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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
16
2012

Ordinaria eccezionalità, straordinaria ordinarietà


Ogni giorno sentiamo nelle televisioni, e leggiamo sui giornali, ricette e cure per risolvere i problemi della società del nostro Paese, malato in tante sue parti. Si invocano provvedimenti straordinari, azioni miracolistiche, con l’intervento di taumaturghi, di cavalieri bianchi, di illusionisti e maghi di vario tipo.
L’unica cosa di cui non si parla è ripristinare nella nostra società, ed in tutte le sue articolazioni, l’ordinaria amministrazione, magari una straordinaria ordinarietà.
Che significa ordinaria amministrazione? Significa avere regole chiare, semplici ed efficienti; significa che tutti le osservino con puntualità, diligenza e senso della misura. In altri termini, ognuno di noi dovrebbe fare semplicemente il proprio dovere. Se così accadesse, tutto funzionerebbe bene e si espanderebbe nella società l’equità tanto invocata.

Certo, per uscire dal tunnel in cui si trova l’Italia, occorrono provvedimenti di varia natura, economici e sociali, che consentano di stoppare l’andazzo negativo che dura dagli anni 80, invertire il processo e farlo diventare positivo. Quindi, sono indispensabili provvedimenti eccezionali, che potremmo definire di ordinaria eccezionalità.
Vi sono situazioni patologiche per le quali occorrono terapie straordianarie, ma esse devono produrre il risultato di far guarire il paziente, oppure lo stesso muore, anche se in molti casi rimane in una situazione di convivenza con la malattia, che certo non è un bel vivere.
Gli squilibri sociali che si sono verificati, in Italia, in questi trent’anni,  sono conseguenza del comportamento di tanti responsabili delle Istituzioni statali, regionali e locali, che si sono comportati da incapaci e da vampiri della società.
Non c’è nessuna parte della popolazione che possa dire di essere immune da colpe. Non solo i ricchi, le corporazioni, i professionisti e gli imprenditori, ma anche i sindacati che rappresentano, o dovrebbero rappresentare, la fascia più debole della popolazione, che hanno agito appropriandosi di risorse con cui hanno costituito cospicui patrimoni, e senza il minimo di equità che obbliga a rinunziare agli egoismi.
 
Quando c’è qualcosa che non va, molti invocano interventi straordinari. Costoro sono in malafede o incompetenti. Per tutti, ricordiamo l’inutile creazione degli interventi straordinari per il Mezzogiorno, attraverso la famigerata Cassa. Risultato: il Sud è rimasto nelle stesse condizioni di prima, anzi il divario con il Nord è aumentato.
Il rimedio, quindi, non consiste in interventi straordinari, ma nel mettere in condizioni di funzionamento ordinario qualunque struttura, qualunque ente, qualunque associazione.
è proprio il rispetto delle attività ordinarie che induce tutti a funzionare con buon senso, evitando di sentirsi eroi, che esistono solo in momenti storico-sociali fuori dall’ordinario.  Chi persiste nella richiesta di atti straordinari, in effetti, non vuole rimettere a posto proprio niente.

Il buon senso e l’equità dovrebbero guidare le azioni delle persone, soprattutto di quelle che hanno responsabilità. Intendiamoci, non solo responsabilità istituzionali, ma in quelunque versante del lavoro, persino nel settore no profit (Terzo settore) nel quale l’attività che si svolge dovrebbe essere tutta a favore degli altri.
In questo Terzo settore agiscono anche Club service e soggetti di varia natura, i quali non fanno l’ordinaria amministrazione, cioé l’osservanza dei loro scopi associativi, ma si limitano, spesso, a dibattere e discutere, con formalismi fuori dalla realtà e fuori dagli scopi che, sulla carta, si prefiggono di raggiungere.
Farebbero bene, meglio, a parlare di meno e agire di più. Dove? Sul territorio, a contatto con le persone bisognose, cui prestare il servizio, cui venire incontro ai loro bisogni.
Compito di tutte le associazioni del Terzo settore, Club service compresi, è quello, non secondario, di dare voce a quel ceto di popolazione che voce non ha, cioè le fasce più deboli. Una voce indirizzata alle Istituzioni, nazionale, regionali e locali, per indicare correttivi e cambiamenti delle loro azioni, volte al benessere dei cittadini e non a quello proprio. Chi non avesse chiaro qual è il proprio compito non può sentirsi Cittadino, ma succube di altri e del proprio egoismo.


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