti devono concorrere alla politica nazionale, purché non significhi piegarla ai loro interessi, com’è accaduto almeno negli ultimi trent’anni.
Così agendo vincono gli outsiders, perché è un modo per manifestare protesta contro chi fa prevalere l’interesse di parte su quel valore fondamentale che è l’interesse generale. 
I partitocrati sono sordi perché non vogliono sentire. Così facendo, s’isoleranno sempre di più e verranno inesorabilmente emarginati.

Se il Pd piange, il Pdl non ride. In calo vertiginoso di consensi, prossimo alla soglia del venti per cento. Anche in quel partito lo statuto è antidemocratico e quando designa i candidati, perde. La vicenda siciliana del 2001, quando vi fu il 61 a 0, è irripetibile, anche perché l’artefice di quel successo, Gianfranco Miccichè, ha fondato un suo partito che flirta ora con Lombardo, ora con Cracolici, ora con Alfano, ora con D’Alia.
Lo stesso Casini, un vecchio democristiano di tipo andreottiano, è sempre pronto a comprare il pane nel forno a lui più conveniente. Altro che l’interesse generale.
I tre poli si devono profondamente rinnovare, perché dopo l’era Monti, ai cittadini martoriati dalle tasse interesserà sapere chi li porterà sulla strada della crescita, dello sviluppo e dell’occupazione. Il processo inaugurato da questo governo potrà dare frutti nel medio periodo, a condizione che la sua azione sia proseguita nella prossima legislatura, su cui dovrà vegliare un presidente della Repubblica carismatico, come Napolitano, perché no?, riconfermato.


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