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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
16
2009

Cinque buone leggi senza attuazione


L’Assemblea regionale e il suo presidente, Francesco Cascio, rivendicano nella loro attività più qualità che quantità. Una buona legge è meglio di cinque cattive leggi. Non si può che essere d’accordo. Dobbiamo riconoscere che in questi 18 mesi di legislatura l’Ars ha approvato cinque buone leggi per l’occupazione e l’economia. Ciascuna di esse per essere resa operativa aveva bisogno di norme attuative che i diversi assessorati avrebbero dovuto adottare, ma ancora non lo hanno fatto. Proviamo ad elencarne i contenuti.
La legge 21/08 prevede il sostegno ai Consorzi fidi. Si tratta di enti che mettono insieme le piccole imprese affinchè esse possano accedere al credito fornendo garanzie. Hanno ben operato in quasi trent’anni e quindi sostenerli è indispensabile.
Ricordo che quando io ho costituito il primo (o uno dei primi) Consorzi fidi in Sicilia, era il 1980, molti mi presero per visionario, soprattutto l’allora direttore generale del Banco di Sicilia,  Salomone, ma poi pian piano il Consorzio decollò e, quando lo lasciai, nel 1993, aveva convenzioni con nove banche, 20 miliardi di lire di affidamenti ed oltre 100 soci.

A distanza di un anno la legge 21/08 attende di essere applicata pienamente. La successiva legge 23/08 riguarda i cosiddetti aiuti alle imprese. Si aiutano i poveri, non le imprese, quindi è inappropriata la parola. In effetti la legge prevede incentivi per nuove iniziative imprenditoriali soprattutto portate da giovani e donne. Anche questa legge però è inoperosa perché mancano i decreti attuativi, che l’assessorato all’Industria non ha ancora emesso, a distanza di un anno.
La legge Finanziaria 6/09, all’articolo 14, prevede le cessioni di crediti vantati nei confronti di enti pubblici territoriali. Una norma importantissima perché consente lo smobilizzo dei crediti che in Sicilia si stimano essere intorno ai quattro miliardi di euro. L’assessore al Bilancio, a distanza di oltre sei mesi, non ha proceduto a rendere operativo questo articolo, per cui ci risulta che nessuna cessione di crediti pubblici sia stata effettuata da imprese a banche.
 
L’operazione è interessante, non solo per le imprese ma anche per le stesse banche, le quali acquisendo i crediti nei confronti della Regione e degli Enti locali siciliani possono lucrare un interesse per legge che supera l’8 per cento. Nonostante la chiara convenienza di imprese e banche, la mancata iniziativa dell’assessore ha vanificato gli effetti.
Passiamo alla legge 9 di agosto 2009. Anche questa titola improvvidamente “Aiuti alle imprese”. Citiamo il titolo VI “Aiuti al lavoro” (articoli da 36 a 46) che consente nuova occupazione o consolidamento di posti di lavoro. Anch’esso aveva bisogno di un decreto attuativo, che, in questo caso, l’assessore al ramo  ha emesso ed è in corso l’iter di approvazione.
E infine la quinta, legge n. 11 del 17 novembre 2009, riguardante i crediti di imposta per nuovi investimenti e per la crescita dimensionale delle imprese. Di essa è stato pubblicato sul sito della Regione un vademecum abbastanza completo.

Come potete leggere nell’inchiesta a pagina 10, vi sono i dettagli delle leggi elencate e le interviste di alcuni assessori.
La crisi politica non giustifica per niente l’inazione degli assessori e dei direttori generali. Questi ultimi non possono neanche essere giustificati per il fatto che il prossimo 31 dicembre saranno sostituiti. Perché, sul piano morale e professionale, chiunque ha un incarico pubblico ha il dovere di eseguirlo al meglio delle proprie possibilità senza anteporre i propri interessi a quelli generali.
Nessuno si dispiaccia per queste affermazioni che vogliono solo essere uno stimolo a fare presto e bene.
Non sappiamo se entro la fine di quest’anno le cinque leggi diventeranno utilizzabili da imprese e cittadini, ma sottolineamo ulteriormente che la loro inattuazione non può trovare alibi nell’approvazione della legge finanziaria né nell’oscura soluzione alla situazione politica. Qui vi sono responsabilità individuali di assessori e direttori generali che hanno nome e cognome. Chi non fa, è colpevole. Punto e basta.


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