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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
19
2010

Il BdS sbaracca anche la Regione dovrebbe


L’amministratore delegato di Unicredit, la banca multinazionale che ha assorbito anche il glorioso Banco di Sicilia, ha comunicato che dal prossimo 1° novembre cesseranno le funzioni sia il consiglio di amministrazione, in atto presieduto da Ivan Lo Bello, sia la direzione generale. Si tratta di due strutture costose, che sarebbero state utili se avessero goduto di autonomia, ma inutili nella logica di un gruppo internazionale che può gestire specificità, ma solo nell’ambito di una visione sovranazionale.
Al posto di queste due strutture ci sarà una direzione regionale, analoga a quella di altre banche nazionali, che risponderà all’istituto di piazza Cordusio dell’andamento degli affari in Sicilia.
In questa semplificazione è da augurarsi che il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, si attivi subito per scambiare una parte delle azioni di Unicredit, possedute dalla Regione, con il pacchetto di azioni di controllo dell’Irfis, in modo da acquisire l’istituto e trasformarlo, come più volte sollecitato da questo foglio, insieme a Crias e Ircac, in un istituto di credito regionale.

In Sicilia, è indispensabile che esista una banca capace di fare interventi nel capitale di rischio delle piccole e medie imprese (il 96 per cento del tessuto economico), nell’ordine di uno o due milioni di euro, con l’apporto di risorse professionali da fornire in ogni azienda, in modo da aiutare gli imprenditori a stendere e ben gestire i relativi business plan in aderenza al mercato.
La questione di fondo è proprio questa: le imprese siciliane devono essere capaci di stare sul mercato, offrendo prodotti e servizi competitivi non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Perché ciò accada, è necessario che gli imprenditori abbiano una qualificata preparazione (l’intuito è indispensabile ma non basta) e che possano contare su un insieme di regole istituzionali cristalline, osservate e fatte osservare da tutti, le quali consentano di basarsi sull’equità e sulla trasparenza, valori che produrrebbero la competitività. Senza questi due valori, il sistema istituzionale-economico si imballa e non funziona.
 
Il modello Unicredit-BdS dovrebbe essere preso seriamente in esame dalla Regione per sbaraccare sovrastrutture e incrostazioni che non consentono la snellezza e la velocità di esecuzione delle linee politiche stabilite dal governo.
Fra qualche giorno pubblicheremo una pagina promemoria per il Governo regionale (esecutivo) e un promemoria per l’Assemblea regionale (per favore, non chiamamola parlamento, parola che non esiste nello Statuto), su questioni legislative e ispettive.
Il disegno dei 12 assessorati più la Presidenza sembra funzionale. Deve essere reso effettivamente efficace, facendo redigere ai 26 dirigenti generali i 28 Piani industriali (uno per ogni Dipartimento, tenuto conto che due sono in gestione ad interim). I professionisti dell’organizzazione sanno quali sono gli elementi dei Piani industriali che qui non elenchiamo. Senza di essi il Governo non ha la possibilità di controllare che i Dg raggiungano gli obiettivi, perché mancano i tempi, i modi e le risorse umane ed economiche descritti.

Dopo aver sbaraccato tante infrastrutture inutili, il Governo regionale deve inserire i valori di merito e responsabilità, più volte richiamati da queste colonne. Senza di essi è perfettamente inutile pensare che la Pubblica amministrazione regionale e, a caduta, quelle degli Enti locali, vengano riformate e rese funzionali, in modo da raggiungere le mete indicate, indispensabili per rimettere in moto l’economia.
Il Governo Lombardo si preoccupa di tacitare i precari, i dipendenti della Fiat, i forestali, gli inutili formatori e tanta altra gente che vive in modo parassitario sui soldi dei contribuenti.
Un grande piano dell’industria blu, dell’industria verde, delle infrastrutture e delle attività produttive nelle quali investire alcuni miliardi di euro, risparmiati dal parassitismo, metterebbe in moto tanta di quell’occupazione produttiva di ricchezza che assorbirebbe totalmente precariato e disoccupazione esistente. A una condizione: che si dica alla gente che deve riqualificarsi, mettersi a lavorare sul serio, perché facente parte della comunità siciliana che ha bisogno di tutti.


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