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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
14
2012

Il miracolo della sanità in Sicilia


È stata sbandierata ai quattro venti la formidabile  riforma della sanità in Sicilia, dopo il disastro clientelare dell’ex presidente Salvatore Cuffaro. Uno sforzo per riordinare l’inefficiente organizzazione di Asp e Ao è stato fatto. Altro sforzo per ridurre sprechi di ogni genere è stato compiuto. Ma, com’è noto a chi s’intende di gestione di enti, gli sforzi sono del tutto inutili se non rimettono i conti in ordine in modo da raggiungere quantomeno il pareggio di bilancio.
Tutti i proclami sentiti nel 2011 e in questo scorcio di anno sono miseramente crollati il 29 giugno, quando la Corte dei Conti ha pubblicato i dati. La sanità in Sicilia è costata 9,4 miliardi di euro contro 8,9 dell’anno precedente, con una maggiore spesa di ben 519 milioni di euro.
Altro che messa a posto dei conti. Il banco è saltato. Anche questa maggiore, enorme spesa della sanità ha contribuito a vuotare le casse della Regione. Beffa della beffa, l’assessorato al ramo ha comunicato che vuole assumere altro personale.

È possibile che vi sia qualche casella vuota di figure professionali, però essa non va riempita assumendo altra gente in un organico gonfio e ridondante, bensì riqualificando il personale che già è nell’organico.
Vi è poi un altro modo per risolvere qualche sporadica deficienza di figure professionali ed è quello di porre l’aut aut a tutta la classe medica: lavorare per la sanità regionale oppure per i propri studi privati. La promiscuità dei due interessi non crea la necessaria concorrenza fra pubblico e privato, che sarebbe la fonte di una migliore efficienza generale del comparto.
L’incapacità della supposta riforma sanitaria di chiudere gli ospedalini, di ridurre i costi di degenza per ogni posto letto occupato intorno a 700 euro e di 500 euro per ogni posto letto non occupato, non ha avuto successo. Direttori generali di aziende sanitarie provinciali e aziende ospedaliere non sono riusciti a mantenere la spesa tassativamente dentro le cifre previste nei bilanci preventivi. Non solo restano al loro posto, ma  hanno ricevuto premi. I primari che devono gestire i reparti, molti dei quali bravissimi professionalmente, non hanno capacità organizzative per rendere efficienti le strutture.
 
La Sicilia non può più permettersi di spendere 9,4 miliardi per una sanità inefficiente. Basta interpellare molti pazienti per sentire quali lamentele essi fanno. Basta andare in tanti reparti dove i primari sono assenti. Basta visitare qualche ospedalino per vedere come vige l’irresponsabilità e come il merito non si sa cosa sia. Per cui bravissimi medici, bravissimi infermieri e bravissimi addetti ai servizi sanitari ricevono lo stesso stipendio di inetti, fannulloni, incapaci e raccomandati.
Una situazione insostenibile che va cambiata e sulla quale i prossimi candidati alla presidenza della Regione per la XVI legislatura dovranno tassativamente impegnarsi.
Non è escluso che i tre quotidiani generalisti e il QdS, economico, mettano alle strette i prossimi candidati per farli impegnare pubblicamente sulle questioni che interessano i siciliani e non il ceto politico e burocratico. Vedremo chi assumerà gli impegni e chi li glisserà.

In Sicilia, vi sono centri pubblici di eccellenza sanitaria, anche privati. Ai primari bisognerebbe dare ogni anno premi. Per contro, vi sono centri di eccellenza negativa per incapacità, inefficienza e mancanza di professionalità. Quei primari dovrebbero essere cacciati, eventualità prevista nei loro contratti.
La sanità siciliana assorbe circa la metà dell’intero bilancio regionale. è giusto che sia così perché la salute dei cinque milioni di siciliani dev’essere salvaguardata. Ma è anche vero che, pur perseguendo questo superiore obiettivo, il budget può essere ridotto di circa un miliardo, come abbiamo più volte pubblicato, tagliando i farmaci per 500 milioni e immettendo efficienza con l’eliminazione di favoritismi e clientelismi nell’intera macchina con l’abbattimento dei prezzi di acquisto di beni e servizi esterni, per latri 500 milioni.
La revisione della spesa non deve toccare i servizi ai cittadini. Il costo dei servizi delle cliniche private deve costituire lo standard per Ao e presidi. Il tutto può avvenire se si immette qualità nel sistema.


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