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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
31
2012

Valorizzazione dei talenti. LÂ’industria dei rifiuti


L’era degli sgobboni, degli infingardi, degli incapaci e degli incompetenti finisce in coincidenza con l’insorgere della crisi mondiale, partita nel 2008. Via via, dopo le nazioni più deboli, anche l’Ue, nel suo complesso, si avvia alla crescita zero.
Resiste il gruppo Brics: il Brasile e la Russia crescono di diversi punti percentuali. India e Cina non hanno più la crescita a due cifre ma sono ancora sopra il 6%. Il Sudafrica, anch’esso, viaggia con una crescita di oltre alcuni punti percentuali.
Gli altri Paesi del Mercosur (il mercato del Sudamerica) non stanno male, mentre invece sta male la parte preponderante dell’Africa. Australia e Nuova Zelanda crescono anch’esse di diversi punti percentuali.
Il quadro che precede conferma ancor di più come l’economia si globalizzi senza limiti o confini e ogni persona vivente diventa cittadino del mondo. Il Wto (World trade organization) si è ormai ampliato a quasi 200 Paesi nel mondo. Con le sue regole obbliga tutti gli associati al rispetto dei principali criteri. Tutti i Paesi che ancora non ne fanno parte possono usare ed abusare, ma sostanzialmente hanno più danni che vantaggi a starne fuori.

Con la globalizzazione aumenta la competizione che può esser fatta solo da chi ha più competenze. Ecco perché molti Paesi cercano, scovano e trovano i talenti che poi valorizzano e che utilizzano per dare propulsione e forza alla propria economia.
Proprio la scoperta dei talenti è stata il punto di forza che ha consentito a Singapore, in meno di 50 anni, di diventare una locomotiva, con i suoi 300 miliardi di dollari di Pil prodotti da 5 milioni di persone in un insieme di isole per circa 650 chilometri quadrati.
In quell’isola, nel 1965 il padre padrone, Lee Kuan Yew, ha messo in atto un processo di valorizzazione dei talenti prendendo i bambini dotati di un quoziente intellettivo eccezionale e seguendoli dai 10 ai 22 anni, quando, dopo la laurea, sono stati inseriti in una Pa eccellente.
Il punto è proprio questo: una comunità demanda alla sua amministrazione pubblica il funzionamento dei servizi. Se essi vanno c’è sviluppo, se essi sono, come quelli italiani, la macchina si blocca. Sappiamo tutti quanto precede, eppure restiamo inattivi.
 
Sandy Springs, nella Georgia americana, è una città nella quale non ci sono municipio e dipendenti pubblici. Tutti i servizi sono affidati ad aziende esterne, i conti sono perfettamente in ordine, le spese sono ridotte all’osso. In questa città, popolata da 49 mila persone, nessuno è sul libro paga dello Stato.
Per esempio, il residente che desideri aprire un’attività non andrà al Comune, ma chiamerà il numero verde di una multinazionale che ha sede a Coventry in Inghilterra. Per presentare un reclamo per la mancata raccolta della spazzatura si rivolgerà all’Urs corporation di San Francisco. Tribunale, ufficio riscossione imposte, polizia e vigili del fuoco sono tutti privati.
Naturalmente l’istituzione locale esiste. Il sindaco, nel 2010, ha deciso di separare i settori pubblici riducendoli all’osso. Negli uffici al sevizio dei cittadini vi sono dipendenti di diverse società americane anche se sono seduti nella stessa stanza.
Certo, il sistema ha molte pecche ma funziona.

Ancor oggi, per oltre due terzi dell’Italia, i rifiuti vengono considerati un problema. Invece, sono una risorsa. Si tratta di entrare nell’ordine di idee che in ogni città occorra insediare un’industria dei rifiuti che ha il compito di produrre gas, energia e materie prime da riciclare.
Abbiamo più volte citato gli esempi di Berlino, Bellinzona, Brescia e Peccioli. In quest’ultimo paese, di 5.000 anime, nessun cittadino paga Tarsu né energia elettrica. Eppure la società che gestisce l’industria dei rifiuti è pubblica, partecipata dal Comune, ma con criteri gestionali di efficienza.
Grazie a Dio la materia prima rifiuti non manca in Italia né nel mondo. Si capisce bene che essa può essere usata come carburante. Non si fa perché dietro vi sono fortissimi interessi di corporazioni ed organizzazioni criminali.
Bisogna smetterla di ragionare come idioti o disonesti. Ancora una volta ribadiamo che la Cosa pubblica deve essere gestita da persone brave, oneste e competenti.


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