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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
23
2010

Regione: trasferimenti a Enti locali virtuosi


La legge sul federalismo (42/09) ha previsto l’elencazione dei costi standard e degli standard di efficienza, da determinare mediante appositi decreti legislativi in fase di preparazione. È ancora poco noto cosa significhino costi standard e standard di efficienza, anche se per i professionisti dell’organizzazione si tratta di pane quotidiano. Il fatto è che i professionisti dell’organizzazione, nel settore pubblico, sono pochi e i servizi vengono affidati a chi ha un concetto burocratico e inefficiente della loro funzionalità.
Costo standard significa che lo stesso servizio pubblico, da qualunque ente prodotto, ha bisogno della stessa spesa e non di più. Cosicché i servizi dei Comuni di Genova o di Palermo, di Venezia o di Catania, di Enna o di Verbania, di Corvara o di Pachino, devono avere lo stesso costo e quindi i bilanci di quegli enti locali, a parità di servizi, hanno bisogno di pari finanziamenti, cioè di trasferimenti dalle Regioni.

Standard di efficienza significa, a sua volta, che la produzione di ogni servizio deve essere improntata alla migliore combinazione di tutti gli elementi necessari al servizio: figure professionali, strumenti, logistica, risorse finanziarie. La cattiva combinazione di questi elementi fa uscire i servizi fuori dallo standard di efficienza, cosa che dovrebbe comportare responsabilità professionali e patrimoniali del dirigente preposto al servizio.
Tali responsabilità sono ben definite con l’ultimo decreto legislativo (150/09) col quale al dirigente pubblico viene data una nuova denominazione di Datore di lavoro pubblico (art. 34). Con questa definizione, la legge ha voluto assimilare la figura del dirigente a quella del Datore di lavoro privato. Il citato D.lgs. ha inserito anche l’obbligo di trasparenza con la pubblicazione sul sito di ogni ente di curricula completi e compensi di ogni genere per i dirigenti, nonché la pubblicazione degli obiettivi e dei risultati conseguiti.
 
Quando i decreti legislativi relativi a costi standard e standard di efficienza saranno pubblicati, diverrà imperativo, per ogni branca amministrativa di Stato, Regioni ed Enti locali, adeguare le proprie spese, servizio per servizio, ai parametri elencati. Per esempio, verranno commisurate le spese per il personale del Comune di Catania, che ha 3.800 dipendenti, con quelle del Comune di Bari, che ne ha 2.000. Risulterà evidente che a Catania vi sono 1.800 unità in più.
Tenuto conto che ogni dipendente pubblico costa in media 70 mila euro, 1.800 dipendenti fanno esorbitare la spesa di ben 126 milioni, che costituisce uno spreco. Ma se l’amministrazione etnea volesse sprecare queste somme, che non ha, per fare assistenza o ammortizzatori sociali (così va considerato l’eccesso di personale) potrebbe anche farlo, ma la Regione non coprirebbe tale spreco con i trasferimenti finanziari.

I 390 Comuni siciliani e le 9 Province regionali saranno obbligati a rivedere le piante organiche, cosa che dovranno fare in immediata successione alla redazione del loro Piano industriale, o meglio Piano organizzativo per la produzione dei servizi, in modo da adeguarsi ai costi standard e agli standard di efficienza. Solo l’adeguamento a tali parametri potrà fare acquisire a ogni ente il carattere di virtuoso, facendogli abbandonare quello di vizioso.
La Regione saprà dunque quanto trasferire a ogni ente locale in base alla dose di virtù posseduta, sanzionando la parte di vizio che ancora qualche sindaco o presidente di Provincia volesse perpetuare.
L’autonomia del nostro Statuto costituzionale deve essere la nostra forza e non la nostra debolezza. La forza derivante dalla capacità di dimostrare che siamo bravi nell’amministrare la Cosa pubblica, che innoviamo il sistema economico, che selezioniamo i migliori talenti da utilizzare in tutte le organizzazioni, che siamo insomma capaci di fare più e meglio di ognuna delle altre 19 regioni italiane.
L’orgoglio dei siciliani deve essere quello di farci apprezzare per quello che sappiamo fare e per quello che facciamo, senza ampollosità, pomposità e inutili parole, di cui tutti i siciliani hanno piene le tasche.


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