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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
28
2012

Politici impotenti, borghesia attiva - Sindacati e imprese attori del cambiamento


 Chi mi legge da decenni sa che non sono mai stato tenero con il ceto politico perché essendo un attore primario, ha anche la responsabilità primaria di gestire l’intera società. 
Tuttavia, ho sempre sottolineato come una responsabilità non secondaria abbiano la classe dirigente e la borghesia tutta. Sia l’una che l’altra hanno avuto il torto di non indicare al ceto politico l’obbligo di ottenere il consenso su progetti alti che pensassero alle generazioni future piuttosto che sul clientelismo di basso rango, fondato sul favore e sullo scambio tra voto e bisogno. 
La parte peggiore della classe dirigente e della borghesia ha fatto patti scellerati con il ceto politico, per spartirsi le risorse pubbliche tanto faticosamente pagate da noi tutti contribuenti siciliani. Non è un caso che la Regione applichi la massima aliquota dell’Irap (4,82%), la massima aliquota dell’addizionale Irpef (1,73%) mentre i Comuni viziosi applicano anch’essi la massima aliquota dell’addizionale Irpef (0,8%).
Parti importanti della classe dirigente sono imprenditori e sindacalisti. Alcuni fra i primi hanno lucrato su contributi e agevolazioni (anche non meritati). Altri dei secondi (quelli che rappresentano i pubblici dipendenti) non hanno portato avanti un processo di equiparazione fra pubblici e privati, in modo da evitare che i primi fossero privilegiati rispetto ai secondi.  
 
 
La santa crisi, ormai lo scriviamo da molti anni, ha cominciato a costringere i responsabili delle istituzioni nazionali regionali e locali a tagliare gli sprechi, i favoritismi e i clientelismi. Ma il grosso dei tagli deve ancora arrivare. 
In base al patto fiscale, definitivamente approvato dal nostro Parlamento il 19 luglio scorso, molte Regioni ed enti locali sono da considerarsi in stato prefallimentare e quindi dovranno chiedere aiuto allo Stato centrale, il quale imporrà delle ferree regole di bilancio per rimettere in equilibrio i conti e ripianare le perdite con ulteriori sacrifici di bilancio.
Per questa operazione ci vogliono persone di grande capacità e professionalità, ma anche oneste, che taglino il grasso senza tagliare i servizi. Il grasso sarebbe l’apparato inutile che è servito solo per assumere personale, altrettanto inutile. è ora di cambiare radicalmente il modo di amministrare.
 
I sindacalisti regionali e provinciali, fra i quali ne conosciamo tanti molto bravi e onesti, devono guardare avanti e chiedere ai propri iscritti regionali di rinunziare alla quota di maggiore stipendio rispetto a quello degli statali. Devono chiedere ai pensionati iscritti di rinunziare a quella parte di assegno superiore a quello percepito dagli statali. Le imprese, dal loro canto, devono rinunziare a tutta quella massa di contributi che servono solo a mantenere in vita quelle che non hanno futuro, mentre vanno bene gli altri contributi che servono a sviluppare i progetti aziendali.
I politici veri facciano la loro parte rinunziando alla Legge 44/65 che equipara l’Ars al Senato, riportando le indennità dei consiglieri regionali (deputati) e di tutti i dipendenti a quelle dei consiglieri della Toscana o della Lombardia, con un risparmio secco di 100 milioni. 
Questi tagli, ed altri da noi elencati nelle pagine interne, comportano risparmi per 3,6 miliardi rispetto al bilancio preventivo 2012, con i quali si può riequilibrare la cassa e, cosa più importante, cofinanziare i fondi europei e statali, in modo tale da spendere subito tutti i 18 miliardi previsti dal Po 2007/13.
*** 
Nessuna parte economica, sociale e politica deve tirarsi indietro in questa situazione di gravissima crisi in cui verte la Regione. Gli ordini professionali devono dare un valido contributo alla risistemazione dei conti. Le banche che operano in Sicilia debbono fare opportuna e costante informazione, per indurre le imprese ad indirizzarsi verso settori d’avanguardia come la green economy, l’agricoltura innovativa e i servizi avanzati.
Rimettendo in equilibrio i conti della Regione, tocca ai Comuni inserire nei propri bilanci elementi di riqualificazione della spesa, tagliando tutta quella improduttiva, come abbiamo più volte pubblicato, in modo da recuperare risorse da destinare a cantieri, opere pubbliche e attrazione di investimenti nazionali e internazionali. 
Quanto precede non è esaustivo ma sarebbe un buon inizio. Metteteci testa. Ora, non domani. 
 


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