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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
14
2012

Gli spread italiani. Un lungo elenco


Dopo la sentenza della Corte costituzionale tedesca, con la quale è stata riconosciuta conforme a quella Costituzione la legge votata dal Parlamento, è stato confermato il Fondo salva-Stati (Esm) e il Fiscal compact (trattato sulla stabilità dell’unione economica e monetaria europea). Per conseguenza, lo spread (differenza tra gli interessi dei bond italiani e dei bund tedeschi) ha preso a scendere fino a 340 punti.
Con molta probabilità, tale differenza scenderà ancora se il Governo Monti sarà capace di riprendere con vigore la strada delle riforme riguardanti produttività, competitività e se sarà capace di far ripartire i cantieri delle opere pubbliche, in modo da creare ricchezza e lavoro.
Ma la riforma delle riforme è tagliare la spesa pubblica improduttiva, intervenendo nelle migliaia di capitoli e sottocapitoli di spesa, non solo nel bilancio dello Stato ma anche in quello di Regioni e Comuni.
L’operazione taglio della spesa dev’essere organica e riguardare tutti gli apparati dello Stato.

In Italia, abbiamo un lungo elenco di spread, inteso come la differenza fra i parametri italiani e quelli medi europei. Ve ne elenchiamo alcuni:  produttività, competitività già accennati; infrastrutture, corruzione, evasione fiscale, ricerca e brevetti (conoscenza), energia.
Su tutti questi spread, il Governo deve cominciare il proprio intervento, ma non avrà il tempo di completarlo entro aprile 2013. Riforme e infrastrutturazione hanno bisogno, com’è noto, di anni per andare a regime. Ecco perché Monti ci ha massacrato con le imposte: esse hanno una valenza immediata.
Il risultato di questa enorme pressione fiscale è che il Pil è ulteriormente decresciuto, tanto che si sta avvicinando pericolosamente alla soglia del -3 per cento rispetto al 2011.
Tuttavia, paradossalmente, più decresce il Pil quest’anno e prima potrà aumentare quello del prossimo anno, perché la base è più bassa. Il pessimo risultato del Paese, quest’anno, dovrebbe essere l’ultimo della serie cominciata con la discesa del 2008. Dal 2013, probabilmente dopo l’estate, il Pil crescerà per arrivare, forse, all’1,2 per cento di crescita  alla fine dell’anno.
 
Queste previsioni economiche sono attendibili nella misura in cui dalle prossime elezioni verrà fuori una maggioranza omogenea e seria, capace di proseguire il percorso iniziato dal Professore. Qualora ciò non avvenisse, non ci sarebbe altra soluzione, data la frammentazione dei partiti nel Parlamento, di un Monti bis, ancora sostenuto dai tre partiti che oggi lo appoggiano.
è inutile appellarsi ai massimi sistemi o a questioni ideologiche per prospettare il futuro del nostro Paese. è meglio stare con i piedi a terra e pensare concretamente quello che si deve fare in relazione ai diversi risultati elettorali.
Non va dimenticata la circostanza relativa all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il cui mandato scade il 15 maggio 2013. Circostanza che crea un ingorgo istituzionale, perché in aprile 2013 scade anche la legislatura.

L’ingorgo istituzionale va chiarito al più presto, per determinare una situazione che potrebbe cambiare il volto delle Istituzioni: sarà il nuovo Parlamento ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica o esso sarà eletto dall’attuale? è evidente come la situazione sia opposta. Infatti, oggi vi è una maggioranza di centrodestra, domani potrebbe esserci una maggioranza di centrosinistra.
Ritornando agli spread, si rende indispensabile, in ogni caso, un’energica partenza dell’attività di questo Governo, formato sostanzialmente da Commissari straordinari, per impostare tutte le riforme necessarie.
Un’altra, non indicata prima, è l’avvio del decollo del Sud, in modo da ridurre l’enorme forbice che lo divide dal Nord. Tagliare alle Regioni meridionali viziose è un dovere, per indurle ad imboccare la strada virtuosa. Ma, contestualmente, occorre che aumentino adeguatamente le risorse per investimenti e opere pubbliche, senza di che non può aumentare, nel Mezzogiorno, né Pil, né occupazione, né consumi, né gettito fiscale.
Nel Sud va anche potenziata la lotta a mafia, corruzione, evasione fiscale e contributiva, per equiparare i cittadini meridionali a quelli settentrionali.


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