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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
28
2012

Regione siciliana, spendere meno spendere meglio


È notizia di questi giorni che la Regione a secco di denaro, praticamente in dissesto, ha tagliato i contributi per i trasporti navali e su gomma: i trasporti su ferro in Sicilia praticamente non esistono. Ma i cedolini dei dipendenti, gli onorari per consulenze e parcelle, le indennità e i premi dei dirigenti e quelle per i deputati regionali (20 mila euro al mese), nonché le pensioni d’oro e quelle non meritate - perché liquidate col metodo retributivo - vengono pagate regolarmente e puntualmente.
Si tratta di un comportamento inqualificabile sul piano sociale, dell’equità e politicamente scorretto. La Regione continua a soddisfare 100 mila privilegiati negando il giusto a quattro milioni novecentomila siciliani, che hanno gli stessi diritti oltre che gli stessi doveri, in base all’art. 3 della Costituzione. è proprio questo comportamento che farà perdere questo ceto politico, intriso in questi atteggiamenti asociali e incapace di guardare la realtà.

Sono quattro i settori su cui dovrà puntare per la crescita la prossima legislatura: burocrazia, energia, cantieri e competitività.
La burocrazia dev’essere profondamente rivoltata, affidando a non più di cento dirigenti su 1.820, scegliendo i più bravi e competenti, questa riforma, pilotata da esperti e manager della McKinsey, della Arthur Andersen, della Kpmg o da altri, di modo che possano essere tagliate le procedure, semplificandole, e fissati obiettivi precisi agli stessi dirigenti, che le società di consulenza prima indicate controllino in un tassativo cronoprogramma.
I dirigenti che sgarrano vengono mandati a casa come prevede il loro contratto. Ricordiamo ancora che il dirigente non è un dipendente, nel senso che il suo contratto è basato sul rapporto fiduciario con il datore di lavoro, in questo caso la Regione, e per essa presidente e assessori.
Naturalmente, va redatto il Piano aziendale generale e quello per ogni branca aministrativa, in modo da determinare il corretto fabbisogno di figure professionali per la produzione dei servizi.
Energia verde. è il futuro dell’economia per due questioni: perché essa soppianterà nei prossimi 30 anni quella fossile. E perchè è un settore in grande sviluppo, per la sua innovazione.
 
Cantieri. L’apertura dei cantieri per opere su fondi comunitari a livello regionale e comunale è urgentissima. Giovedi 21 abbiamo pubblicato una maxi-inchiesta sulle somme impegnate e spese relative a fondi Ue, Fas e al cofinanziamento regionale. Ebbene, su 18 miliardi disponibili, dopo sei anni del Piano 2007/2013, sono stati impegnati appena 5,7 miliardi e, vergogna delle vergogne, spesi solo 2,1 miliardi (l’11,8%).
Però, nessuno dei dirigenti responsabili è stato cacciato, come invece si doveva fare, dato il fallimento della loro azione, mentre hanno continuato a percepire regolarmente sia gli stipendi che, paradossale, i premi per non aver raggiunto gli obiettivi.
Naturalmente, in quello che scriviamo non c’è niente di personale, ma solo una valutazione a disdoro dei dirigenti medesimi e degli assessori inerti, muti, sordi e ciechi di fronte ai comportamenti disastrosi di coloro che hanno responsabilità amministrative.

Competitività. Quanto prima scritto refluisce in un’unica parola: competitività. Una regione come la nostra, nella quale la burocrazia rema contro l’economia, i cantieri restano chiusi, i piani per l’energia verde si fermano nei cassetti (naturalmente non ci riferiamo al dannosissimo rigassificatore di Priolo, la cui istanza dovrebbe essere definitivamente respinta) non ha nessun elemento di competitività. Anche perché il sistema delle imprese che lavorano in Sicilia (locali, nazionali e internazionali) è ostruito continuamente nelle sue attività quando ha bisogno di autorizzazioni e concessioni pubbliche.
Tutti i servizi locali sono affidati dai Comuni a proprie società figlie, nelle quali sono stati inseriti migliaia di privilegiati nei consigli di amministrazione, nei collegi sindacali e negli organici. I trombati, gli affiliati ai padrini dei partiti, hanno trovato collocazione e continuano a succhiare il sangue dei siciliani che faticosamente pagano le imposte. Poi vi sono anche i siciliani disonesti che le evadono in tutto o in parte.
Si può affermare che la Regione deve spendere meno e spendere meglio.


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