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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
02
2009

Rigassificatore bocciato. Trasformare le raffinerie


L’inchiesta che conduciamo da molti mesi sul Triangolo della morte, per l’abnorme pretesa di una società privata di mettere in mezzo ad un’area fortemente inquinata e ad alta pericolosità un nuovo impianto, ha trovato puntuale conferma nel rapporto dell’assessorato Territorio e Ambiente del 26 novembre, nel quale sono elencati tutti gli elementi che concludono con un parere negativo all’installazione del rigassificatore.
Il tragico rapporto è pubblicato integralmente nelle pagine interne e riproduce, con linguaggio chiaro, lo stato dei fatti, sia per quanto riguarda l’ambiente terrestre che quello costiero-marino.
Il rigassificatore del gruppo Erg-Shell è irrimediabilmente bocciato. è arrivata l’ora che la famiglia Garrone si tolga dalla testa quest’iniziativa per spostarla eventualmente altrove.

Nel sito scelto dalla Jonio Gas, ubicato su un tratto di costa di Melilli, vi sono ben otto stabilimenti industriali: dalla centrale termoelettrica dell’Enel alla produzione di polimeri ex Enichem, agli stabilimenti dell’Isab e via enumerando. Viene raffinato annualmente greggio pari al 26% della raffinazione nazionale (27 milioni di tonnellate) e di esso esportato ben il 44% della quota nazionale.
La presenza massiva dei suddetti impianti ha determinato la dichiarazione dell’area ad elevato rischio ambientale. Anche perché nella stessa area insistono impianti e depositi che trattano e detengono sostanze pericolose.
Il DPR 17/1/95 indica che tali insediamenti sono classificabili industrie a rischio ai sensi del DPR 175/88 in quanto fonti di rischio di eventi incidentali…e gravità delle conseguenza della popolazione e le strutture esterne agli stabilimenti, quali rilasci tossici: ammoniaca, acido fluoroidrico, cloro e idrogeno solforato.
Vi è un movimento di decine di migliaia (65 mila) automezzi, 2 mila ferrocisterne e migliaia (4300) navi. Il quadro legislativo riportato è grave. è una fortuna che sia emersa la questione del rigassificatore ed insieme l’allarmante fotografia.
 
Il rigassificatore potrebbe apportare: a) una decisa alterazione delle acque per via degli scarichi giornalieri di oltre 30.000 mc/h di acque marine raffreddate; b) una immissione di agenti antivegetativi e incrostanti in un’area delimitata quale la rada di Augusta; c) la sterilizzazione ed il raffreddamento dell’acqua marina con effetti negativi sulle popolazioni batteriche, con la conseguente alterazione del regolatore di uno dei cicli biogeofisici più delicati.
La parte più cospicua del danno ambientale è il transitare dell’acqua di mare attraverso l’impianto, dove la combinazione di sostanze chimiche crea uno choc termico e uno stress meccanico.
Nell’inventario nazionale degli stabilimenti, suscettibili di causare incidenti rilevanti (Minambiente D.lgs 334/1999) sono inclusi tutti gli stabilimenti del Triangolo della morte. Una condizione di rischio ulteriore riguarda il trasporto di sostanze pericolose per o dagli stabilimenti indicati, nonché la rete ferroviaria Augusta-Targia e i pontili del porto di Augusta, nonché la rete di condotte della baia di Santa Panagia che collegano fra loro alcuni stabilimenti.

I rischi industriali, sismico e maremoto, bellico, attentati, traffico navale e linea ferrata costituiscono una concentrazione terrificante dai quali ci può proteggere solo il buon Dio. Se un treno deraglia e investe un serbatoio, l’esplosione potrebbe creare un effetto domino. La problematica è stata affrontata nel Piano di risanamento ambientale del 1995, che invitava le Istituzioni a prendere iniziative per attuarle. Ma niente è stato fatto a riguardo.
La tracotanza di chi, anziché prendere atto di questo scenario, vuole aggravarlo con ulteriore impianto, è incomprensibile. L’installazione del rigassificatore non ha tenuto conto delle norme IMO (International Maritime Organization) che con sua circolare dell’11/12/2006 regolamenta il traffico della gasiere. Se applicato, il porto di Augusta si bloccherebbe per l’incompatibilità delle stesse con i traffici commerciali.
Chiuso il capitolo rigassificatore, è venuto il momento in cui la Regione chieda perentoriamente alle imprese petrolifere di attuare tutte le innovazioni necessarie per ridurre drasticamente pericolo e inquinamento, pena la revoca delle autorizzazioni. Libero mercato sì, ma nel rispetto dei siciliani.


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