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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
18
2012

Regione sul baratro. Tagliare per crescere


Che la Regione sia sull’orlo del baratro, anche se poco se ne vede sui giornali e nelle televisioni regionali, è un dato ormai acquisito. Basta guardare la situazione finanziaria che definire fallimentare è poco.
La dissennata attività clientelare di questi ultimi decenni, con l’ampliamento indiscriminato, inutile e dannoso dello stipendificio pubblico di amministrazioni regionale e locali, enti di vario genere, istituti, partecipate regionali e comunali e via enumerando, ha spinto sempre di più la Sicilia in una recessione molto più grave di quella nazionale.
Qui sono state tagliate le risorse per le opere pubbliche e per gli investimenti, mentre sono state aumentate le uscite per stipendi, consulenze, indennità, gettoni e così via. Una scelta scriteriata, di cui tutto il popolo siciliano sta pagando le dolorose conseguenze e, peggio, i nostri figli pagheranno ancora di più.
Le istituzioni regionali e locali (non vi è un solo Comune - dei 390 -  iscritto all’Associazione nazionale dei Comuni virtuosi) anzichè elaborare e realizzare un progetto di crescita, si sono perse nei rigagnoli della partitocrazia, dimenticando la vera politica, fatta di scelte basate su merito, responsabilità e interesse generale.

Da queste colonne lanciamo il monito sociale, che proviene dalle lettere e dalle email che riceviamo in redazione, dai nostri collaboratori sparsi in tutta la Sicilia, dalle inchieste multiple che stampiamo ogni giorno, sia alla Regione che ai sindaci: mettete in ordine i conti, tagliate le spese per destinare le risorse emergenti a opere pubbliche ed investimenti.
Il monito è più pressante nei confronti dei sindaci che invitiamo a iscriversi il più presto possibile all’Associazione nazionale dei Comuni virtuosi. Per poter ottenere tale iscrizione, le amministrazioni comunali devono rispondere a diversi requisiti. Ne citiamo alcuni: 1. Avere il Piano aziendale, nel quale sono indicate con chiarezza le quattro parti essenziali (programmazione, organizzazione, gestione e controllo). Da esso scaturiscono le figure professionali di tutti i livelli necessari per produrre i servizi da rendere ai propri cittadini; 2. Redigere un bilancio vero e reale, limitando all’osso le uscite, con l’eliminazione di quelle improduttive e clientelari.
 
Proseguiamo: 3. Istituire il Nucleo investigativo interno per combattere la corruzione ed il Nucleo tributario locale per scoprire gli evasori e obbligare i morosi a pagare; 4. Rivedere tutte le procedure interne, semplificandole e riducendo al minimo i tempi per il rilascio di qualsivoglia autorizzazione o concessione o altro documento richiesto da imprese e cittadini. Tali procedure devono ricevere il certificato europeo di qualità della serie Iso; 5. Da ultimo, nominare una società di revisione iscritta alla Consob per la certificazione dei bilanci, in modo che i dati esposti siano attendibili.
Ci scuseranno i pazienti lettori se ripetiamo monotonamente queste cose, ma siamo costretti a farlo, e lo faremo, fino a quando gli interlocutori istituzionali non entreranno nell’ordine di idee che sono al servizio dei cittadini, dai quali hanno ricevuto un mandato per amministrare bene, non in qualunque modo.
Attendiamo che i sindaci ci comunichino di avere imboccato questo percorso che li porta, in tempo ragionevole, ad ottenere, ripetiamo, l’iscrizione all’Associazione nazionale Comuni virtuosi.

Torniamo alla Regione. Che sia in default è chiaro a tutti. Quando il presidente, Raffaele Lombardo, dice che promulgherà il disegno di legge approvato dall’Assemblea e impugnato dal Commissario dello Stato (non del governo) dinnanzi alla Corte Costituzionale, relativo all’autorizzazione a stipulare un nuovo mutuo da 500 milioni, afferma una sua prerogativa.
Però essa è priva di contenuto. Primo, perchè comporta una responsabilità patrimoniale personale oltre che politica, nel caso la Corte Costituzionale accogliesse gli equilibrati motivi di ricorso del prefetto Aronica. Secondo, perchè non sappiamo quale possa essere quell’istituto di credito che stipuli un mutuo alla Regione Siciliana, non supportato da una legge.
Tutto ciò non è realistico e fanno male i cinquantamila clienti, che aspettano inutili stipendi e indennità, a sperare nella Provvidenza.
Alla Regione non resta che tagliare la spesa improduttiva, per innestare la crescita, essenziale come l’aria che respiriamo.


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