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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
08
2012

Francia e Grecia due svolte politiche


François Hollande ha vinto con poco meno del 52% dei voti. Dopo 17 anni i socialisti conquistano la presidenza della Repubblica francese. In effetti dovremmo dire che è stato Nicolas Sarkozy a perdere perché, durante il quinquennio, ha commesso errori politici vistosi e soprattutto non si è occupato adeguatamente di equità fra le varie fasce della popolazione, di razionalizzazione dell’emigrazione e di sviluppo.
La Francia ha una maggioranza di elettori di Centrodestra. Vince il Centrosinistra, in questo caso gli alleati di Hollande sono stati Bayrou (il Casini francese) e Melenchon (il Vendola francese). Ma il sistema elettorale consente di eleggere il presidente della Repubblica in base alle valutazioni che fanno i singoli elettori, senza essere filtrate dai partiti.
Le prossime elezioni legislative del 20 maggio per i deputati dell’Assemblea nazionale si svolgeranno col sistema a due turni, il che consentirà di tagliare le ali estreme e quindi di avere la maggioranza o del partito di Sarkozy o di quello di Hollande.

Quest’ultimo ha già la maggioranza al Senato. Tuttavia il presidente della Repubblica francese ha forti poteri, come quello americano, ma quando non ha la maggioranza nei due rami del Parlamento deve negoziare con l’opposizione. Il che non gli impedisce di fare la sua politica e di adottare il suo cronoprogramma se non si perde dietro a tutti i benaltristi e i conservatori, i quali fanno di tutto purché non si effettuino le riforme.
In Germania, il partito della Merkel ha vinto di un soffio le elezioni nel piccolo land Schleswig-Holstein e tuttavia dovrà stare attenta a continuare nella sua politica di rigore per questa ondata di protesta che la Sinistra sta cavalcando.
La Merkel non ha ben comunicato ai partner europei il giusto principio sul quale si è attestata: i conti di ogni partner devono essere in equilibrio, per evitare un’indebitamento che travalichi il parametro del 60% del rapporto fra debito sovrano e Pil di ogni Paese.
Ma non ha comunicato che, all’interno di questa camicia di forza, gli Stati non possano promuovere sviluppo. Tutt’altro. Basta che taglino la spesa pubblica inproduttiva, in modo da recuperare risorse per investimenti e opere pubbliche.
 
In Grecia, Nuova Democrazia, il partito di Centrodestra, è stato quasi dimezzato ed ha preso solo 58 seggi. Ma ha guadagnato il premio di maggioranza di 50 seggi, cosicché risulta presente nel Parlamento con 108 seggi.
Il Partito socialista, secondo, è stato anch’esso dimezzato ed ha riportato 50 seggi ma, se i due partiti che hanno guidato il risanamento delle finanze pubbliche, di cui hanno avuto la massima responsabilità, si coalizzassero, sarebbero a un soffio dalla maggioranza di 151 seggi su 300.
Mancano loro due seggi, anche se risulta evidente che, con appena due seggi di maggioranza, non si può governare una situazione difficilissima come quella della Grecia.
Il reportage dei giornalisti presenti nel Paese ellenico ha fatto molta confusione descrivendo uno scenario in toni cupi, anche se abbastanza complicato. Era del tutto pacifico che una moltitudine di greci, per protesta, desse i suoi suffragi alle due ali, cosicché saranno presenti in Parlamento i Neonazisti da un canto e i fratelli vendoliani dall’altro.

Tuttavia sono presenti anche altre piccole forze non estreme che potranno riunirsi nella coalizione di maggioranza che non ha scelta: deve proseguire nell’opera di risanamento dei conti pubblici conseguenti alla dissennata opera degli stessi partiti (Democristiano e Socialista) che hanno rovinato la Grecia in questi ultimi 20 anni.
L’Europa guarda con molta attenzione l’evoluzione del processo politico della piccola repubblica mediterranea, abitata da appena 11 milioni di persone, poco più del doppio della popolazione siciliana. La sua destabilizzazione economica e monetaria può creare problemi all’Euro, anche se non esiste la sua possibilità di uscita dalla moneta unica perché il trattato di Maastricht non lo consentirebbe e perché il popolo greco si ridurrebbe alla fame e alla miseria più nera.
Certo, nell’ambito della politica di assoluto rigore, quella spesa pubblica va ulteriormente tagliata, per destinare le risorse emergenti ad investimenti. Il Pil della Grecia è crollato in pochi anni del 20%; solo con gli investimenti riprenderà una faticosa salita.


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