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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
30
2012

Sanità al collasso, inefficienza diffusa


La sanità siciliana, che costerà anche per il 2012 più di otto miliardi, non può continuare nella sua disfunzione endemica, nonostante gli sforzi dell’assessore Massimo Russo.
La cattiva politica ha messo le mani dentro l’amministrazione in modo indebito. I direttori generali delle Asp e delle Ao non riescono ad essere autonomi e seguono indebite direttive partitocratiche per assegnare primariati, direzioni e fare nomine di vario genere, seguendo il criterio dell’appartenenza piuttosto che del merito.
Da una lettura dei curricula pubblicati sembrerebbe che i primari abbiano le carte in regola, ma poi non si spiega com’è che molti reparti non funzionino e non diano le tempestive e necessarie risposte ai cittadini che ricorrono alla pubblica sanità, anche perchè non possono fare diversamente, non disponendo di risorse finanziarie.
La percentuale di medicinali che si consuma in Sicilia è di 4 punti superiore rispetto a quella della Lombardia: uno spreco di 400 milioni circa. Avanza il danno erariale in sanità sia per imperizia e negligenza dei medici - basti pensare ai casi di asportazione di tumori falsi - sia per sprechi di denaro nel conferimento di incarichi, assegnazione di appalti o gestione dei ricoveri.

Sul piano della disorganizzazione, il culmine è rappresentato dal Centro unico prenotazioni regionale che dovrebbe costituire il fulcro per consentire ai malati siciliani di andare ove è possibile prestargli le più appropriate cure. Un centro così importante doveva essere reso operativo già da anni, mentre, forse, vedrà la luce con l’anno nuovo.
I presidi ospedalieri non vengono razionalizzati, accorpando i reparti, in modo da specializzarli in alcune branche anziché una diffusa situazione a pioggia che non serve a nessuno. La diagnostica telematica tra tutte le Asp e le Ao è un obiettivo che viene continuamente rimandato, per cui un reparto ospedaliero, che non sia completamente attrezzato, non può usufruire di altri reparti ospedalieri ubicati altrove perchè non collegato.
Nei nostri tempi, un valore aggiunto è costituito dalle sinergie e l’assessore al ramo vorrà convenire che in Sicilia la sanità non è un sistema, ma un insieme caotico di tanti pezzi che non combaciano fra loro, anzi spesso collidono.
 
Siamo pronti a pubblicare esempi di efficienza e invitiamo l’assessore, i direttori generali di Asp e Ao a comunicarceli tempestivamente, lieti di pubblicare che qualcosa funzioni.
Tutto il versante delle cliniche private non funziona adeguatamente, salvo luminose eccezioni che costituiscono esempi da imitare. Il servizio ispettivo delle Asp fa di tutta l’erba un fascio, taglia i Drg in modo lineare, mentre dovrebbe operare in modo chirurgico: dare merito a chi ce l’ha e togliere risorse a chi non ha qualità adeguata.
Il settore privato si regge con i Drg e con le rette, quello pubblico, invece, si regge con i Drg e i finanziamenti extra che gli fornisce indebitamente l’assessorato alla Salute. Il che è contrario al principio di autonomia, secondo il quale ogni ente pubblico deve pareggiare le uscite con le proprie entrate. Diversamente la testa va mozzata.
Le inchieste che fa l’assessorato  dovrebbero seguire i meccanismi di quelle giudiziarie, com’è perfettamente noto a Russo, ex magistrato, e, cioè, con la valutazione di moventi, mezzi e opportunità. Chi violi le norme portate dalle leggi nazionali e regionali e, ancor più, chi violi le norme etiche deve essere cacciato e la notizia resa pubblica sui mass media.

L’idea di creare consorzi fra i medici di famiglia, in modo da tenere aperti h 24 per sette giorni gli ambulatori per necessità più lievi (pensiamo al codice bianco), è sicuramente vantaggiosa per Asp e Ao, ma occorre trasferire risorse dalle stesse ai medici perchè non si può pensare di onerarli di ulteriori spese.
La sanità pubblica in Sicilia necessita di un profondo riordino anche perché è inaccettabile che un posto letto pubblico costi 870 euro al giorno se occupato e 700 euro se non occupato. è inaccettabile che oltre tremila dipendenti 118 siano stati trasferiti dalla Sise alla Seus, il che comporta che ogni intervento di ambulanza costi in media 500 euro. Non parliamo di quanto ne costi uno effettuato con l’elicottero.
Nessuno se ne abbia a male se continuiamo a mettere il dito nella piaga. Lo facciamo nell’interesse del popolo siciliano che non ha voce e contando sul fatto che professionisti intelligenti, capaci e onesti, prestati alla politica, mettano in atto le loro capacità per ribaltare l’attuale insostenibile situazione.


Tags: Sanità
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