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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
10
2012

La cultura va considerata materia prima


L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha espresso il suo punto di vista: Con la cultura non si mangia. Come ipotetico successore di Jean-Baptiste Colbert e di Quintino Sella non ci aspettavamo da lui una tale battuta folkloristica priva di fondamento. Invece, con la cultura si mangia, eccome, anche perché essa va considerata né più e né meno come una materia prima.
La cultura produce ricchezza in diverse direzioni. La prima è indiretta. Infatti, l’arricchimento di elementi mediante il nutrimento costante ed approfondito delle informazioni sviluppa l’intelligenza e quindi la capacità e l’inventiva.
Sono proprio capacità ed inventiva gli strumenti indispensabili per formulare progetti. Da esse, chi ce la fa, ottiene le realizzazioni che, se sono ben fatte, danno risultati sociali ed economici.
La ricchezza non viene prodotta esclusivamente da processi in cui  sono combinati i fattori lavoro e capitale. La ricchezza, in senso lato, viene prodotta anche nei servizi sociali o nella scrittura di libri.

La cultura va considerata materia prima. Sembra un’affermazione lapalissiana. Nel termine cultura bisogna comprendere la conoscenza;  l’insieme delle cognizioni intellettuali di cui è dotata una persona; è dottrina, è  istruzione.
La cultura è anche una profonda rielaborazione, non solo intellettuale, ma anche spirituale, delle nozioni acquisite nei vari rami del sapere. Essa serve alla formazione della personalità morale dell’uomo ed anche all’educazione del gusto.
Non è vecchio il concetto di cultura, ma proprio dell’età moderna. Infatti, nel mondo antico e medievale, i due ideali di vita attiva e vita contemplativa si contrapponevano: l’uomo che vive praticamente la vita di tutti i giorni, e l’altro che aspira alla conoscenza dell’eterna verità.
Nell’età moderna, invece, si afferma sempre più il principio che non c’è scienza e conoscenza senza valore, che si dà alla vita e all’ideale dell’uomo colto, che abbia una ricca personalità e la capacità di innovazione anche morale tesa ad ottenere risultati.
 
La cultura non è un contenitore che comprenda nozioni. Esso comprende l’esperienza che si accumula vivendo ogni giorno, affrontando i problemi, cercando soluzioni e raggiungendo risultati. Paradossalmente, anche il contandino può essere  colto, perché dotato di una saggezza popolare che gli dà una conoscenza materiale dei fatti, naturalmente con i dovuti limiti.
Nella cultura si comprende la professionalità con la quale ogni persona che lavora, dipendente o autonomo, esercita il proprio mestiere. Se sa cosa fare, e lo sa fare bene, è persona colta. Non lo è chi non sa far nulla ma lo reclamizza bene.
Vi sono i falsi colti, coloro che parlano a vanvera senza alcuna conoscenza. Non solo non sanno cosa dicono, ma cercano di farlo passare per vero.
Nel concetto di cultura c’è anche quello di onestà. Ammettere i propri limiti e le proprie deficienze è il primo gesto di cultura. Infatti, c’era chi sapeva di non sapere, ma non molti sanno chi egli sia.

Ognuno di noi deve avere la consapevolezza di ciò che sa, ma soprattutto la consapevolezza di ciò che non sa, che è di una vastità enorme se ci consideriamo, come diceva una vecchia canzone, nullità .
Guai ai presuntuosi, a quelli che sanno tutto, agli imbonitori, a coloro che urlano pensando di farsi ragione  e ad altri che ragionano con i piedi anziché con il cervello, forse perché non ce l’hanno. Tutti abbiamo materia grigia in quantità più o meno normale. è noto, però, che essa viene adoperata per meno di un terzo. Bisognerebbe fare ogni sforzo per allenarla a rendere molto.
C’è chi, invece, la usa di più, compiendo anche notevoli sforzi per allenarsi sempre più intensamente, in modo da sfruttarla al massimo. Un primo ingrediente è la volontà, un altro è il sacrificio. I due ingredienti, devono essere utilizzati senza risparmio.
Se vogliamo ce la possiamo fare, non arrendendoci mai di fronte alle difficoltà, ma alimentando le nostre capacità di superarle. In questo ci supporta fortemente  la cultura.


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