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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ott
17
2009

I sindaci portino a casa 1,5 miliardi di euro


Non ne possiamo più di sentire la maggioranza dei 390 sindaci siciliani lamentarsi che non hanno soldi e urlare perché la Regione, finalmente, ha dichiarato di tagliare il finanziamento ai precari che i Comuni mantengono inutilmente.
Nel momento in cui i sindaci vengono messi di fronte alle proprie responsabilità e, cioè, devono gestire il loro apparato con minori risorse, vengono messe a nudo le loro insufficienze e incapacità di mantenere gli impegni che hanno preso con i propri cittadini mediante il programma politico.
La loro carenza è talmente grande che omettono l’obbligo di legge di comunicare ai propri mandanti, mediante la relazione semestrale, le tappe dell’attuazione del programma. E per questa omissione, che indica opacità e voglia di nascondere la realtà, nessun sindaco salta o viene revocato dal suo mandato, perché i consiglieri comunali non hanno alcuna voglia di andarsene a casa, coperti come sono da indennità e privilegi di ogni genere e tipo. Tant’è che, in occasione delle elezioni comunali, c’è la corsa fra migliaia e migliaia di cittadini, in maggioranza senza lavoro, che aspirano a una indennità equivalente a uno stipendio. Una vergogna siciliana.

Dunque, i sindaci siciliani che hanno una pletora di dipendenti inutili, possono tagliare quella parte dell’organico che non è necessaria allo svolgimento dei servizi. Ma anche tagliare consulenze, competenze, consigli di amministrazione di partecipate, assessori, gettoni di presenza, auto di servizio, autisti, telefonini e migliaia di scrivanie in più nelle quali si siedono dipendenti che non sanno cosa fare.
Questo è il quadro della disorganizzazione generale, nella quale fanno eccezione tanti Comuni e tanti sindaci virtuosi che, in quanto tali, riescono a chiudere i propri bilanci in pareggio, pur producendo buoni servizi e realizzando infrastrutture innovative. I bravi ci sono e vanno indicati e premiati. I sindaci incapaci vanno invece additati al pubblico ludibrio.
 
Il dirigente generale del Dipartimento Urbanistica dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente ci comunicava, nell’ultimo forum, che le pratiche di sanatoria non evase sono circa 500 mila, di cui all’incirca un quarto nella città di Palermo e quasi il 18% a Catania.
Prendiamo il capoluogo etneo. Se il Comune, che si trova in stato di pre-dissesto, mettesse in moto, con una squadra di tecnici, l’evasione di tali istanze di sanatoria, porterebbe a casa l’un per l’altra almeno 3000 euro fra rate e oneri di urbanizzazione, col che incasserebbe all’incirca 240 mln di euro, saldando quasi tutto il “buco” dei bilanci pregressi. Come si possono chiudere gli occhi di fronte a un’opportunità di questo tipo e mantenere la città in uno stato di incertezza del proprio futuro?
I sindaci hanno appurato che nei loro territori vi sono grandi quantità di cartelloni pubblicitari abusivi, forse oltre 10 mila. Se costringessero i gestori a regolarizzarli, con una media di 2000 euro per anno, porterebbero a casa 20 mln di euro.

Per l’evasione dell’Ici la questione è quasi tragicomica. Il direttore generale dell’Agenzia del Territorio, Gabriella Alemanno (incidentalmente sorella del sindaco di Roma), ci diceva, nel forum che sarà pubblicato prossimamente, che ormai tutto il territorio è sotto controllo e inserito nell’archivio totalmente informatizzato, con cui ogni centimetro è monitorato.
L’Agenzia, attraverso i suoi uffici territoriali, è in condizioni di fornire ai Comuni tutte le informazioni necessarie perché essi prelevino l’Ici e vadano a scoprire la relativa evasione. Le abbiamo chiesto perché tale evasione permane. Risposta: perché i Comuni non si sono attrezzati informaticamente per attingere le informazioni all’Agenzia del Territorio e, conseguentemente, ad un sistema di riscossione diretta che può tranquillamente prescindere da Equitalia. Ecco un altro esempio di cattiva amministrazione la cui responsabilità è totalmente in capo ai sindaci, in questo caso quelli siciliani.
Vi sono tante altre tasse (pubblicità, Tosap, Tarsu e così via) che presentano una grossa evasione. D’altro canto, vi sono imposte e tasse comunali accertate ma non riscosse: una notevole morosità, anche questa figlia dell’inefficienza delle amministrazioni comunali e dei loro sindaci, che ne sono responsabili, perché non hanno istituito il Nucleo tributario.


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