Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
10
2012

La Sicilia ha urgente bisogno di un Monti


Abbiamo sentito diversi esponenti politici di primo piano dei diversi schieramenti. Solo da uno di essi abbiamo ricevuto il messaggio che il candidato alla presidenza della Regione debba essere un uomo fuori dall’apparato, così come si è verificato nella scelta del professore Mario Monti.
Un recente sondaggio dimostra come vi sia un enorme frazionamento nell’elettorato siciliano, contestuale all’aumento dell’astensionismo. La gente non ne può più di vane promesse, mentre vede ogni giorno l’economia isolana retrocedere per l’insipienza ed il becerume di un ceto politico e burocratico che hanno fatto solo i propri interessi.
La recente sentenza del Cga che taglia i supercompensi dei dipendenti del Consorzio autostrade siciliane, addirittura superiori ai già alti superstipendi dei regionali, conferma il vergognoso comportamento di chi ha avuto responsabilità istituzionali nella XV legislatura, che ora debbono cessare senza ulteriore proroga.

Sarebbe utile alla Sicilia che si misurassero candidati fuori dagli apparati. Persone di grandi qualità, disposte anche a lavorare gratis, che lo farebbero solo nell’interesse di questa nostra regione, ripetutamente offesa e vigliaccamente tradita da chi la doveva servire.
Le chiacchiere stanno a zero. Non vi è politicante che possa affermare un qualche progresso nelle diverse attività della Regione. Tutto è inchiodato al 2008: 18 miliardi di fondi europei, statali e regionali spesi solo per un decimo, pianta organica della Regione aumentata di un terzo (come dice la Corte dei Conti), disservizi nella burocrazia senza limiti, digitalizzazione ferma nonostante il depauperamento di decine di milioni di euro e così via enumerando.
L’agricoltura è ridotta al lumicino per la responsabilità degli imprenditori, ma anche di una Regione che non è stata capace di elaborare e mettere in campo un piano che puntasse sui prodotti innovativi, sul biocarburante e su altre merci richieste dal mercato.
Ma le merci hanno bisogno di logistica e strade d’asfalto, di ferro e di mare idonee al trasporto. A questo servono le infrastrutture, che non si sono fatte nonostante i fondi disponibili.
  
Non si capisce perché il Governo nazionale non abbia commissariato Assemblea e Presidenza, in base all’art. 8 dello Statuto, in quanto è del tutto evidente la persistente violazione del presente Statuto.
Una delle principali violazioni è la redazione e approvazione di un bilancio tecnicamente falso, come più volte abbiamo scritto e nessuno ci ha smentiti. La principale falsità sta in quell’avanzo di amministrazione di cui l’assessorato al ramo non ha mai voluto comunicare la composizione delle poste. Evidentemente, ha voluto nascondere magagne.
Solo i commissari possono fare un repulisti non solo all’interno del bilancio, ma anche in tutte le altre branche amministrative ove si annidano corruzione, disfunzione e clientelismo.
Solo i tre commissari dello Stato potrebbero valorizzare qualche centinaio di bravissimi dirigenti regionali che proprio per le loro qualità vengono emarginati, mentre sono esaltati quelli fedeli ma incompetenti e, in qualche caso, disonesti.

Ci sono tanti siciliani in gamba pronti al sacrificio di amministrare la Sicilia, ribadiamo ancora una volta, gratuitamente.
I partiti che porteranno la loro deputazione all’Assemblea regionale dovranno avere il buon senso di appoggiare il presidente con una larga maggioranza, come sta avvenendo a livello nazionale, per evitare che questa regione cada nel baratro, come è accaduto per la Grecia. La Sicilia è debole, perché non ha i fondamentali solidi come li ha l’Italia. In queste condizioni, non ha alcuna speranza di imboccare la via dello sviluppo.
Occorre rimettere rapidamente i conti in ordine, tagliare i parassiti, eliminare la spesa corrente clientelare e attivare un processo di sviluppo basato su progetti di alto profilo e di medio periodo, capaci di creare almeno 100 mila posti di lavoro nel quinquennio e di spostare il Pil regionale dall’attuale misero 5,6 per cento all’8 per cento della media nazionale.
Questo è il buon senso che ci vuole. Aspettiamo che chi ha doveri istituzionali lo dimostri.


comments powered by Disqus