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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
20
2012

La corruzione dilaga, politici sfacciati


Da centinaia di anni, il secondo martedì del mese di novembre è il giorno in cui gli Stati Uniti d’America eleggono il proprio presidente, insieme a vari governatori, membri del Senato e della Camera. In quel Paese, a tutti i livelli istituzionali, vige una regola ferrea e cioè che il mandato ricevuto dagli elettori può essere rinnovato una sola volta. Questo consente di ritenere pacifico che chi serva il popolo può farlo al massimo per otto anni, dopodiché deve tornare alla propria originaria professione.
Là non vi sono politici senza mestiere, ma tutti hanno il proprio lavoro che interrompono per lo stretto periodo del mandato popolare. Non prendono pensioni, non hanno vitalizi né liquidazioni di alcun genere. Le indennità del mandato sono relativamente modeste, a cominciare dal Presidente degli Stati Uniti, che percepisce meno del Presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder.
Quella di impedire che la politica sia esercitata come professione è un forte deterrente contro la corruzione.

I partiti statunitensi sono regolati da ferree leggi, con bilanci trasparenti e finanziamenti palesi; per cui si sa sempre chi ha versato soldi a un partito o a un candidato e, quindi, ove è collocato nell’agone degli interessi.
Così la democrazia funziona e la corruzione costituisce l’eccezione, non la regola, come accadeva in Italia ai tempi di Mani pulite e come si sta evidenziando nei nostri giorni con una frequenza pesante.
Per i sindaci italiani esiste il limite dei due mandati, anche se alcuni hanno tentato, mediante appositi disegni di legge, nazionali e regionali, di estendere il limite. Ma questa regola non c’è per i parlamentari, per il Presidente del Consiglio, per i membri del Governo, per i Presidenti di Regione, per i Consiglieri regionali, provinciali, comunali.
I partiti sono degli organismi privati che servono interessi privati, e che ricevono da noi contribuenti cospicui rimborsi elettorali, molto superiori alle loro spese effettive. Inoltre non hanno bilanci certificati; per cui gli amministratori possono fare tutto quello che vogliono, compreso appropriarsi delle somme. Non hanno Statuti-tipo democratici e approvati per legge.
 
Questo quadro vìola palesemente i valori della politica e, più in generale, i valori della Comunità nazionale e locale.
Quando i partitocrati blaterano dicendo che la politica è al servizio dei cittadini non si riferiscono a sé medesimi perché in effetti utilizzano la politica al proprio servizio. Il che ormai non fa più scandalo.
Questo è male anche se l’indignazione e la protesta dei cittadini aumentano ogni giorno, come testimoniano i loro interventi nei contenitori radio televisivi. Peraltro, molti conduttori di tali programmi stanno venendo fuori con una serie di iniziative che stigmatizzano una situazione che deve ribaltarsi profondamente, passando dagli attuali disvalori a un’etica politica fondata su un’etica sociale, senza di che non vi può essere equità nella Comunità nazionale.
La questione dei valori nella Cosa pubblica non è secondaria, anzi va sempre riportata in prima posizione, ricordando che chi ne sta fuori deve cospargersi il capo di cenere, oppure essere espulso dal consesso civile. Sembrano parole al vento, ma se le diciamo tutti, il vento spazzerà via i partitocrati.

In questi giorni abbiamo  fatto due Forum, a Lugano e Bellinzona (Ch), rispettivamente col Sindaco della Città del Lago, Giorgio Giudici, e con il Presidente del Gran Consiglio dello Stato Elvetico del Canton Ticino, Gianni Guidicelli.
Il primo, che è un architetto continua a fare il proprio mestiere, ma lavora per la città ogni giorno almeno cinque, sei ore. Il sistema dei servizi è tassativo perché basato sul merito e sulla responsabilità. Non vi è di fatto disoccupazione (quella nominale è fra il tre e il quattro percento), le attività economiche si sono fortemente differenziate tant’è che quella finanziaria, creduta la più importante, oggi non supera il quaranta percento del totale.
Il presidente del Consiglio dello Stato del Ticino è un dirigente, non prende indennità di sorta, lavora per la collettività pressocché gratuitamente. In quello Stato vi sono cinque auto blu, nell’assemblea Regionale siciliana 17.


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