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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
26
2012

In rete i bilanci di Regione e Comuni


Quando si chiedono i dati relativi ai bilanci di cassa e di competenza, gli uffici di Regioni e Comuni fanno muro di gomma, perchè non sono abituati a subire il controllo che l’opinione pubblica esercita attraverso la stampa.
Burocrati permalosi ed ignoranti, i quali non sono nell’ottica del servizio e neanche in quella del rendiconto. Peraltro, nè presidenti di Regioni nè sindaci sono abituati ad effettuare una relazione almeno semestrale nella quale dovrebbero essere messi in evidenza i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi fissati nel loro programma.
Il peggio di quello che scriviamo è che neanche i dirigenti generali dei dipartimenti di Regioni e Comuni sono abituati a relazionare semestralmente il raffronto fra obiettivi e risultati. Eppure, come nel caso della Sicilia, tutti codesti dirigenti generali percepiscono il premio di risultato. Le persone di buon senso si chiedono come possano percepire tale premio senza prima accertare che il risultato sia stato conseguito.

Ecco che dovrebbe intervenire una legge dello Stato che obbligasse Giunte regionali e amministrazioni comunali non solo a mettere sul sito il bilancio sintetico ed i relativi dettagli, non solo le relazioni che il collegio dei revisori effettua periodicamente, ma anche tutti gli aggiornamenti e gli assestamenti di bilancio approvati con delibera di Giunta e di Consiglio.
Tutto questo, espresso così semplicemente, renderebbe trasparente l’amministrazione regionale o comunale e consentirebbe ai cittadini, torchiati dalle imposte, di controllare se le spese effettuate siano state qualificate oppure effettuate secondo logiche quantomeno inefficienti.
Pubblicare su internet le azioni principali di un’amministrazione regionale e comunale, indipendentemente dagli strumenti legislativi e amministrativi, sarebbe anche un segno di civiltà e di rispetto dell’opinione pubblica. Sarebbe il riconoscimento che i contribuenti hanno il diritto di sapere e, d’altra parte, amministratori e amministrativi hanno il dovere di fare conoscere quello che accade nel palazzo. Un palazzo di vetro, si diceva, trasparente e visibile anche dall’esterno. Quasi sempre non è così.
 
In questi giorni abbiamo letto il Quadro generale riassuntivo del bilancio di competenza della Regione siciliana per l’anno finanziario 2012. Esso è falso in base ai seguenti rilievi: a) sono previste entrate correnti per 14,1 miliardi e spese correnti per 15,1 miliardi. Anche un incompetente capisce che non si può varare un bilancio in cui le entrate correnti non siano almeno uguali alle spese correnti.
Poi è scritta una posta fra le entrate relativa ad accensioni di prestiti per 558 milioni. Il relativo disegno di legge, approvato dall’Assemblea per l’accensione di un mutuo, è stato impugnato dal Commissario dello Stato (non del Governo) davanti alla Corte costituzionale e, nonostante il proclama del presidente della Regione, tale disegno di legge non è stato ancora promulgato, e, secondo noi, non lo sarà.
Vi è una terza anomalia e cioè che spese ed entrate sono pareggiate da una posta intitolata avanzo finanziario per ben 9,4 miliardi. Nonostante le nostre ripetute ed insistenti domande effettuate alla Ragioneria generale della Regione, tale ammontare rimane un insondabile mistero.

A chi ha modeste competenze contabili risulta abnorme che un bilancio possa avere una voce di compensazione di tale entità, i cui dettagli restano misteriosi.
L’analisi precedente dimostra che la Regione è tecnicamente in default, le casse sono prosciugate, gli stipendi dei dipendenti sono a rischio, le opere pubbliche sono bloccate.
Non si vede all’orizzonte la possibilità di cofinanziare i fondi strutturali europei, con l’ulteriore aggravante che nessuna risorsa finanziaria viene immessa nel mercato. Un vero disastro che ha precise responsabilità politiche e amministrative e che fa retrocedere la Sicilia ancor più delle altre regioni del Sud e dell’intero Paese.
Queste cose vanno dette, ripetute e ripetute ancora, perchè l’indignazione della gente monta ogni giorno, in quanto non vede i propri bisogni di servizi soddisfatti, ma accerta che una categoria di privilegiati, quali sono i dipendenti pubblici ed i deputati regionali, continuano a vivere come se la crisi non esistesse. Come sanno, invece, disoccupati, cassaintegrati ed esodati.


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