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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ott
23
2009

Finalmente il merito al centro del lavoro


Il decreto legislativo che Renato Brunetta ci aveva anticipato direttamente nel forum pubblicato il 9 maggio 2009, è stato approvato dal Consiglio dei ministri nella sua riunione del 9 ottobre scorso. Poi, con l’approvazione preliminare da parte del Cdm del 15 ottobre della class action, si completa il quadro della riforma della pubblica amministrazione. Da un canto è inserita nel funzionamento di dirigenti e dipendenti pubblici la bilancia premi/sanzioni, dall’altro viene data in mano ai cittadini la possibilità di ricorrere ai tribunali, all’uopo abilitati, contro la disfunzione della pubblica amministrazione.
Il bravo ministro Brunetta, però, non ha osato inserire le sanzioni conseguenti all’azione collettiva e questo sicuramente depotenzia la forza e la pressione dei cittadini e preserva dirigenti e dipendenti pubblici dal rispondere patrimonialmente delle loro insufficienze.

Gli obiettivi della riforma riguardano una migliore organizzazione del lavoro, il miglioramento della qualità dei servizi e ottenere adeguati livelli di produttività del pubblico lavoro.
La riforma inserisce i concetti di trasparenza e integrità della Pa, quello di valutazione della performance, l’emersione di merito o demerito.
Il decreto legislativo ovviamente supera le blande condizioni dei contratti (Ccnl) di dirigenti e dipendenti pubblici essendo cogente ed applicabile erga omnes. Né, nel futuro, gli stessi Ccnl potranno debordare dai limiti imposti da esso. Elemento importante è la valutazione della performance. Nella precedente situazione erano i dirigenti generali a misurare la qualità dei propri dipendenti, cui erano collegati i premi. Ma i dirigenti irresponsabili hanno messo 10/10 a tutti i propri dipendenti indipendentemente da merito e demerito.
Da oggi in avanti, invece, la valutazione delle attività è effettuata da un organismo indipendente, cioè da un’Autorità esterna, accreditato da un’apposita Commissione che emana le linee guida per adottare i modelli di valutazione sulla base dei requisiti minimi. I dirigenti sono responsabili della valutazione del personale.
I premi al merito si attribuiscono mediante una logica comparativa che è basata su sistemi di valutazione certificati. Non più di un quarto dei dipendenti di ciascuna amministrazione potrà beneficiare della misura massima di tali premi e non più della metà potrà goderne della misura ridotta alla metà. Il restante 25 per cento che non è capace di entrare nella fascia A (massima) o nella fascia B (ridotta), non riceverà alcun incentivo. Vi è poi una fascia di eccellenza cui possono competere i migliori dipendenti, che comporta il premio aumentato del 5 per cento.
Finalmente il dirigente è chiamato datore di lavoro pubblico. Egli gestisce le risorse umane e, prima ancora, individua i profili professionali necessari al raggiungimento degli obiettivi. Tradotto significa che le figure professionali devono essere adeguate alla produzione di servizi.

Ne consegue che prima di determinare le figure professionali, ogni branca amministrativa di qualunque ente dovrà redigere il Piano organizzativo di produzione dei servizi (Pops), quello che nelle imprese si chiama Piano industriale. Il dirigente ha il potere di valutare il personale sulla base degli indicatori di efficienza e di efficacia, predisposti dall’organismo indipendente di valutazione della performance. Egli ha la responsabilità per l’omessa vigilanza sull’effettiva produttività delle risorse umane a lui assegnate, affinché la struttura sia efficiente e gli obiettivi vengano raggiunti. La culpa in vigilando non solo comporta la non liquidazione del premio, ma il dirigente avrà anche una decurtazione di una parte del trattamento economico.
Il dirigente non potrà distribuire premi in mancanza delle verifiche e attestazioni, né potrà ricevere l’indennità di risultato se non avrà ottenuto il documento valutativo rilasciato dall’Autorità indipendente prima richiamata.
Il decreto legislativo è applicabile alle pubbliche amministrazioni siciliane (Regione ed Enti locali) anche se sembra opportuno che l’assessore alla Presidenza, Gaetano Armao, dato il bravo amministrativista che è, emetta subito una circolare di conferma in questo senso, in modo che l’esercito dei dirigenti pubblici siciliani si metta il cuore in pace e si avvii ad un rapporto di lavoro produttivo, al servizio dei cittadini.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da Maurizio da Torino il 23/10/2009 16:33
Miracoli d'Italia
La prima cosa che dovrebbe cambiare Brunetta o Mr. Brown sono i mezzi, i termini e le
misure (non la sua altezza, ovvio)!!!! La parola fannulloni e quella di meritocrazia,
inoltre, dovrebbero prima essere applicate alla Classe Politica. I risparmi di Stato,
non vanno fatti sui precari da 1000 euro al mese, ma bisogna iniziare dalle Madame di
potere come la Gelmini, che ben poco meritocratica, occupa una poltrona Ministeriale
che, per attitudine e competenza, come minimo spetterebbe ad Umberto Eco!!!! Questa è la
Rivoluzione vera che Brunetta non riuscirebbe mai a partorire... perché di dare potere
al popolo se ne guardano bene... Filmografia consigliata: "2012 L'Avvento del Male";
Bibliografia consigliata: "Fontamara" di Ignazio Silone. E come direbbero a Napoli: Cà
nisciuno é fesso!!!!

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