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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
18
2012

Prima dei candidati valori e programmi


L’editoriale senza firma comparso su La Sicilia dell’8 agosto, attribuibile al Direttore, ci vede concordi soprattutto nella parte riguardante la preparazione di un dossier per il quale si mette al lavoro quella redazione insieme ad altri soggetti e quella parte della società civile che ha la volontà di impegnarsi direttamente.  Verrà redatto un vero e proprio manifesto della Sicilia, quella che i siciliani vogliono. 
Il nostro appello in questo senso è stato raccolto e ci auguriamo che lo stesso facciano gli altri due quotidiano generalisti della Sicilia. 
Il QdS ha già pubblicato e continua a pubblicare il Decalogo del candidato presidente e a giorni pubblicherà  il Decalogo del candidato deputato. Rinnoviamo l’invito a tutti i candidati di leggerlo e confermarci l’impegno di realizzare quegli obiettivi. Candidati presidenti e candidati deputati che firmassero i due decaloghi saranno da noi appoggiati apertamente.  
La questione siciliana è estremamente seria perché un ceto politico clientelare, sordo e, spesso, corrotto, ha accumulato un debito e un inviluppo sociale ed economico che ha creato il discredito del Paese nei confronti della Sicilia e che ha caricato sulle future generazioni l’accumulo dei citati disastri.  
 
Sentiamo di 12 probabili candidati alla presidenza della Regione, compresi quello di 5 Stelle, l’altro dei Forconi ed il terzo dei preti. Consiglieri (deputati uscenti) ed altri pretendenti al seggio e alle ricchezze che esso distribuisce hanno cominciato ad esporre i loro visi nelle città siciliane. Ma nessuno ha esposto gli obiettivi che intende raggiungere, se votato, né ha messo sul sito il proprio curriculum nella cui parte principale dovrebbero essere elencate testimonianze e referenze sul passato, a partire da Etica e valori. 
Ai siciliani non importa nulla che il presidente della Regione sia Pinco o Pallino, importa sapere che cosa concretamente intenda fare e se possieda i requisiti professionali e morali che gli diano credibilità. Il punto è proprio questo: la credibilità. 
Di balle e di promesse ne abbiamo sentite tante che ci viene anche la nausea. La differenza sta proprio nel dilemma: un conto riguarda la loro credibilità, l’altro la loro mendacia.
 
Nelle pagine interne troverete il decalogo del presidente che pubblicheremo anche su QdS.it e vi daremo conto delle risposte. Tutti voi, cari lettori, potrete rendervi conto dalle risposte (o delle non risposte) di che cosa intendano fare coloro che dovranno governare la Sicilia fino al 2017. 
La qualità delle persone è fondamentale nel prossimo quinquennio perché non c’è più alcun appello. O ci salviamo da soli, o sarà inutile chiedere aiuto al governo centrale perché già, a cominciare dal prossimo Consiglio dei ministri del 24 agosto, verranno attivati ulteriori tagli sugli apparati, forse mai effettuati in precedenza.
Ed è qui che casca l’asino. Solo un ceto politico di alta qualità, fedele servitore di Etica e valori potrà abbattere la scure su quegli apparati regionali e comunali, comprese le società partecipate, che non significa per nulla diminuire il welfare o i servizi sociali. 
Le malefatte del vecchio ceto politico, compreso quello uscente, dovranno essere ampiamente compensate da azioni virtuose di coloro che entreranno nella nuova Assemblea ed a Palazzo d’Orleans. Una distinzione essenziale tra esecutivo e legislativo. 
 
In questa rivoluzione giocherà un ruolo essenziale la parte sana della borghesia, protagonista, la quale dovrà isolare quella parte marcia che è stata collusa con i deputati indagati, imputati e condannati, o con quell’altra pletora di dirigenti e dipendenti pubblici che ha tenuto il sacco. 
In questo quadro, apprezzo l’articolo pubblicato dal mio amico e collaboratore Michele Cimino, indipendentemente dal fatto che egli sia un deputato regionale. Egli ha affermato che è urgente restituire allo Stato tutte le funzioni esercitate dallo stesso nelle altre regioni. Sbaglia, però, nel pensare che questo ridurrebbe dagli attuali circa 20.000 ad appena 6.000 i dipendenti regionali. 
Qui ed ora bisogna mettere insieme le forze più virtuose dei siciliani che occupano posti di responsabilità, compresi direttori e giornalisti di quotidiani e televisioni regionali.
Tutti insieme per la Sicilia e per i siciliani, contro lobbies, corporazioni e colonizzatori.


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