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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
16
2012

Lombardo vuole fortemente i commissari


La data del redde rationem si sta avvicinando. Entro il 31 marzo dovrebbe essere approvato il bilancio della Regione del 2012, ma sicuramente la data sarà ulteriormente postergata all’ultima possibile, cioè il 30 aprile.
Qualora il bilancio non fosse approvato dall’Assemblea regionale, ovvero una volta approvato fosse impugnato dal commissario dello Stato, prefetto Carmelo Aronica, la Regione entrerebbe in crisi e scatterebbero le sanzioni previste dell’art. 8 dello Statuto e cioè lo scioglimento dell’Assemblea con la conseguente decadenza del presidente della Regione. Ulteriore conseguenza sarebbe la nomina di tre commissari straordinari da parte del Parlamento.
Non si tratta di una previsione fantasiosa, ma molto concreta, perché né dai partiti dell’attuale coalizione, né dall’assessore all’Economia, né dalla giunta di Governo nel suo insieme, arrivano seri segnali di tagli della spesa pubblica. Tali tagli, ripetiamo monotonamente, debbono essere dell’ordine di 3,6 miliardi (come pubblicato dettagliatamente nella pagina interna).

Invece, le notizie che arrivano dall’assessorato puntano ad un taglio di 2,3 miliardi, totalmente insufficiente per far quadrare il bilancio.
Vi è poi un secondo ma più importante aspetto della politica economica della Regione: il mancato recupero di risorse per procedere al cofinanziamento dei fondi Ue e, più in generale, al finanziamento delle migliaia di opere pubbliche indispensabili alla Sicilia.
Tutto ciò accade perché, in modo dissennato, i governi regionali negli ultimi decenni hanno aperto i cordoni della borsa della spesa pubblica improduttiva, sottraendo le risorse agli investimenti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la Sicilia arretra nel Pil, la disoccupazione aumenta, i servizi pubblici sono disastrati, l’economia è impaludata, non vi sono prospettive di crescita.
Vi è un’altra questione da sottolineare monotonamente: l’endemica inefficienza dell’amministrazione regionale e delle amministrazioni locali. Ancora alla Regione circola la carta con tempi biblici, mentre se circolassero i file, il tempo sarebbe istantaneo.
In 4 anni di Governo, seppure con maggioranze diverse, Lombardo non è riuscito a mettere in moto neanche una piccola riforma dell’amministrazione da lui governata e di questo ne ha una palese responsabilità oggettiva.
 
Il presidente della Regione ci sembra impotente di fronte al muro di gomma della sua burocrazia. Egli infatti ha emanato, in questi anni, più direttive abbastanza precise (15 settembre 2008, 6 marzo 2009, 13 marzo 2011) puntualmente disattese da tutto l’apparato, il che comporta una  precisa responsabilità dei dirigenti generali. Ma nessuno di essi è stato revocato e tutti continuano a prendere regolarmente il loro ricco emolumento.
L’assessore all’Economia, Armao, è intervenuto, con una recente circolare del 13 febbraio, assegnando ai dipartimenti i limiti di spesa, ma, verosimilmente, tale indirizzo sarà regolarmente ignorato dai dirigenti generali e dagli altri dirigenti perché, come sempre accade, non sono previste sanzioni.
Ed è proprio l’assenza di sanzioni una delle cause del malfunzionamento della Pa. Non licenziando i fannulloni, non mandando a casa i dirigenti incapaci la Regione assiste impotente allo sfascio della propria amministrazione.
Il caso degli enti di assistenza oberati dai debiti per la cattiva gestione è emblematico dell’incapacità di raggiungere un seppur minimo grado di efficienza.

L’articolo 23 ter del Dl Salva-Italia, convertito in legge, prevede l’emissione di un Dpcm che ne precisi i dettagli, in via di emanazione.
Intanto le commissioni Affari istituzionali di Camera e Senato hanno chiesto di modificare la norma sui tetti agli stipendi pubblici, estendendola a Regioni e Authority, fra cui Asl, scuole, Università, Comuni, Province e Regioni. Per queste ultime, non potendo intervenire nel caso di quelle che abbiano lo Statuto speciale, il decreto prevede un termine per l’adeguamento della loro legislazione ai limiti di cui al Dl citato.
Oltre al limite di 304 mila euro annui lordi, equivalenti allo stipendio del primo presidente di Corte di Cassazione, è vietata l’aggiunta di gettoni o indennità diverse, anche in caso d’incarichi supplementari (la ragione è semplice: se un dirigente svolge più incarichi, il tempo a disposizione è il medesimo. Non si capisce perchè debba guadagnare di più).
Il ddl citato ha avuto il parere favorevole unanime delle commissioni Affari istituzionali di Camera e Senato. Se ne attende l’approvazione. E l’adeguamento immediato della Regione.


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