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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
12
2012

Che bello vedere la gente che sorride


Camminando per le strade, incrociando automobilisti, frequentando riunioni di diverso tipo, notiamo che la gente ha un’espressione seria (o seriosa), spesso digrigna i denti, il che esprime un interiore negativo. Meno frequenti sono i casi di chi sorride, si badi non di chi ride o di chi si sganascia.
Il riso fa buon sangue, ma abbonda nella bocca degli stolti. Come sempre, occorre un giusto equilibrio tra i due casi. Però, la matrice dello stato mentale di ognuno di noi deve essere basata su serenità e tranquillità, a loro volta poggiate sull’equilibrio e sul buon senso.
Tutto questo non è facile e, soprattutto, non è frutto dell’istinto che è dentro di noi. Tutto questo è frutto di tante letture, effettuate con concentrazione e cognizione di causa, è frutto di un lungo e perenne auto-addestramento.
Infatti, bisogna volere essere sereni e tranquilli dentro, senza di che ciò che avviene, avviene senza controllo e senza limiti. 

Ora, è facile essere sereni e tranquilli quando tutto va bene, difficile, o più difficile, è quando le cose vanno male o molto male. Proprio in queste circostanze si misura la forza di ognuno di noi e la capacità di capire la nostra parziale impotenza nell’affrontare gli eventi contrari.
Abbiamo il dovere di fare uno sforzo di previsione degli eventi, ma la nostra capacità è limitata. Perciò, dobbiamo affrontare le avversità man mano che si verificano, essendo pronti a mettere in atto tutte le possibili soluzioni che siamo capaci di escogitare, o che riusciamo a individuare, sempre nelle nostre limitate possibilità.
Un’ampia conoscenza di quanto è accaduto nei trenta secoli che ci hanno preceduto, ci aiuta molto in questa ricerca e ci aiuta anche ad avere la consapevolezza che quanto accade non è fortuito, bensì frutto di Regole della Natura per noi spesso incomprensibili, imperscrutabili e insondabili.
Leggevo di un padre, cui la Natura aveva tolto l’unico figlio, che malediva Dio. Ma, poi, si pente e capisce che quel fatto gravissimo rientrava in un sistema che coinvolge gli uomini, il mondo vegetale e animale e, in genere, l’Universo.
 
Se si ha cognizione di quanto precede, bisogna capire come sia utile vivere la vita sorridendo o in pace con sé stessi e con il prossimo. È difficile pensare che chi agisce nel versante del male possa essere in pace con sé stesso. Anche se ignorante, la Natura umana fornisce gli elementi istintivi, mediante i quali si capisce se ci si comporta bene o male, anche se, in questo caso, si cercano tutte le giustificazioni, in parte vere.
Chi nasce in un quartiere malfamato ha un’alta probabilità di crescere come un delinquente, chi nasce in un Paese povero ha un’alta probabilità di restare povero. È proprio la democrazia a consentire a tutti i cittadini di una Comunità di avere lo stesso punto di partenza, che permette a chi nasce nel quartiere malfamato o a chi nel Paese povero, di utilizzare un ascensore sociale e, attraverso gli studi e la competizione, di cambiare la propria posizione.
Quando la democrazia è malata si verificano, invece, distorsioni che consentono ai privilegiati di restare tali e ai meno abbienti di non cambiare il loro stato sociale.

Quando alcuni politici dissennati o alcuni sindacalisti corporativi affermano che tutti i cittadini sono uguali, confermano una banalità o, se vogliamo, un principio che vede concordi tutti. Peraltro, tutte le Costituzioni democratiche partono dal punto di vista che i cittadini sono uguali, ma tale eguaglianza non deve essere forzosa, nel senso che le Istituzioni non devono creare artifizi per renderla fattibile.
Le Istituzioni e coloro che hanno la responsabilità di gestire una Comunità, hanno il dovere di creare le Regole, cioè il sistema normativo che consenta a tutti di gareggiare ad armi pari, con le stesse possibilità di vincere la gara. Tali Regole debbono essere basate su due fondamentali valori, che ripetiamo ossessivamente, il merito e la responsabilità.
Chi è in pace con sé stesso sorride volentieri, anche se ognuno di noi non è mai senza peccato e quindi, non è in condizione di  scagliare la prima pietra.
È bello vedere la gente che sorride. Sorridiamo anche noi.


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