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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
24
2012

Arrestare gli sprechi di Regione ed Enti locali


L’opinione pubblica ha una grande stima delle Forze dell’ordine perchè anche in tempi di magra rappresentano un esempio di efficienza che si concretizza in risultati. Come è noto, questi ultimi misurano la capacità di chi opera. Il resto sono chiacchiere da salotto o inutili parole delle quali i partitocrati sono maestri.
Anche le Forze dell’ordine fanno parte dei pubblici dipendenti. Solo che, dall’agente fino all’ufficiale più alto in grado, tutti hanno presente l’articolo 97 della Costituzione per assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Non si capisce perchè tutti i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici non si organizzino alla stessa maniera per ottenere risultati ben diversi da quelli miseri di tutti i giorni.
Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto. Se, cioè, il ceto politico non è in condizione di esprimere civili adatti ad amministrare gli enti, bisogna pensare ad ufficiali che possano farlo utilizzando la loro esperienza e la loro preparazione professionale.

È da approvare la candidatura del generale Vito Damiano a sindaco di Trapani. Altrettanto opportuna ci sembra la nomina del commissario straordinario dell’Azienda sanitaria di Salerno, nella persona del colonnello dei Carabinieri, torinese, Maurizio Bortoletti. In un anno di attività ha dimezzato le perdite, ha razionalizzato il magazzino, ha migliorato fortemente l’efficienza dei servizi sanitari e di quelli amministrativi, ha attivato macchinari dimenticati in un sottoscala, facendo sballare defibrillatori cardiaci e apparecchi elettromedicali inutilizzati.
L’Asl di Salerno ha più di 1,7 miliardi di debiti, 8 mila dipendenti, ma le regole non venivano rispettate. La Corte dei Conti aveva stigmatizzato fortemente, in occasione della recente inaugurazione dell’anno giudiziario, i danni che avevano fatto i precedenti amministratori e l’ottima azione messa in campo da Bortoletti.
Anche in Sicilia abbiamo un direttore torinese, Ludovico Albert, ma fino ad oggi non ha rivoluzionato l’organizzazione del suo dipartimento nè ha conseguito risultati eclatanti, anche tenuto conto che per affrontare la disorganizzazione della Pa regionale ci vogliono muscoli d’acciaio.
 
La Regione farebbe bene a prevedere la nomina dei dirigenti generali nelle persone di ufficiali di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, ma anche delle Forze militari che raggiungono una buona efficienza del loro servizio.
Nella Pubblica amministrazione italiana c’è del buono che viene sistematicamente sopraffatto dalla parte cattiva, secondo la nota legge economica di Gresham.
Il ceto politico ha il compito di selezionare la parte buona, di sostenerla e di affidarle la responsabilità primaria del buon andamento delle attività pubbliche. Per far ciò, dovrebbe attivare una sorta di decantazione al suo interno, per isolare e emarginare i peggiori, mentre dovrebbe esaltare i migliori. Per dirla in breve, dovrebbe autoemendarsi, per consentire il diffondersi di due valori primari: il merito e la responsabilità.
La Pubblica amministrazione è una sorta di stanza di compensazione delle necessità dei cittadini, i quali, per qualunque bisogno di servizi pubblici, si rivolgono ad essa.

Putroppo le risposte non sono adeguate ai bisogni dei cittadini. Ed ecco che interviene la cultura del favore, cioè chiedere qualcosa per ottenerla, raccomandandosi, piuttosto che come risposta oggettiva frutto del dover servire.
Ed è proprio la cultura del favore il brodo dentro il quale si annida la corruzione e si diseduca la gente ad ottenere ciò che ha bisogno con i propri mezzi. 
Non è che fra i civili non vi siano persone per bene e capaci, ma esse non vengono selezionate per i vertici (Regione e Comuni) in quanto non ritenute dispensatrici di favori.
Caso opposto sono gli ufficiali dei Corpi prima richiamati, i quali sanno perfettamente contrastare la cultura del favore per servire la cultura del dovere. Quanto proposto non sembri fantasioso. Certo difficile da realizzare. Ma si può fare per concretizzare il sogno di una Sicilia competitiva.
Dei politici c’è bisogno, ma di quelli capaci e onesti, che debbono avere la forza ed il coraggio di mettere fuori dalla porta gli incapaci e i disonesti.


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