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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
05
2012

Sicilia alla canna. Lascia o raddoppia?


La ressa dei candidati alla presidenza della Regione dimostra che i partiti tradizionali non sono più in condizione di concentrare i consensi. Non è escluso che il Presidente della Regione, che uscirà dalle urne la sera del 28 ottobre, sia eletto solo col 25 o 30 percento dei voti. Il che è un male.
La vigente legge regionale, per la sua elezione a turno unico, potrebbe far scaturire un Presidente eletto da una larga minoranza di siciliani. Ancor di  più minoranza se è vero che quasi la metà degli elettori non andrà a votare.
Perché questo enorme astensionismo? perché i siciliani sono disgustati da un ceto politico che, in sessantaquattro anni di falsa autonomia, ha promesso, promesso e promesso, ma per il proprio tornaconto personale e per il proprio ascarismo non ha mai mantenuto la parola data. Eppure pacta sunt servanda.
Ecco che la schiera dei candidati-politici di professione, non ha alcun appeal, in quanto il loro prestigio è quasi inesistente, anche se, fra i candidati-politici di professione, ve ne sono alcuni discretamente meritevoli. Costoro hanno gli apparati, cioè i loro aficionado, portatori di voti basati sulle promesse di favori individuali. Staremo a vedere se qualcuno vorrà distinguersi, affermando che non concederà alcun favore, ma che vorrà attuare un programma di alta politica che serva l’interesse generale.

A fianco dei candidati-politici di professione, la società (stupido chiamarla civile), esprime altri candidati, alcuni rappresentativi di categorie, come il caso dei Forconi, e quindi di parte, altri che tentano di intercettare la protesta in quanto tale, come il caso del Movimento cinque stelle. Proprio questo Movimento non ha dato prova di capacità amministrativa con l’elezione del Sindaco di Parma, Federico Pinzarotti, il quale, dopo oltre tre mesi, non è riuscito neanche a redigere una modesta bozza di Piano per risollevare le sorti di quell’amministrazione comunale.
Vi sono altri candidati che non rappresentano specifici settori dei cittadini, ma non sembra che essi possiedano quei requisiti professionali per organizzare e amministrare bene una macchina complessa come quella della Regione siciliana che, ricordiamolo, gestisce un bilancio annuo di 26 miliardi, pari a quello della ricca Lombardia, ove risiede il doppio degli abitanti.
Non è facile individuare un candidato che abbia questi requisiti professionali, cui aggiungere referenze morali ineccepibili, al di sopra di ogni sospetto.
 
Mentre i candidati-politici di professione si disputeranno il consenso di quella circa metà dei siciliani che andrà a votare, ci può essere qualcuno, al di fuori dei giochi di potere, che invece può puntare al bersaglio grosso, che è il consenso dell’altro 50 percento di astensionisti.
E se ci fosse una persona capace di questa operazione, renderebbe un servigio alla Sicilia e ai siciliani, perché offrirebbe una vera alternativa sia ai candidati-politici di professione, sia ai candidati che rappresentano categorie, sia ad altri candidati che non hanno le competenze e le esperienze professionali per rivoluzionare la macchina delle Regione.
Crocetta parla di Rivoluzione ma,  non l’ha fatta quando è stato Sindaco della sua città, Gela, che continua ad essere il luogo dove vi sono più abusi edilizi di tutta la Sicilia, per non parlare dell’inquinamento. In ogni caso egli è un candidato-politico di professione e quindi competerà nell’ambito del 50 percento dei votanti, come i suoi colleghi-antagonisti.

La Sicilia è alla canna, i disastri compiuti dai Governi Cuffaro e Lombardo sono inenarrabili. In questa terra, ricca di tesori paesaggistici, borghi, reperti archeologici, storia, clima meraviglioso e tante altre ricchezze naturali, la Regione negli ultimi 20 anni, non è stata capace di attivare un progetto di sviluppo che prescindesse dgli interessi particolari. Né Cuffaro, né Lombardo hanno puntato in alto, chiudendo la porta a tutti i clientes. Questa non è stata politica, bensì una catena di azioni clientelari basate sul favore.
A questo punto si pone la domanda: la Sicilia, lascia o raddoppia? Fuor di metafora, continuiamo a regredire o puntiamo decisamente alla crescita e allo sviluppo, da cui deriva la solidarietà? La risposta è facile ma ci vuole la persona giusta per darvi corpo.
Se questa uscirà dal silenzio e si proporrà al popolo degli astensionisti (ripetiamo, il 50 percento) i siciliani non potranno più dire che non avevano alternativa e, quindi, non sarà più giustificata l’astensione come segno di protesta.
Comprendiamo la molteplicità degli interessi di parte e individuali ma, finchè prevarranno quest’Isola resterà al palo.
Nel Decalogo, pubblicato oggi, troverete un serio programma.


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