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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
21
2012

Stipendificio e clientes. La Regione è finita ko


L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, che non riesce a farsi nominare presidente dell’Irfis-FinSicilia, è disperato. Dichiara tutti i giorni che la cassa della Regione è a secco, con ciò accertando ufficialmente il dissesto del massimo Ente della Sicilia.
Un dissesto perseguito con pervicacia dall’attuale Governo regionale, che ha moltiplicato il numero dei dipendenti aumentando la spesa improduttiva, senza, invece, tagliarla con l’accetta non soltanto per mettere i conti in ordine - come il Quotidiano di Sicilia chiede da anni - ma per ricavare risorse necessarie e co-finanziare i fondi europei. Questi, in assenza di tali risorse, rimangono bloccati.
Il mancato taglio della spesa improduttiva è stato una malattia contagiosa, perché neanche i Comuni hanno proceduto in questa direzione in maniera sufficiente per far emergere le somme necessarie agli investimenti. Dissennatezza e pessima amministrazione di Governo regionale e sindaci, unicamente alla ricerca del consenso clientelare basato sui favori riservati ai privilegiati, hanno fatto sì che la situazione attuale diventasse realtà.

Stipendificio e clientelismo del ceto politico cattivo, alias i partitocrati, ovvero i senzamestiere, hanno messo ko la Regione. Il peggio di tutto questo quadro è che la cassa è a secco ma i 21 mila cedolini di dipendenti e dirigenti, le indennità di formatori, forestali, dipendenti della Resais e delle altre partecipate in perdita, vengono pagati puntualmente. Come dire: soddisfiamo le necessità dei privilegiati e fottiamocene dei siciliani. Centomila contro quattro milioni e novecentomila.
La situazione è insostenibile. Abbiamo più volte suggerito cosa e come fare per ribaltarla, beninteso, in accordo con illustri economisti e manager pubblici e privati che pensano e lavorano per soddisfare l’interesse generale e non quello privato e particolare.

Proviamo a riassumere i rimedi:
1. Stipulare un contratto di solidarietà con i 21 mila dipendenti e dirigenti che preveda la riduzione del 20 per cento dei loro compensi, con l’eliminazione totale di straordinari, premi e altre indennità supplementari allo stipendio nudo e crudo.
2. Abrogare la Lr 44/65 di modo che l’Ars costi 67 milioni e non 167.
3. Sanità: tagliare 400 milioni di spesa per farmaci in più rispetto alla media nazionale. E tagliare altri 400 milioni riorganizzando e accorpando i servizi tra ospedali e presidi sanitari, nonché riducendo il personale delle Aziende sanitarie provinciali.
4. Abrogare la lr 9/86 con la contestuale trasformazione delle Province regionali siciliane in Consorzi di Comuni, secondo le prescrizioni dell’articolo 15 dello Statuto siciliano, con un risparmio di oltre 500 milioni di euro.
5. Eliminare tutte le auto blu e relativi autisti e manutenzione, a eccezione di un’unica auto per il presidente. Assessori e dirigenti possono circolare in taxi o con Ncc (Noleggio con conducente).
6. Taglio di tutti i consulenti e utilizzo delle risorse professionali interne, licenziando tutti i dirigenti che non possiedano le professionalità per assolvere al loro compito. Come è noto, i dirigenti possono essere licenziati senza alcuna motivazione, ovvero per la loro incompetenza.
7. Trasferire la gestione dei 15 mila pensionati regionali all’Inpdap, eliminando costi di gestione di circa 10 milioni di euro.
8. Informatizzare tutti i servizi regionali in tempi brevi, in modo che le richieste di cittadini e imprese vengano soddisfatte esclusivamente per via telematica. Così il tasso di trasparenza aumenta sensibilmente e, con esso, l’efficienza e la velocità di evasione (comunque fissata in 30 giorni, pena sanzione a carico dei dirigenti responsabili).
9. Istituire, assessorato per assessorato, Presidenza compresa, i Niai (Nuclei investigativi affari interni) con lo scopo di accertare i casi di corruzione e inefficienza interna. Tali nuclei devono essere composti da professionisti integerrimi estranei all’apparato regionale.

Sembra monotono ripetere queste cose, ovvie e banali. Noi lo continuiamo a fare perché l’opinione pubblica, smemorata, sappia che i rimedi ci sono. Chi non li adotta è colpevole e non può essere perdonato, né votato.


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