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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Apr
14
2012

Bilancio della Regione, il mistero continua


Dai lavori della commissione Bilancio 2012 dell’Ars (con la partecipazione di membri del Governo) della settimana che si conclude, non sembra che il ginepraio sia stato risolto. Per quanto ne sappiamo, i manipolatori di tale bilancio non hanno provveduto a tagliare le uscite, in modo che quelle obbligatorie vadano coperte da entrate vere e non fittizie.
Ecco qual è il guaio che non è stato affrontato: la mancanza di volontà di compilare un bilancio vero, a cominciare dalla decodificazione in un elenco chiaro e intellegibile per tutti, della voce che pareggia entrate e uscite, denominata Avanzo finanziario.
Tale posta rappresenta all’incirca i quattro decimi del documento, il che corrisponde ad un’anomalia non solo contabile ma anche sociale, politica ed economica.
Politica, perché il documento fondamentale che regola la Regione, non veritiero, inganna i cittadini; sociale, perché le uscite non coperte da entrate sicure non potranno essere effettuate, con grave sofferenza del tessuto sociale e di quello economico. 

Continua il mistero del come le istituzioni regionali (Assemblea e Giunta di Governo) intendano superare le forche caudine del commissario dello Stato, prefetto Aronica, il quale nel suo rigoroso comportamento non potrà ammettere entrate fasulle o spese non coperte dalle entrate sicure. Il rischio d’impugnativa del documento contabile è possibile con il conseguente scioglimento dell’Assemblea regionale e nomina dei commissari parlamentari.
Forse è proprio questo il vero obiettivo cui mira il ceto politico regionale: essere stato costretto a mollare tutto perché poi il lavoro di taglio e cucito sia effettuato da estranei. Un modo furbesco per non prestar fede alle proprie responsabilità, soprattutto a quelle della diligenza del padre di famiglia che ha il dovere di tenere in ordine i propri conti.
La questione di fondo riguarda le uscite per impegni presi negli anni precedenti nei confronti di dipendenti, consulenti, servizi, fornitori e via elencando. Questi impegni rischiano di non essere mantenuti per carenza di liquidità. Le acrobazie contabili non funzionano, salvo che in un momento, e questo momento è già stato superato.
 
Il peggio del quadro che descriviamo, pronti a pubblicare qualunque smentita provata, è che non essendoci risorse, salvo quelle destinate all’improduttiva spesa corrente, non si possono cofinanziare i fondi europei, con l’aggravante che non si realizzano le opere e non s’immette finanza nel mercato siciliano.
Un’asfissia per le imprese del settore delle opere pubbliche e, per conseguenza, per tutti i lavoratori che inevitabilmente, in carenza di commesse, vengono mandati a casa.
Il Governo e l’Assemblea regionale con i loro comportamenti discriminano la maggior parte dei siciliani per privilegiare quella stretta minoranza di essi che lavora nel settore pubblico. Infatti, gli stipendi di costoro vengono sempre puntualmente pagati, essi non vanno mai in cassa integrazione, né vengono licenziati per improduttività o per esubero.
Per contro, i dipendenti del settore privato vengono licenziati, non sempre percepiscono l’indennità di disoccupazione e le loro famiglie versano in gravi condizioni, mentre le famiglie dei dipendenti pubblici continuano a fare la loro vita come se nulla accadesse.

Il comportamento del ceto politico, con questa evidente discriminazione commette un’ignominia sociale e dimentica il principio francescano secondo il quale quando c’è poco pane esso va diviso fra tutti.
Di questo comportamento iniquo esso dovrà rispondere alle prossime elezioni, quando dovrà fronteggiare il rancore e lo sdegno di tutti quei siciliani discriminati, come prima si scriveva, che sono maggioranza contro il gruppetto dei privilegiati, annidati nelle camere blindate del settore pubblico.
Tuttavia, il nostro ottimismo ci porta a pensare che l’Assemblea regionale e il Governo, con un moto di resipiscenza inaspettato, entri nel vivo della spesa improduttiva e tagli quella parte che serve a pochi e danneggia tanti. Le voci da tagliare sono state da noi puntualmente elencate e anche oggi le ripubblichiamo nelle pagine interne.
Preferiamo vedere il bicchiere mezzo pieno. Ci auguriamo che anche i responsabili istituzionali della Sicilia facciano altrettanto.


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